Il ritorno del terremoto e delle paure e le complementari risposte

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

Dalla notte del 24 agosto il terremoto è purtroppo diventato un elemento non più eccezionale delle nostre giornate. Le due scosse della sera di mercoledì e soprattutto quella di domenica mattina, hanno fatto riaffiorare percezioni chiuse nel cassetto della memoria da quasi quarant’anni. La tristemente famosa domenica sera del 23 novembre 1980, alle fatidiche 19.35, stavo vedendo sdraiato sul divano di casa a Paduli la replica di un tempo della partita di serie A (all’epoca questa era l’offerta), Juventus-Inter. A un tratto udii un rumore, sempre più forte, che mi fece pensare che stessero percuotendo con un bastone la ringhiera del balcone di casa. Quando vidi gli elementi di un grande armadio separarsi l’uno dall’altro e “venirmi incontro”, gridai a mia madre: “L’armadio si muove!”. “È il terremoto”, mi rispose.

Alle 7.41 di domenica scorsa la “voce del terremoto” ha richiamato tutte le mie paure. Mentre mia moglie si accingeva ad andare al lavoro, stavo vedendo la cruentissima scena madre del film “L’assassinio di Trotsky”, caratterizzata dalle urla della vittima (interpretato da Richard Burton) e del sicario (Ramon Mercader interpretato da Alain Delon), che gli aveva appena conficcato una piccozza nel cranio. Forse anche per questo non ho immediatamente collegato al terremoto quel rumore simile al trascinamento di mobili, sempre più forte e più vicino, che mi ha indotto ad aprire la porta poiché mi sembrava provenire dal pianerottolo. Abbiamo atteso per un tempo che ci è parso infinito la fine della scossa, durante la quale non è stato facile ostentare una tranquillità che scemava a ogni secondo.

La complementarità che caratterizza il rapporto con mia moglie include le rispettive paure. Lei si spaventa per eventi naturali che la superano, ad esempio quei fortissimi temporali che si rovesciano su Roma sempre più spesso (per fortuna i terremoti non sono altrettanto frequenti...) oppure per scenari di guerra, apocalissi che intravede a ogni esternazione delirante di Kim Jong-un o alla notizia di tensioni tra le superpotenze.

Al contrario, io vivo con relativo distacco tutte quelle vicende che non dipendono da mie scelte, in particolare se la “controparte” è la Natura, in ogni suo aspetto. Ad esempio, quando anni fa mi fu diagnosticata una brutta malattia che avrebbe comportato un intervento chirurgico demolitivo, fu proprio la mia impaurita serenità a consentirmi la lucidità di dimostrare l’errore nella diagnosi! Analogamente, ho affrontato con grande sangue freddo, uscendone per questo molto bene, gravi vicende lavorative, sulle quali sorvolo perché la “controparte” non è meno pericolosa della Natura ed è sicuramente più subdola…
Viceversa, mi destabilizzano i problemi della quotidianità, come trovare il canone RAI addebitato in due case (di una non sono neppure proprietario) o un qualsiasi inconveniente domestico, tipo la rottura della cinghia di una tapparella. In questi casi per ritrovare un’istantanea tranquillità è sufficiente comunicare il problema a mia moglie, in una sorta di passaggio di consegne psicologico.

Una sintesi plastica di questo diverso modo di vivere le paure si è avuta durante le due scosse di mercoledì scorso. Mi sono limitato a comunicarle la prima di cui non si era accorta, percepita per lo spostamento del divano su cui ero seduto. La seconda, molto più forte e lunga, si è verificata durante la partita Napoli-Empoli. Mia moglie istintivamente è scattata in piedi. Il sottoscritto, invece, non è riuscito a staccare gli occhi dallo schermo, neppure quando si è accorto che in realtà la scossa non accennava a terminare, a dispetto degli “ora finisce”, ripetuti un po’ per tranquillizzarla, un po’ perché il Napoli stava per battere un calcio d’angolo… “Ma possibile che con un terremoto in atto ti preoccupi solo del Napoli?”, mi ha gridato. “Potrebbe distogliermi solo un bombardamento atomico, ma la bomba mi deve cadere proprio in testa”, le ho risposto (citazione dal “Mistero di Bellavista”), anche perché la scossa era terminata e il calcio d’angolo non aveva avuto alcun esito…

Sto evidentemente provando a sdrammatizzare anche per richiudere in quel cassetto le paure slatentizzate, forse per lo stesso motivo che mi ha fatto postare su Facebook il momento delle scosse, cosa che in altri momenti avrei censurato!

Ma questo interminabile terremoto ha intaccato tanti miei punti di riferimento, anche culturali. I territori colpiti sono stati meta di molti indimenticabili fine settimana, pieni di Bellezza (naturale e artistica) e buona tavola (raccontai una visita a Norcia sul Vaglio.it).

I miei amici sanno che non ho in grande simpatia Matteo Renzi. Ma ho molto apprezzato i termini della sua promessa (spero con esito diverso da molte delle precedenti) fatta in conferenza: “ricostruiremo case, negozi e chiese”, sottolineandone il loro valore identitario. Sottoscrivo. Se mai esista una “civiltà italiana” essa risiede proprio in quelle regioni del Centro, specie in quegli scrigni inestimabili che sono le chiese (i musei di mezzo mondo traboccano dei loro tesori). Ho sempre detto che di fronte a tale Patrimonio negare le radici cristiane della nostra Civiltà, mi pare più da analfabeti che da laici! Il crollo a Norcia della basilica di San Benedetto (che non a caso è il “Patrono d’Europa”) è diventato l’immagine simbolo della tragedia. Mi auguro di riuscire a vederne il restauro e celebrarlo anche a tavola con quel sublime piatto di pappardelle al sugo di cinghiale e funghi porcini che ci ha deliziato l’ultima volta. A presto!