Mensa - Il baratto come via d'uscita prima che la Giunta Mastella, in continuità con la Giunta Pepe, arrivi a mettere la pietra tombale sul servizio nelle scuole di Benevento

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Nel vortice delle novità cui ha dovuto adattarsi la comunità beneventano, dopo il cambio di colore politico del suo governo, compare adesso l'amministrazione che scende a patti. Ispirandosi a quello spirito ormai divenuto consueto per l'opinione pubblica - "piacere", a tutti i costi -, nel tentativo stavolta di non deludere (ancora) sul delicato tema della mensa scolastica, scopriamo appunto l'inedita decisione dell'ente pubblico nei confronti di una società privata: proroga del servizio di ristorazione per la Quadrelle 2001, in scadenza il 7 marzo prossimo, in cambio del pagamento delle spettanze ai propri dipendenti. E' questo il parto di una riunione tenutasi a palazzo (Mosti) cui hanno presenziato i vertici politici e amministrativi del Comune, resocontata da una nota ufficiale diffusa alla stampa .

Intanto, la proroga non è un obbligo, soprattutto alla luce dell'altra considerazione espressa nello scritto - peraltro invocata dalle opposizioni a gran voce, nel corso di questi mesi -, e cioè la dimensione ufficiale dei numeri: "...attualmente usufruiscono del servizio solo il 25% degli alunni...". Non c'è bisogno di spiegazioni: su 8 possibili consumatori delle vaschette servite all'ora di pranzo, ben 6 hanno optato per la pagnottella farcita o (meglio) "la cucina di mammà", quando ciò è stato reso possibile ovvero in assenza di spettacolari quanto inutili blitz.

Inoltre, i lavoratori non sono sprovveduti, sono di certo sindacalizzati e comunque dalla loro hanno anche la possibilità di adire ben altre vie per esigere il rispetto di norme contrattuali che non il baratto di qualche mensilità per un servizio dichiaratamente in perdita e oltretutto non onorato dagli stessi utilizzatori: la metà di quel 25% sopra menzionato, scrive ancora il Comune, "risulta inadempiente dal punto di vista del pagamento dei pasti (cioè uno dei due che mangia lo fa 'a gratis...')" - e non si capisce perché tale circostanza venga messa per iscritto senza il corollario dei dati dell'azione di recupero che l'ente doveva avviare.

Infine, non è detto che - concessa la proroga - questo "inconveniente" non si ripresenti, per le maestranze.

Comunque, la forza di seduzione comunale si esaurisce qui, in questo 'patto'. Perché poi si passa a tratteggiare - a fosche tinte - lo sfondo di ben altro scenario (nel quale, però, si scaricano sulla comunità le conseguenze del flop di adesioni): la possibile insostenibilità economica, viste le risicate cifre di consumo, nel conservare la refezione scolastica che, a parte questi ultimi mesi, dovrà essere oggetto di una nuova gara dopo l'annullamento del precedente bando quinquennale da parte del Consiglio di Stato.

Se si mangia in così pochi, ci ricorda insomma il Comune, non sarà possibile far quadrare i conti. E addio refezione.

Mettere uno sull'altro, anche virtualmente, gli articoli sulla mensa scolastica contribuisce alla creazione di un tomo enorme, la cui lettura inevitabilmente annoia prima ancora che indignare.

E' certo che la prima pietra al collo del servizio sia stata annodata dalla precedente amministrazione comunale (a guida Fausto Pepe). Oggi i protagonisti di ieri hanno cambiato banco e fanno proprie le parole di quelli che ieri occupavano i medesimi posti, agitandosi affannosamente perché l'opinione pubblica non li ponga in collegamento col recente passato, screziato dai loro errori, dalle presunzioni e dalle inefficienze.

Ma i protagonisti di oggi hanno dismesso il piglio aggressivo di ieri e raccontano solo come la favola ebbe inizio, agitandosi affannosamente perché l'opinione pubblica ne ignori il seguito e non li ponga in collegamento con l'attualità, segnata dal perfezionamento della precedente filiera di errori: procedure a breve termine, scelte infelici, disaffezione cresciuta e, chissà, il primato della posa dell'ultima pietra, quella tombale sulla mensa scolastica.

All'epoca del centrosinistra al potere ci si è 'sgolati' per chiedere che, messi di fronte alla rispettive responsabilità, amministratori e dirigenti, resisi artefici di un simile disastro, rimettessero il loro mandato o scendessero qualche gradino nella pianta organica comunale facendo professione di modestia. Naturalmente sono rimasti tutti inchiodati alle poltrone occupate.

E' chiaro che reiterare tale richiesta in tempi di mastellismo al potere sortirebbe il medesimo risultato. Ma che almeno in quelle prime e nelle attuali seconde figure istituzionali resti scolpita la dissociazione dell'opinione pubblica, pesi il giudizio critico (di parte) della stampa e alberghi, sempreverde, il senso di inadeguatezza dimostrato rispetto al compito cui erano stati chiamati.