Con l'influenza tra politicamente corretto, razzismo, seminatori d'odio e paure, ma in compagnia di Totò, benefattore dell'umanità

- La Botte di Diogene di anteo di napoli
Una scena da Totò truffa 62
Una scena da Totò truffa 62

A quasi diciannove anni dall’ultima volta, ho preso l’influenza. Non in una forma particolarmente aggressiva, ma comunque sufficiente a costringermi a trascorrere i giorni a cavallo di Capodanno sdraiato sul divano, in una sorta di “pennichella” perenne dove “il brusio del mondo ti arriva in sottofondo”, come cantava il grande Nino Manfredi. Dalla pennichella sul divano, con i classici del cinema (trasmessi da un canale satellitare) a fare da sottofondo e i telegiornali a portare il brusio del mondo, sono scaturiti una serie di pensieri in libertà.


Il primo
, “suggerito” proprio da Nino Manfredi, è appartiene al genere “ai miei tempi era meglio”, tipico di un neocinquantenne. Scorrevano i titoli di testa di una divertente commedia del 1956 di Mauro Bolognini, “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”, di certo non un capolavoro, ma con un cast di fenomeni: Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Gino Cervi, Nino Manfredi. Ancora una volta sono rimasto colpito dal fatto che mentre i nomi dei primi quattro apparivano con grande rilievo sulla prima schermata, quello dell’attore ciociaro era “relegato” come primo di una schermata successiva! Che tempi per il nostro cinema. Manfredi come Gianfranco Zola, grande campione che nel Napoli di Maradona, riserva di lusso del “Diòs” del calcio.


Ma a scatenare un vero e proprio uragano di pensieri in libertà è stata la “maratona” di film con Totò protagonista, che ha dato anche una svolta nella storia naturale della mia sindrome influenzale… Non deve sorprendere visto che il “Principe della risata” può essere, senza tema di smentita, annoverato tra i “Benefattori dell’Umanità” (web permettendo), alla stregua di un Alexander Fleming, scopritore della penicillina, o di un Edward Jenner, padre delle vaccinazioni.

Che sarebbe stato della carriera di Totò e del benessere (stavo per dire felicità) che ci ha regalato se fosse vissuto oggi, in questi tempi privi di serietà che si nascondono dietro al “politicamente corretto”, monumento all’ipocrisia che spesso partorisce il ridicolo, con effetti controproducenti anche per quelle diversità che teoricamente intenderebbe tutelare?
Temo che imprigionato dalla melassa prodotta da chi vede ovunque potenziali “…ismi” avrebbe fatto la fine dell’albatro di Baudelaire e, impossibilitato a volare con le ali dell’irriverenza, sarebbe apparso “ai marinai” goffo e sgraziato.

Sicuramente sarebbe considerata “politicamente scorrettissima” in qualsiasi salotto buono la scena della telefonata di Totò “ambasciatore del Katongo”: “È in casa Bubu? Mobutu? No, non buttare niente” del film “Totò truffa ‘62”. Probabilmente negli stessi salotti, dopo il doveroso “non siamo razzisti”, commenterebbero alla stregua di una rivolta di galeotti i recenti fatti di Cona, dove centinaia di immigrati, “ammucchiati al gelo come bestie” (dal titolo di un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 4 gennaio), hanno inscenato una violenta protesta in seguito alla morte di una loro giovane connazionale. Basterebbe andare sul sito del Ministero dell’Interno per apprendere che nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) “sono trattenuti gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale o non ne hanno i requisiti”. In pratica in queste strutture sono “trattenute” anche per mesi persone che hanno la “colpa” di essere arrivate in Italia spinte “soltanto” da “motivazioni economiche”, “fame” avrebbe tradotto Totò, motivazione che, mi permetto di ricordarlo, ha giustificato tutte le infinite migrazioni della Storia, dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden in poi… Che dire poi dell’argomento del giorno, la cosiddetta “emergenza meningite”, cavalcata da talune forze politiche e attribuita all’arrivo dei migranti! Una “bufala” per la quale ci sarebbe da sorridere, se dietro queste tesi non ci fosse malafede di “bassa lega”…

E pensare che i seminatori di odio e paure sono gli stessi che fino a pochi giorni fa tuonavano in difesa dei “valori cristiani del Natale”… Intendiamoci, io sono un innamorato della tradizioni e delle identità culturali, a rischio di estinzione da globalizzazione, a cominciare dalle nostre. Non sarà necessario scomodare Benedetto Croce per ribadire che le nostre radici sono profondamente cristiane, in senso culturale prima ancora che religioso (è sufficiente girare in una città d’arte o entrare in un museo per togliersi qualsiasi dubbio). Ma forse ritornare al senso strettamente religioso, di fede oserei dire riferendomi soprattutto alla sfera individuale, del Natale rimetterebbe in primo piano il senso di una festa che ricorda un Bambino che ha rovesciato la scala dei valori consueti, innalzando l’uomo al divino attraverso la “piccolezza” e non una presunta “grandezza” (sul tema ho molto apprezzato il messaggio natalizio dell’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca).

Nei giorni scorsi, leggendo sui social di auguri natalizi “laici”, vi ho istintivamente percepito un che di ridicolo, pur comprendendone le intenzioni dettate dal politicamente corretto… In sostanza il Natale andrebbe privato di qualsiasi connotazione religiosa per essere universalmente accettabile! Da celebrazione della natività di Gesù, “secondo la fede cristiana, il Redentore del genere umano e Figlio di Dio, Verbo incarnato, vero Dio e vero Uomo” (si legge sull’Enciclopedia Treccani), a festa “laica” dedicata allo scambio di regali e di auguri (per che cosa?). Da bambino mia madre mi metteva in guardia dagli aspetti consumistici del Natale. Il fatto che il termine “consumismo” sia divenuto desueto, mi conferma che tali aspetti, una volta ritenuti almeno da non ostentare, oggi siano al centro della scena. Natale rischia di diventare come Halloween e Gesù solo il “figlio di Babbo Natale”…

Mi fermo qui anche perché sono stato troppo a lungo sul divano e percepisco un senso di rigidità alla nuca. Avessi avuto la meningite e non l’influenza? Il dubbio è lecito.
“Lei ha avuto la meningite?”, chiedeva Totò a una sua “vittima”. “No, perché?”. “Mi hanno detto che con la meningite o si muore o si rimane stupidi. Lei non è morto…”.