Sulla pelle dei migranti sballottati nel Sannio ricadono i consueti scontri dei politici attenti soprattutto a non perdere voti

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Il risaputo episodio di Vitulano – l’ordinanza sindacale, la strada chiusa, il mancato accesso dei migranti spostati da Benevento – ha rilanciato, nel Sannio, il dibattito sull’assistenza dei richiedenti asilo. E tutti, ma proprio tutti, si sono preliminarmente schierati in favore dell’accoglienza ma contro i suoi eccessi ‘istituzionalizzati’, favoriti da un disegno della Prefettura locale a molti apparso poco efficace. In maniera velata o diretta, l’Ufficio Territoriale di Governo, infatti, è stato chiamato in causa per le modalità alla base della distribuzione dei migranti e, a monte, per i criteri di individuazione delle strutture e degli enti cui appaltare la gestione di tale, drammatica emergenza.

Se il ritornello culturale è sempre lo stesso, né può essere altrimenti (quell’indispensabile avvio di ogni discorso: “Non siamo razzisti ma…”), in dipendenza dello stesso emergono posizioni contrapposte che – pur fondate su aspetti ‘tecnici’ della materia (il sistema SPRAR, il rapporto di 2.5 migranti ogni 1000 abitanti secondo l’accordo fra Ance e Ministero dell’Interno) - riecheggiano ordinarie contrapposizioni politiche trasferite, però, sul piano di un’emergenza sociale e umanitaria. Ovvero, si allontanano da un approdo comune per fronteggiare il problema e leggono le circostanze (pure quelle legate a immediati edinopinati risvolti, come la chiusura delle strutture) a uso e consumo del lucro elettorale possibile. Da spendere contro gli avversari e, soprattutto, assecondando gli umori popolari.

Così - per esempio - il Pd sannita e locale è sceso in campo per difendere l’operato del primo cittadino vitulanese, sempre partendo da un atteggiamento ‘politicamente corretto’ (il razzismo è ben altro da noi); mentre il sindaco di Benevento (a ruota seguito da quello di Ceppaloni, sintonizzato sullo stesso programma), stigmatizzando quelle “vie di fatto” – adottate appunto da Scarinzi, a Vitulano -che rasenterebbero l’inammissibilità, ha a gran voce richiamata l’attenzione “sull’ineludibile esigenza di un’equa distribuzione dei migranti richiedenti asilo sul territorio provinciale”, fatta salva anche per lui la premessa che i Comuni debbano “fare la propria parte”

Dunque, l’accoglienza solidale – per quanto si voglia far credere altro - diviene anche terreno di scontro e oggetto di contrapposizione come in un qualsiasi Consiglio comunale. Con la differenza che indirizzi e adozione di provvedimenti hanno riverbero immediato e i primi sconfitti sono individuati in partenza. E sono quelli sballottati da un luogo all’altro, respinti da un luogo non certi di trovare riparo in un altro, peraltro caricati a molla da chiusure, distinguo, inefficienze, indecisioni, incertezze.