Dissesto finanziario sì, dissesto finanziario no, ma in Consiglio Comunale a Benevento è stata protagonista anche l'astensione coi suoi vari significati

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La dichiarazione di dissesto ieri è stata tratta; il Comune di Benevento riprova la medesima ebbrezza a distanza di 23 anni; il Consiglio comunale ha votato compatto (meno uno) nella sua componente di maggioranza a favore ovviamente del fallimento, ponendo in calce allo stesso non la loro bensì la firma del centrosinistra di governo nei dieci anni precedenti; le opposizioni si sono opposte in modo sparso o variegato: dal gruppo misto Scarinzi ha deciso che il tema non meritava il suo voto; Pd ufficiale e succursale (gruppo Del Vecchio Sindaco) si sono espressi contro e per una volta addirittura in sintonia con l'ex sindaco del decennale Fausto Pepe (pure Pd ma a Palazzo Mosti isolato in "Lealtà per Benevento"). E poi c'è la mancata pronuncia di un poker consiliare, l'amletico dubbio che ha attanagliato Benevento Popolare (Vincenzo Sguera) e Alleanza Riformista (Marcellino Aversano, pure lui del Pd) e, insieme ora ma mai insieme prima, MoVimento 5 Stelle (Marianna Farese, Nicola Sguera).

A volte una chiave di lettura la trovi laddove va trovata: in un vocabolario. Anche nell'applicazione della stessa alla politica, materia divenuta autoreferenziale e di ben poco rilievo pubblico nella decadente società del terzo millennio.

Treccani alla mano, dunque, per provare a dare un contorno concettuale al vuoto dell'astensione consiliare dell'11 gennaio a palazzo Mosti: "L’astenersi dal votare:

1) sia come atto di estraneità, di disinteressamento da parte del singolo;

2) sia, con riferimento a consultazioni elettorali o a votazioni parlamentari, come espressione di volontà contraria alla votazione, per motivi varî, da parte di persone singole o di interi gruppi (preceduta, talora, da esplicita dichiarazione);

3) sia, infine, con riferimento a espressioni di voto in assemblee legislative, da parte di gruppi o partiti che, pur non facendo parte del governo, lo appoggiano astenendosi dal votare contro".

Con larghezza di vedute potremmo pure considerarla, per tutti e quattro i consiglieri citati, come una forma di estraneità o disinteresse (1). Ma no: invero, i quattro hanno finora dato prova di essere coinvolti, e anche con profilo di protagonisti, nei lavori d'aula, di commissione e comunque di attività dell'Ente.

Con dietrologia nelle vedute potremmo pure considerarla una modalità di appoggio all'attuale governo della città (3). Ma no: poi si darebbe così corpo alle striscianti ipotesi di chi vuole che ci siano consiglieri comunali in libera uscita dal centrosinistra, in dubbiosa uscita dal centrosinistra, collaterali alla maggioranza per via di una capacità di 'comprensione ed ascolto' di intensità superiore alla norma.

Con oscillazione nelle vedute potremmo pure considerarla per davvero una sorta di espressione contraria a quanto sta decidendo il Consiglio (2). Ma qui si entra nell'opinabile, pure rispetto al vocabolario: se si è contrari, perché astenersi?

Nella sua declinazione 'di scuola', dunque, l'astensione è una via d'uscita non univoca da una stringente circostanza politica. Come tale pure un alibi. E anche una prova di galleggiamento.