Provinciali - Le aberranti elezioni per pochi elettori di un mondo chiuso (quello dei politici) che si sono contesi un Ente estraneo al popolo

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Mastella (sindaco di Benevento): "Il risultato della lista Noi Sanniti è straordinario". Valentino (segretario del Pd sannite): "Provinciali, risultato straordinario". Quando nelle redazioni degli organi di informazione calano note stampa dal tenore sopra riportato corre lungo la schiena la tentazione di darla vinta alla versione becera della (anti)politica. Basta regolarizzare il respiro per consolarsi: sono invece l'alfa e l'omega di un mondo chiuso in se stesso, che parla per stereotipi, che guarda al suo interno e ha una considerazione dell'opinione pubblica non necessariamente negativa, ma certo 'laterale'.

Da queste due citate, semplici e opposte valutazioni, infatti, si deduce - con facilità - il valore reale della consultazione avvenuta alla Rocca, il suo essere stata prova di forza (Mastella) e di difesa (Pd) circoscritta da una logica cui è estraneo l'elemento più importante, la volontà popolare. Dunque, gli eletti e solo gli eletti, che non hanno alcun vincolo di mandato (il che mette in crisi alla base il principio del cosiddetto voto 'ponderato'), hanno deciso nell'interesse esclusivo dei loro partiti e uomini di riferimento, funzionali con i loro atteggiamenti a una logica di potere attualmente imperante (Pd) o storicamente determinata ma ora diventata rampante (Mastella). Tutto ciò non vien fuori con chiarezza sia nelle note stampa della Provincia e addirittura nel commento 'lunare' del presidente Ricci (Pd), sia nelle ordinarie, semplicistiche, visionarie valutazioni sull'esito del voto da parte dei protagonisti.

Il paradosso è che entrambi i nostri (?) rappresentati istituzionali paiono aver ragione: il sindaco di Benevento ha colto davvero in questo voto l'elemento di continuità con l'umore ribellistico che desiderava; il Partito Democratico ha continuato a cogliere il frutto della sua presenza capillare nelle istituzioni locali, senza accusare danni ingenti. Perciò il pareggio - o la "non vittoria" di entrambi, per dirla alla Bersani -, è la sublimazione di un meccanismo astruso e avulso da un reale contesto territoriale. E la certificazione dell'inutilità di un ente "piagnone" (sempre a secco di qualcosa) percepito come estraneo a un processo di mediazione e crescita della comunità.