Il Comune di Ponte e i migranti: una scelta di buon senso che riporta nei giusti canali istituzionali un tema delicato

- La libertà basta volerla di teresa simeone

Ieri ho scritto un articolo che voleva esprimere una voce diversa da quella che in questi giorni si stava sentendo, un pezzo difficile nel quale volutamente ho omesso il deliberato del Consiglio comunale di sabato 29 ottobre cui avevo partecipato, manifestandovi, tra l’altro, le mie posizioni in maniera chiara e ferma. L’ho omesso perché il registro era diverso, diverso il livello della comunicazione e perché era prioritario affermare la posizione netta di una parte che non si era riconosciuta nei toni aspri del dibattito e nella lettera che indiscriminatamente parlava di commercianti e residenti.

Oggi è il giorno, invece, in cui è necessario e giusto riportare le scelte istituzionali che, alla fine, sono state assunte dalla cittadinanza pontese attraverso i suoi rappresentanti.

Il problema dell’accoglienza, perché di un problema si tratta, è superfluo ripetere, ci interessa tutti: nessuno può chiamarsi fuori. È un fenomeno che ci riguarda come esseri umani e come cittadini e che impegna il nostro futuro, quello dei nostri figli e, forse, anche quello dei nostri nipoti. Chiama in causa la paura di ciò che non si conosce e che, proprio per questo, coinvolge la personale capacità di cambiamento, la messa in discussione dei tradizionali modelli comportamentali, il dubbio che una decisione sbagliata potrebbe aprire delle possibilità che mettano a rischio la tranquillità di intere famiglie. Chiama in causa la necessità di trovare soluzioni a qualcosa che non dipende soltanto da se stessi e che non è dato risolvere nell’immediatezza. Chiama in causa, soprattutto, spostamenti enormi di persone che devono non soltanto essere assistite, ma aiutate ad integrarsi, perché di questo si tratta: di integrazione in un tessuto sociale mobile, non più staticamente fissato secondo parametri dettati da confini territoriali invalicabili e totemicamente intoccabili.

Il fenomeno migratorio, come emerge, è qualcosa con cui dovremo convivere: a molti non piace, ma non è dato agire diversamente. Dobbiamo integrarci e farlo senza rinunciare a ciò che siamo, soprattutto senza cedere ai populismi che alimentano paure e creano uno stato di terrore psicologico.

Di fronte, dunque, a tale fenomeno cosa possiamo fare come cittadinanza?

Attualmente, ed è ciò che si è anche discusso in consiglio comunale, ci sono due possibilità: o accettare decisioni dall’alto contro le quali non si può nulla perché in capo al Prefetto o provare a governare la situazione, proponendosi come soggetto attivo nella gestione delle “quote” di migranti da accogliere.

È delle ultime settimane una circolare del ministro Alfano, "Regole per l'avvio di una ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e dei rifugiati sul territorio nazionale attraverso lo Sprar" che tende a recepire quanto l’ANCI ( Associazione Nazionale Comuni Italiani) chiede da tempo e cioè che i Comuni possano gestire e non subire il fenomeno dell’immigrazione. Nel momento in cui, cioè, il Comune aderisce allo SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), otterrà, ove fosse già individuato, la riduzione del CAS (Centro di Assistenza Straordinaria), che prevede l’intervento d’imperio del Prefetto e il ricorso a enti privati assegnatari.

Le novità di quest’ accordo prevedono l’assegnazione di una quota di persone che non sono migranti generici ma richiedenti asilo e rifugiati che, cioè, hanno già fatto la trafila dei centri di accoglienza e sono in qualche modo “introdotti” nella nuova realtà. Il richiedente asilo è una persona che, avendo subito persecuzioni o temendo, sulla base di fondati motivi, di subire una persecuzione individuale a causa della razza, della religione, della nazionalità, dell’appartenenza a un certo gruppo sociale o delle opinioni politiche, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale ed è in attesa di decisione da parte delle autorità competenti. I rifugiati sono coloro che già hanno ottenuto il riconoscimento di tale status in seguito all’accoglimento della loro domanda.

Sempre secondo questo accordo, nel caso in cui il Comune chiedesse l’adesione volontaria allo SPRAR, che prevede una quota di 2,5 per mille abitanti per i piccoli comuni e di 1,5 per mille se grosse città, avrebbe una serie di incentivi: lo sblocco del turnover amministrativo, cioè la possibilità di assumere un nuovo dipendente al servizio di tutta la cittadinanza “in uno dei settori più esposti in materia, ovvero servizi sociali, anagrafe o Polizia municipale”; 500 euro all’anno per ogni accolto che andrebbe a costituire un tesoretto al fine di premiare i Comuni virtuosi; una quota giornaliera di 0,50 euro per accolto che andrà nelle casse comunali. Quest’ultima somma sarà detratta dal pocket money giornaliero che, dalla quota di 30 euro al giorno per ospite che l’ente gestore ottiene, spetta al richiedente asilo per le piccole spese e che ammonta a 2,5 euro, che diverrebbero, per effetto della detrazione, 2 euro.

Nella seduta del 29 ottobre 2016 l’amministrazione di Ponte, all’unanimità, dopo aver sollecitato e ascoltato con attenzione gli interventi dei cittadini presenti all’incontro che, in modo ordinato e democratico, hanno espresso la propria opinione, ha deliberato per questa possibilità: una scelta di equilibrio e di buon senso che riporta nei giusti canali istituzionali un tema delicato e potenzialmente divisivo.

Il link all’articolo da cui ho tratto le informazioni e da cui é possibile scaricare la nota del ministro Alfano : http://www.vita.it/it/article/2016/10/18/incentivi-e-quote-comunali-ecco-come-cambia-laccoglienza-migranti/141248/