Le elezioni per il Consiglio provinciale di Benevento riguardano poche persone (848) e non daranno un'indicazione dell'attuale orientamento politico

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La sede della Provincia di Benevento
La sede della Provincia di Benevento

Con un tempismo di sicuro non ricercato, l'emergenza neve di questi giorni, a Benevento e nel Sannio, ha soffocato, o comunque attutito, i toni della particolare campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio provinciale. Particolare perché, in virtù di un meccanismo legislativo controverso (si tratta di un'elezione di secondo grado), interessa una platea ridotta, di sole 848 persone, numero variato di qualche unità nel corso dei giorni in base agli aggiornamenti provenienti dalla rocca. Ovvero sindaci e consiglieri comunali chiamati all'urna della Rocca dei Rettori per una plateale dimostrazione di autoreferenzialità della politica nello scegliere i dieci elementi che, nell'astruseria del cosiddetto voto ponderato, costituiranno l'uditorio istituzionale privilegiato dell'attuale presidente Claudio Ricci, il cui mandato scadrà fra un paio di stagioni (dura il doppio, 4 anni, rispetto a quello dell'assemblea che appunto si sceglie il 10 gennaio).

In sede di preparazione all'evento, qui e là qualche nota stampa di un candidato, qualche solita scaramuccia, qualche appello al voto: tutto ciò racchiuso in un sostanziale disinteresse dell'opinione pubblica. Anzi, chissà che la preoccupazione più diffusa non sia ben oltre la politica, cioè, in una partecipazione al voto da parte dei rappresentanti istituzionali di alcune zone della provincia "limitata" dai recenti eventi atmosferici: della serie, difficoltà a raggiungere il capoluogo sannita per la complessa praticabilità delle arterie provinciali (alla cui manutenzione proprio la Provincia, con l'iniziale maiuscola, era tenuta). Una richiesta nel senso di uno spostamento di data è stata avanzata ufficialmente (al Ministero degli interni ed al Presidente Ricci) dal sindaco di Benevento Mastella, con una nota diramata nella serata di domenica 8 gennaio. Ed è una proposta che trova nell'attualità più di un precedente: a causa del maltempo, infatti, sono state rinviate le operazioni elettorali sia a Pescara (nuova collocazione l'11 gennaio), che a Isernia (si andrà al 12 gennaio), Chieti, Lecce, Foggia e Taranto (di una settimana, a domenica 15 gennaio).

Si riparte, per restare invece solo alla politica locale, da un Ente a metà del guado per l'incompleta evoluzione della norma (legge Delrio), perennemente a corto di risorse (il ritornello del presidente Ricci in tal senso è conosciuto ai lettori di ogni organo di stampa locale), che esprime allo stato una maggioranza di centrosinistra del 'parlamentino' (sei consiglieri su dieci) in sintonia con la presidenza, di uguale colorazione. Si riparte, ancora, da cinque liste in lizza (una, quella dell'Udc, è stata esclusa in sede di verifica dopo la scadenza dei termini di presentazione), tre per il centrosinistra (Pd, Riformisti per il Sannio, Benevento Popolare) e due per il centrodestra (Forza Italia, Noi Sanniti per Mastella), e 48 candidati, nei cui confronti verrà esercitato il diritto di voto (e la preferenza) degli 848 aventi diritto, fra sindaci e consiglieri comunali.

Sottratta alla comunità la possibilità di scegliere in via diretta i propri rappresentanti, ecco che un tale appuntamento elettorale assume un interesse esclusivamente 'politico': si regge, cioè, sulla riuscita o meno del tentativo di ribaltare i rapporti di forza in seno al prossimo Consiglio provinciale. E, per restringere ancora il quadro, sul tentativo di ripetere la formula vincente alle amministrative per il Comune di Benevento: il talismano Mastella come catalizzatore di interesse di un'area che, in pratica, intende opporre un blocco di variegata ascendenza politica al blocco di governo del Partito Democratico locale, le cui prime crepe si sono aperte proprio a giugno 2016, a palazzo Mosti. Con una differenza, però, che potrebbe anche giocare in favore del Pd (che del radicamento negli enti locali ha fatto una sua peculiarità): in questo caso votano già gli eletti, distanti quindi da un eventuale scontento popolare (come quello manifestatosi in maniera fragorosa a Benevento).