A proposito dell'ultimo disco dei Pink Floyd: per non parlarne male, non ne parlo

- La Metro eccetera di Gian Michele Pedicini
La copertina di The endless river
La copertina di The endless river

Il 7 Novembre è uscito The Endless River, il nuovo album dei Pink Floyd. Non sarò certo l'unico a pensare che non si tratti di un grande disco. Cresciuto insieme ad altri con la loro musica, tuttavia, cercherò di non parlarne male. Piuttosto, non ne parlerò affatto.

Nel mio periodo di grande devozione ai Pink Floyd, ero tra quelli che affermavano perentoriamente che dopo il 1983, anno di uscita di The Final Cut (un disco di Roger Waters performed by Pink Floyd) la band fosse finita, in accordo con Waters, che per questa ragione era uscito dal gruppo.

A quelli che mi propinavano i tastieroni o gli assoloni di The Division Bell, che vengono ripresentati in The Endless River, rispondevo con stizza. Tutt'al più, li ascoltavo segretamente.

Oggi che la mia visione è meno ideologica, ho rivalutato The Division Bell (meno A Momentary Lapse of Reason). Tuttavia, ancora oggi, quando mi capita di ascoltare Hey You alla radio, attendo la terza strofa con furore, e quando Roger inizia a cantare, so che sono ed ero dalla parte giusta...

I miei detrattori dell'epoca, potremmo definirli i Gilmouriani, avevano però una valida argomentazione da usare contro di me: “Perché, allora, i dischi di Waters da solista non li ascolti mai?”. La tentazione di rispondere con un netto, eroico e puerile “affari miei” era forte, ma spesso toccava argomentare.

Al culto della band inglese ero stato iniziato da mia sorella, e dai suoi amici, a loro volta piuttosto devoti. Anche tra i miei amici il fluido rosa non aveva tardato a diffondersi, tra capelli lunghi, Fender, eccetera. Ci furono tappe piuttosto importanti, come quando con L. vedemmo in VHS il film The Wall a casa mia, o quando S. suonò al piano Summer '68.

Come è chiaro che sia, non c'erano solo i quattro del lato oscuro della luna. Altre giustissime devozioni nacquero per i Led Zeppelin, un po' meno per i Deep Purple. Non si trattava certo di gruppi a noi contemporanei. Una querelle lanciata da G. e N. su se fosse da considerarsi più bella Shine on your crazy diamond o Stairway to heaven, avrebbe potuto prolungarsi per ore e ore.

Prima di loro, c'erano stati i Nirvana. Grazie ai Nirvana, qualcuno di noi aveva iniziato a suonare, con fare da rebel without a cause acneico e sana rabbia adolescenziale. Si tratta anche qui di grande passione: la mia amica C. fu soprannominata addirittura “Il quarto Nirvana” per la sua estesa conoscenza del gruppo.

A questo punto sarà necessario spendere due parole sull'album che stiamo non recensendo. O, in alternativa, ci si può sicuramente affidare a quello che ha scritto Giovanni Ansaldo su Internazionale. La serie di autocitazioni presenti nell'album è tanto innegabile quanto stucchevole. Vi si riconoscono Us and Them, Shine on your crazy diamond, vari passaggi di The Wall, eccetera Gradevole il singolo Louder than words.

Ma ora che le Fender sono state deposte, i capelli tagliati e le VHS si sono estinte, l'uscita di questo disco ci coinvolge meno. O magari, come ha scritto Ansaldo: “Definire The endless river un nuovo disco dei Pink Floyd è una forzatura. L’album, che esce nei negozi il 7 novembre, è più che altro una raccolta di materiali registrati negli anni novanta durante le session di The Division Bell, il secondo lavoro del gruppo dopo l’abbandono di Roger Waters. Un disco che non è certo ricordato come uno dei migliori del gruppo inglese. Con queste premesse, è difficile esaltarsi per The Endless River, complice la copertina, una delle più brutte degli ultimi anni”.