Le pseudoscienze, i vaccini, il M5S e la politica che mette a rischio la salute: irresponsabile, infondata e socialmente pericolosa

- La libertà basta volerla di Teresa Simeone

C’era una volta un simpatico nonnino, vestito di rosso, che andava per il mondo a portare, con la sua slitta trainata da renne, doni a grandi e piccini; poi arrivò la cattiva Ragione e tutti, grandi e piccini, diventarono tristi e incominciarono a pensare a quanto era bello sognare e immaginare quel signore che rendeva felici tutti. In verità, non proprio tutti. Condizione imprescindibile per ricevere il regalo era, infatti, avere scritto la letterina a Babbo Natale. Certo, non tutti si rivolgevano a lui: c’era chi pensava che ci fosse la Befana a riparare a ciò che aveva fatto male il suo collega e chi invece, e per tutto l’anno, era sicuro che ci fosse uno splendido e invisibile Unicorno rosa che dispensasse serenità e gioia intorno a sé. Altra condizione, senza la quale non si poteva ricevere il dono, era che si allontanassero gli scettici, soprattutto quei pedanti che si ostinavano sempre a riflettere, a ragionare e a chiedere: ma quali sono le prove che Babbo Natale, la Befana e l’Unicorno rosa esistano davvero? Va bene essere dialoganti, ma metterne in dubbio l’esistenza no, proprio no!

Oggi sarebbe assurdo, lo sappiamo, credere a streghe, fate e gnomi e nessuno confesserebbe mai una simile forma di immaturità, ma se streghe, fate e gnomi sono diventati anacronistici non è finita la credulità, popolare e no, come testimoniano le bufale che girano sul web e che, a forza di essere ripetute, finiscono per sembrare vere. D’altronde è a Goebbels, al ministro della propaganda nazista, a uno dei maggiori intenditori di tale vulnerabilità psicologica, che è attribuita la frase: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità!

Ciarlatani, maghi e fattucchiere, facilmente smascherabili, sono stati sostituiti, come gli oggetti transizionali, testimoni di una condizione di orfano sempre presente nell’animo umano, da altre tipologie di credenze, che hanno preso il posto di quelle dichiaratamente false: cerchi nel grano, scie chimiche, aure, teorie di complotti, vaccini che indurrebbero l’autismo. Tutte espressioni di quelle che ormai sono definite pseudoscienze e su cui, ad esempio, vigila, con pervicace e irrinunciabile azione, il CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze che, quotidianamente e pazientemente, cerca di denunciare le assurdità che girano sui social e nel circuito mediatico e che fanno cadere in trappola anche persone solitamente ragionevoli.

Che cos’è di preciso una pseudoscienza? Nel dizionario Treccani è definita così qualsiasi teoria, dottrina, corrente di pensiero che pretende di essere riconosciuta come scienza, pur essendo priva di fondamenti scientifici. Ma cos’è scienza? Solo ciò che può essere verificato? Non solo e non esattamente. Secondo Karl Popper, come è noto, il discrimine tra scienza e non scienza è tracciato dal criterio della falsificabilità che pone fuori dall’ambito della scienza ciò che non può essere provato come falso. Dire che un dio ha creato l’universo non è falso o vero: semplicemente sfugge alla sua inverificabilità per cui il giudizio scientifico, non quello morale o religioso, si badi bene, deve essere sospeso.

La scienza non pretende di risolvere le grandi questioni esistenziali: alle domande sul senso della vita non potrà mai dare risposte, né potrà mai garantire la felicità, anzi il suo uso negativo spesso l’ha allontanata, quando non ne è stato preservato il compito di rispettare la dignità umana. E tuttavia nel campo della medicina, nel campo del diritto, nel campo della pedagogia, in agricoltura, in quello dello sviluppo sostenibile e in mille altri settori nessuno può negarne i progressi: se soltanto penso che nel passato le operazioni chirurgiche venivano effettuate senza anestesia, benedirò sempre il primo essere umano che, invece di disquisire sulle aberrazioni della ragione, ha iniziato a studiare il corpo umano.

La scienza, ce lo ricorda Galilei, va distinta dalla fede. Tuttavia quando la ricerca scientifica fa delle scoperte che contrastano ad esempio con la religione, coloro che si sentono interessati, nel respingere le conclusioni, ne rigettano anche la metodologia finendo per rintanarsi nel recinto delle pseudoscienze. Pseudoscienze sono, ad esempio, l'astrologia, il creazionismo, la lottologia.

La scienza compie continuamente errori ma, quando li registra, si corregge autonomamente e modifica tutta quella parte che si basava su di essa. Le pseudo-scienze, invece, hanno la caratteristica “di rimanere valide e di non cambiare anche se si dimostra sperimentalmente che le basi stesse su cui si fondano sono errate”.

Ora, in tutta franchezza, ognuno è libero di credere alla liquefazione del sangue di S. Gennaro, alle statue indù del dio Ganesh che bevono latte, alle Madonne che piangono, all’a-sofferenza dei fachiri, ai prodigi di Sai Baba, ai filtri d’amore e alle ianare come all’Unicorno rosa e a una teiera che, come provoca Bertrand Russell, potrebbe ruotare nello spazio, purché non pretenda di renderle verità. Soprattutto non influenzi l’opinione pubblica, montando casi di gravissimo impatto sanitario come l’uso dei vaccini.

Quando dalla sfera privata si passa a quella pubblica e si fanno affermazioni che possono avere conseguenze su comportamenti collettivi, è un dovere civico, non solo un diritto, insorgere contro il furore antiscientifico di affermazioni che mettono a rischio la salute di un’intera popolazione. Dalle ipotesi complottistiche mai spiegate e dimostrate, ma che è facile insinuare, come un malefico bug, tra le maglie di un tessuto popolare spesso distratto, alle scie aeree che inonderebbero i nostri campi di chissà quali sozzure chimiche, fino ai vaccini che produrrebbero danni irreversibili a chi vi si sottoponesse, c’è un archivio infinito a disposizione cui accedere per diffondere o soltanto sollevare sospetti che riguardano i gangli sensibili di una comunità.

In tal senso il voto contrario del M5S all’obbligo di vaccinazione per chi frequenta gli asili nido deliberato dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, al di là della solita, successiva motivazione poi addotta e relativa al metodo usato, com’è stato rettificato, rappresenta un episodio grave e rimanda al pensiero del leader, Beppe Grillo, che da sempre ha un rapporto conflittuale con i vaccini, nonché a quello di molti esponenti del movimento, che ritornano spesso su tale argomento, dimostrando la sedimentazione di posizioni ormai incardinate nella base del movimento sull’inopportunità delle vaccinazioni.

Cavalcare la rabbia della gente è possibile e legittimo in politica, e le forze di opposizione lo fanno, infatti, quotidianamente; indirizzarla verso pratiche che ne mettano a rischio la salute, però, e, nello stesso tempo, motivarla come una battaglia per la libertà è irresponsabile, scientificamente infondato e socialmente pericoloso.