Mensa - E, come se intanto niente di agghiacciante fosse stato denunciato da Finanza e Procura, l'ex dirigente torna a parlare per dire "avevamo visto giusto"

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fausto pepe e Giuseppe Moschella
fausto pepe e Giuseppe Moschella

La risacca di un provvedimento giudiziario consegna alla spiaggia cittadina qualche resto del vascello amministrativo inabissatosi nello scorso mese di giugno nell'urna beneventana. Accade così che, quanto all'annullamento della gara dello scorso anno (la presunta "madre" a garanzia di una rinascita definitiva) con in palio l'appalto quinquennale del servizio di ristorazione scolastica del Comune di Benevento, ecco che "avevamo visto giusto", ricorda il 30 novembre a Gazzetta di Benevento l'ex dirigente ai servizi sociali Giuseppe Moschella. E per rafforzare il concetto ricorda ancora: "La nostra procedura era corretta".

Mettiamola così: fa proprio bene all'Ente locale, e alle tasche dei cittadini soprattutto, la decisione del Tar Campania di considerare fondato il passo indietro di novembre 2015. Il Comune avrebbe dovuto sobbarcarsi, con gli attuali chiari di luna che parlano di un servizio quasi ai minimi termini (rispetto alle aspettative contrattuali, è ovvio), pure l'onere di un esborso che - chissà -, forte... del risparmio sul costo dei (pochi) pasti e sul (ridotto) personale da assorbire paradossalmente avrebbe potuto davvero permettere l'allestimento del centro di cottura da destinare al Comune, come prevedeva il capitolato d'appalto di agosto 2015.

Ma mettiamola anche così:
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Nessun errore di stampa, ma solo una (rudimentale) versione grafica del silenzio. Quello stesso che avrebbe dovuto costituire la stella polare dell'ex dirigente comunale.

Colui, cioè, che - limitiamoci a minimi esempi - ebbe modo:

1 - di scrivere (il 24 febbraio 2015): "Al fine di tranquillizzare i genitori degli alunni delle scuole dell’infanzia ed elementari che usufruiscono della Mensa Scolastica... comunico che dagli accertamenti effettuati dagli organi preposti: Polizia Municipale, ASL, Nas Carabinieri e Arpac, non sono emerse anomalie di sorta sulla genuinità, qualità e quantità dei pasti somministrati".

Certezza che possiamo porre a confronto (8 novembre 2016) con altra valutazione, del Nucleo di polizia Tributaria: "Abbiamo acclarato la sistematica violazione del capitolato di appalto, il mancato uso dell'abbattitore di temperatura per limitare la carica batterica dei cibi, pezzi di mozzarella addentati a pranzo e nuovamente serviti a cena, residui di cibo e grassi riutilizzati per l'alimentazione tramite sondino per chi non era in condizione di mangiare autonomamente".

2 - o di dichiarare, al Mattino, il 7 maggio 2015: "Sono convinto che anche questa volta, com’è accaduto finora, non emergerà nulla di anomalo". Certezza dell'ex dirigente che possiamo porre a confronto sempre (8 novembre 2016) con altra valutazione, del procuratore Conzo: "Bambini, anziani e malati psichici, purtroppo, sono stati costretti a mangiare il peggio del cibo che si possa augurare... nemmeno gli animali mangiano questo tipo di cibo".

Senza dimenticare, ovviamente, il rosario sgranato in corso d'opera: l'inizio delle soluzioni tampone con le assegnazioni trimestrali del servizio; un bando di gara (agosto 2015) che mai, nella tempistica, avrebbe potuto rispettare il termine dell'avvio dell'anno scolastico corredato appunto dal servizio mensa; l'aggiudicazione dapprima della stessa gara; l'annuncio della partenza del servizio mensa: un mitico 23 novembre 2015, trentacinquesimo anniversario di un terremoto e debutto di altro anniversario...; l'annullamento, infine, della gara del servizio mensa perché "la nostra procedura era corretta".

Quel che forse non è stato proprio corretto - verso ovviamente i bambini e i genitori - è stato il risultato finale: l'affossamento di un servizio pubblico, condito dell'esercizio di equilibrismi verbali e pratici (come appunto gli appalti "a tempo") mai corredati da una qualche assunzione di responsabilità.