Cronaca, politica, società, sport: quel che ci torna alla mente del 2016 sannita

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Il sindaco di Benevento Clemente Mastella
Il sindaco di Benevento Clemente Mastella

Cronaca, politica, società, sport. Queste le grandi aree che, nel momento del trapasso fra vecchio e nuovo anno, rappresentano le boe cui si ancora la memoria giornalistica in quel lavoro di routine, eppure 'di periodo', che è il racconto di ciò che ci si lascia alle spalle. Magari intendendolo - secondo arbitrarie scelte - non come un semplice elenco di fatti, ma anche come un elenco dal quale alcuni "fatti" (i risultati) sono espunti. L'ordine alfabetico impone di partire dalla cronaca.

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Dalla cronaca nera, ovviamente, che ha trovato il suo acme sannita il 19 giugno a San Salvatore Telesino. Nella piscina di un casale che ospita manifestazioni di vario genere, viene rinvenuto il corpo di una bambina di poco meno di 10 anni, Maria, figlia di una coppia di immigrati di origine rumena. Sull'argomento è sufficiente sapere che i plastici di 'Porta a Porta' sono apparsi, da subito, come un esercizio per dilettanti o un gioco per amatori: la stampa locale ha triturato pazienza e ogni attributo possibile vivisezionando - ma a suon di titoli - aspetti, i più vari ed anche truci, della tragica vicenda. Un crescendo di ansia ed aspettative, lettori e opinione pubblica appesi ad autopsie, perizie, ricostruzioni di tragitti, ritrovamenti di vestiti, e poi interviste, interviste, interviste, e veline investigative, e sospetti appuntati ora su quelli poi su uno, poi sempre su uno più qualche congiunto. Né è mancata l'entrata in scena della criminologia pure con esperienze mediatiche. Nulla è stato lasciato al caso, nulla è stato tralasciato.

Insomma, come (ma lontanamente per qualità) nei romanzi ottocenteschi a puntate: tutto era prossimo ad accadere, tutto prossimo a svelarsi. Tranne una cosa: "Maria era un bimba che aveva diritto a cullare i suoi sogni. I genitori chiedono giustizia, attendono che sia fatta chiarezza". E' la sterzata di Natale (il testo è da Ottopagine). Ma come?

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La sintesi politica di un anno è nel voto amministrativo della città capoluogo (ballottaggio a giugno). Pure in questo caso una sterzata. E una tranvata. Benevento, attraverso una chiara espressione della volontà popolare manifestatasi nell'urna, ha cambiato decisamente direzione e severamente punito le passate, decennali esperienze del centrosinistra, sovrapponibile in pratica al Partito Democratico. Se la batosta è comunque ai danni di un gruppo (di potere), la vittoria ha il solo volto beato di Clemente Mastella. Ormai fuori da tutti i giochi a livello nazionale, ha investito, oltre il personale carisma, soprattutto sulle divisioni, sui disastri in serie e sul calo di lucidità, prima ancora che capacità, dei suoi avversari storici, stravincendo la scommessa.

E' rifiorito a Benevento, dunque, il ceppalonese, riportando in auge la vituperata prima repubblica e i rimpianti sulla statura del ceto politico dei tempi. Sul versante opposto, quasi presago dell'esito finale, il massimo sforzo è stato compiuto (in chiave personale) al primo turno, quando cioè la carica dei candidati delle sette liste del centrosinistra ha badato a dragare consensi per entrare a Palazzo Mosti: si è fermato, il plotone, al 46,74%, non distante dalla soglia maggioritaria. Sarebbe bastato ripetersi quindici giorni dopo per incoronare Raffaele Del Vecchio. Così non è stato, e certo l'immagine - ben più che malinconica - del candidato sindaco battuto lasciato irrimediabilmente solo nel suo comitato elettorale dinanzi a telecamere e microfoni si è rivelata proprio per quello che recita un celebre adagio sulla paternità delle sconfitte (ma le facce del dopo sono rimaste quelle di sempre: sfingee, incuranti, concentrate su se stesse).

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Per società sappiamo intendersi anche la comunità. Quella per esempio scolastica, nell'accezione ampia del termine, cioè non solo relativa alle componenti didattiche. Se dici 'scuola' a Benevento dici al tempo stesso 'mensa'. E' sorprendente che la questione sia rimasta centrale anche in questo 2016, ma è sorprendente solo per chi ha una beata dose di ingenuità e ha riposto, nell'avvicendamento politico, aspettative di risoluzione del problema, sorta di cartina al tornasole della capacità di governo dei fenomeni critici. Mentre ancora oggi attuali e passati governanti si lanciano e rilanciano accuse sulle eventuali responsabilità, la fotografia del presente è l'unica che davvero parla e può parlare, illustra lo stato dell'arte e replica il colore seppia del passato, fissando l'attualità e storicizzando il pregresso nel segno, semplicemente, dell'inanità.

Bastano i dati: dopo che il bubbone è scoppiato a seguito delle denunce di Altrabenevento, l'affidamento dell'appalto è ancora a tempo determinato, le decisioni dei tribunali si susseguono, le dispute su controlli, mancati controlli, menù, forniture di ditte esterne, blitz, affidabilità politica dell'uno o dell'altro interlocutore istituzionale hanno riempito le cronache ma - soprattutto - la fiducia dell'utenza (ragazzi e conseguentemente genitori) è andata assottigliandosi, come dimostra per paradosso il dato mai in via ufficiale diffuso da palazzo Mosti di tale distacco. Da ultimo il sindaco Mastella ha dichiarato che “sulla mensa continua lo sciacallaggio dei veri autori del disservizio”: nella realtà il disservizio c'era e c'è ancora e quindi le responsabilità non possono essere tagliate con l'accetta.

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Chiudiamo con meno grigiore: una nota lieta l'ha fatta risuonare lo sport. Il calcio, che qui in città diviene quasi sinonimo di sport, colpevolmente. Accedendo a qualsiasi motore di ricerca appare, nel suo splendore, la stele celebrativa della 'storica' promozione dei giallorossi in serie B, apoteosi di 87 anni di storia societaria - ma traguardo non ultimo (il torneo cadetto della matricola beneventana finora ha riservato più soddisfazioni che dispiaceri). Piuttosto, essa è venuta al termine di una "galoppata" - si dice così - il cui altro verso della medaglia è stata l'opacità societaria. Oggi nessuno ricorda quasi più il nome del presidente del sodalizio durante la stagione del salto di categoria: vuol dire che non ha lasciato alcun segno. O meglio: l'unico elemento certo è che non si trattava di Oreste Vigorito, il patron risalito in sella quest'anno al termine di un complicato e mai ufficialmente chiarito caso di ritorno nel possesso del sodalizio.

Sarà stato questo il motivo, fondato invero, perché il Consiglio comunale, disattendendo le prime impavide dichiarazioni del sindaco Mastella, mai più si è riunito per discutere di un ordine del giorno relativo alla concessione della cittadinanza onoraria all'avvocato-imprenditore di origine partenopee, con interessi anche nel campo della comunicazione: un clamoroso non-protagonista (ufficiale) proprio quando la sua creatura si è vestita di protagonismo.