Nel piccolo comune di Petruro Irpino, alle porte di Benevento, un grande esempio di accoglienza e integrazione

- Politica Istituzioni di Vittorio Zollo

Tra le avvilenti situazioni di blocchi argillosi all’ombra della Dormiente del Sannio, lo “stop ai migranti” annunciato dallo zelante sindaco di Ceppaloni, tra i forcaioli xenofobi sui social network che si ammantano con il velo del “non sono razzista ma...”, vi è un minuscolo avamposto di resistenza umana e culturale, dove ogni mattina, un anziano di nome Ubaldo, accompagna a scuola bambini salvadoregni, afghani e nigeriani. Siamo a Petruro Irpino, provincia di Avellino ma vicino a Benevento, terzo borgo più piccolo d’Italia che tuttavia non sta trovando grosse difficoltà a giganteggiare su comunità in cui vivono più di 250 persone.

A Petruro, così come a Chianche, Roccabascerana e a Benevento, con l’MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati), la Caritas di Benevento ha fatto nascere uno SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che è diventato un gioiellino di rara bellezza. Questa rete di centri di “seconda accoglienza”, destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale, è finalizzata a offrire misure di assistenza e di protezione ai beneficiari e a favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

Nel paesino ci sono 20 beneficiari di cui 7 bambini, alcuni di pochi mesi. La rappresentanza è varia, ci sono salvadoregni, afghani, nigeriani ed europei, manca solo qualcuno dell’Oceania. Questi nuclei familiari, vivono in 5 strutture diverse, 2 delle quali sono state donate dal Comune alla Cooperativa. Teatro, Cucito, Lingue, Educazione Civica, sono alcuni dei laboratori che i beneficiari frequentano.

In un’epoca di precariato, difficoltà occupazionale e nuove emigrazioni, la piccola comunità di Petruro, attraverso la SPRAR e un’Amministrazione Comunale fortemente intenzionata a non lasciar morire il borgo, è riuscita a ritagliarsi uno spazio nuovo; uno spazio in cui anche in un piccolo comune ci si può riappropriare di strategie e interventi di welfare, uno spazio in cui i giovani del posto trovano lavoro sul territorio, uno spazio in cui il pregiudizio si riconosce, così da poterlo affrontare e superare giorno dopo giorno con consapevolezza ed umiltà. Attorno allo SPRAR sono nati servizi come quello del bus Petruro - Chianche - Benevento, di cui fruiscono tutti, non solo i beneficiari. Ed è in questo scambio che il senso dello SPRAR si fa tangibile, in questo essere ponte tra i pochi abitanti di Petruro e le famiglie giunte in Italia da poco.

Crolla, di fronte alla scintillante esperienza di Petruro, ogni tentativo di giustificare, scagionare, scusare o discolpare tutti quelli, che per un motivo o per un altro, dichiarano con sdegno e disarmante vacuità “Stop ai migranti”. Un modello da seguire Petruro Irpino, dunque, per costruire una realtà inclusiva credibile, incorniciata istituzionalmente, definita e omogenea, capace di gesti pregnanti come quelli di Zio Ubaldo che, scegliendo di fare (ed essere) da padrino al battesimo a Victor, bambino di pochi mesi nato da genitori nigeriani in Italia, ha ricomposto e reintegrato queste ormai disiecta membra che sono il passato, il presente e il futuro.