"Una giornata particolare", a metà. Non convince del tutto la trasposizione teatrale della sceneggiatura di Scola e Maccari

- Cultura Spettacolo di Lorenzo Preziosa

“Una giornata particolare”, tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film di Ettore Scola, è stato, venerdì 2 dicembre, il terzo appuntamento del cartellone “Palcoscenico Duemila”. Protagonisti Giulio Scarpati e Valeria Solarino, adattamento di Gigliola Fantoni, regia di Nora Venturini.

Dopo la proiezione di alcuni fotogrammi di cinegiornali dell’epoca, l’azione si apre di primo mattino del 6 maggio 1938, giorno della grande parata per la visita di Adolf Hitler a Roma. In un caseggiato popolare vive Antonietta, madre di sei figli e moglie sottomessa di un usciere del Ministero dell’Africa Orientale. La loro famiglia è il prototipo di quella designata dal regime ad accrescere il numero e quindi la potenza della Nazione. Alla parata parteciperanno marito e figli, ma non Antonia che, dopo avere aiutato tutti a prepararsi, viene lasciata sola alle sue incombenze domestiche. Antonia è una donna semplice, di origine siciliana, tutta pervasa dal mito del Duce e capace di vivere come vere e proprie certezze i dettami della propaganda del Partito. Di fronte ad Antonietta vive Gabriele, un annunciatore dell’EIAR, la radio di Stato, sospeso dal servizio perché omosessuale ed in attesa di essere confinato in Sardegna. Proprio sulla finestra di Gabriele va a posarsi Rosmunda, l’uccellino che tiene in casa Antonietta e che ella ha inavvertitamente fatto fuggire dalla gabbietta. La donna bussa alla porta di Gabriele, mai incontrato prima di allora, e tra i due si innesca subito una strana chimica.

La cultura e l’eleganza dell’uomo affascinano Antonietta, ma al tempo stesso la disturba il suo non conformarsi alle direttive fasciste: Gabriele, ad esempio, le dà del lei, in luogo di quel voi che è prescritto dal regime. Ed Antonietta proprio non sopporta i disfattisti. Recuperato l’uccellino, fa, dunque, ritorno a casa sua. Ma dopo un po’ bussano al campanello: è ancora Gabriele che viene a regalarle un libro, “I tre moschettieri”, di cui i due avevano parlato nell’appartamento dell’annunciatore. Gabriele ha bisogno di parlare, di sfogare quell’angoscia che gli proviene dalla sua condizione di reietto e prossimo confinato. Antonietta è confusa, ma non riesce a fare a meno di offrire all’ospite un caffè. Mentre i due parlano arriva la portiera del palazzo che mette in guardia Antonietta dall’accompagnarsi ad un simile soggetto. Antonietta la ringrazia e cerca di mandar via Gabriele: ma l’uomo insiste a seguirla persino sul terrazzo condominiale, dove la donna lo bacia. A questo punto Gabriele le urla sul viso la propria omosessualità. La donna rimane scioccata, ma dopo un po’ è lei stessa a ritornare da Gabriele ed a rivelagli il perché: per la prima volta, dopo tanto tempo, ha trovato in lui del rispetto. Dopo aver mangiato insieme, i due fanno l’amore, mentre sulla scena cala una bandiera con la svastica nazista. La parata nel frattempo è conclusa ed Antonietta deve fare ritorno a casa e riprendere il suo ruolo di moglie succube, mentre da Gabriele arriva il funzionario incaricato di portarlo ad imbarcarsi per il confino.

L’operazione di portare in teatro la sceneggiatura di Scola e Maccari riesce solo a metà. Per tutta la durata della pièces il confronto con l’originale è impietoso: lo spettacolo ha parecchie lentezze e Scarpati non riesce a trovare una cifra espressiva sua propria, tale da scacciare l’ombra del Mastroianni cinematografico. Anzi, in taluni punti, il suo Gabriele pare proprio non riuscire a reggere la scena. Meglio in questo senso la Solarino, pur chiamata a confrontarsi con la Loren. Molto belle, invece, la scenografie e le luci e di buon apporto il resto della compagnia. Il pubblico gradisce, applaude anche a scena aperta e, in modo scrosciante, nel finale.

“Palcoscenico Duemila” prosegue il 16 dicembre con Nancy Brilli in “Bisbetica”, tratto dalla “Bisbetica domata” di Shakespeare