Suicidi e informazione: un'altra brutta pagina nuovamente scritta dall'informazione locale

- Cronaca IlVaglio.it

Quand’anche fosse nata, siamo certi che oggi - e ieri e poi domani - la pietà è morta. Sacrificata, in questa nostra volta, sull’altare del giornalismo. Dello Stato che si fa persona attraverso funzionari con fotografo e/o cameraman incorporato al seguito. Attraverso il racconto degli strazi e l’assunto (in)credibile delle cause possibili.

Attraverso il “ventaglio delle ipotesi”. Attraverso il commento insapore, e l’acqua fresca del malessere: patito, lambito, subodorato. Attraverso le statistiche e la generalizzazione dell’univocità. Attraverso la lettura della scena del “crimine”, commesso da chi scrive per farsi leggere e cliccare – sempre un po’ in più, sempre una lotta a fare i (più) bravi (cfr. Manzoni, però).

Attraverso la conoscenza e il raccapriccio del particolare. Attraverso la più insana delle curiosità da stuzzicare, con consumata abilità e archiviata (mai posseduta?) com-passione.
Ne abbiamo già scritto sul Vaglio.it: invano.

L’atto più estremo e personale e indecifrabile, l’atto del togliersi la vita, nel mondo 0.0 dell’informazione sannita (zero punto zero: è il voto meritato dall'informazione) assurge al rango di “social”. Diventa, né più né meno, un post-racconto (che viene dopo, cioè), appunto socializzato nell’equivoco del dovere della cronaca, quella quotidiana, quella spicciola, quella della notizia disputata in giorni di stanca.

Una modalità consolidata di azzannare debolezze proprio per continuare a coltivare, indisturbati, la propria docilità verso i più forti e potenti. Usi, gli scriventi, a scarnificare l’osso, mai ad occuparsi della polpa.

Manca l’ultima frontiera, quella della certezza e conseguente credibilità. Che s’otterrà solo con uno scoop estremo, anch’esso: arriveremo al punto di intervistare chi muore, perché si possa sottoporre al giudizio del lettore quanto collimino le spiegazioni fornite a mezzo stampa e le sensazioni provate dai protagonisti delle cronache. Loro malgrado.