Mastella ancora non fa sapere se ci sono evasori tra i 25 amministratori "nominati". Una lettera spiega l'accaduto e fa porre tante domande ai vertici del Comune di Benevento, non certo ai dipendenti...

- Opinioni di Carlo Panella
Clemente Mastella e Luigi De Minico
Clemente Mastella e Luigi De Minico

Va fatta chiarezza sulla opaca vicenda degli assessori e consiglieri comunali presunti morosi che ha destato un po' la città della Dormiente, perché tra schiamazzi partitici, liste di nomi diffuse, autoassoluzioni e autoesaltazioni le acque si sono intorbidite. I fatti sono notori e qui ricordiamo solo che il 17 febbraio, "Il Mattino" ha fatto i nomi di 5 assessori (sugli 8 componenti la Giunta) e di 18 consiglieri (sui 32 componenti il Consiglio) che, "avrebbero potuto" non pagare imposte, tasse, tributi, contravvenzioni, e che per ciò, "avrebbero potuto" essere colpiti da gravi conseguenze, fino alla decadenza dalle rispettive cariche. Molti dei 23 si sono indignati dicendosi in regola e ingiustamente esposti al pubblico discredito. Il M5S ha tenuto a ricordare come fossero stati i propri consiglieri a chiedere, da mesi, agli amministratori e ai dirigenti di Palazzo Mosti l'eventuale sussistenza di tali condizioni di incompatibilità con le cariche ricoperte. Ma ha fatto anche di più: ha chiesto che venisse aperta un'inchiesta per sapere se fossero stati dei dipendenti comunali ad aver fatto arrivare ai giornali quei nomi.
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Quel che è effettivamente accaduto ora si può desumere da una lettera, datata 21 febbraio, della segretaria generale del Comune di Benevento, indirizzata al Settore Finanze - Ufficio tributi e al Comando Polizia Municipale - Settore Contenzioso, nonché, per conoscenza, al sindaco e agli assessori e al presidente del Consiglio Comunale e ai suoi membri. Essa ha per oggetto l'eventuale sussistenza di cause di incompatibilità.

Ebbene nella lettera si legge che proprio la segretaria generale, in precedenza, "ha ritenuto opportuno" fornire al presidente del Consiglio Comunale De Minico, l'elenco dei nomi già ricevuti dagli Uffici Tributi e Contenzioso "chiedendo di informare in via preliminare i consiglieri comunali interessati, al fine di favorire una rapida regolarizzazione dei pagamenti o, nel caso di pagamenti già eseguiti, di esibire i relativi giustificativi. Per l'aspetto concernente le situazioni di debito relative agli assessori, gli elenchi sono stati consegnati, per competenza al Sig. Sindaco, per il tramite di suo delegato".

In tale nota, la segretaria generale si è doluta "...della inspiegabile e grave diffusione a mezzo stampa di atti aventi natura endoprocedimentale rispetto alla procedura di cui trattasi" e quindi ha chiesto al Comando dei Vigili e all'Ufficio tributi, stanti le sopraggiunte proteste dell'assessora Ingaldi e del consigliere comunale De Pierro, di procedere a un'immediata verifica dell'esatta sussistenza e quantificazione dei debiti liquidi ed esigibili verso il Comune per i quali i consiglieri e gli assessori siano stati legalmente messi in mora o abbiano ricevuto notifica del mancato pagamento di imposte, tasse e tributi.
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La segretaria generale usa il termine "opportuno" per motivare la sua decisione di fornire l'elenco dei nomi direttamente al presidente De Minico e a Mastella, anzi, a una non meglio specificata figura di un suo delegato (la vicesindaca? uno degli assessori? un terzo estraneo alla Giunta?).

Dunque, ha ritenuto opportuno e non era obbligata a farlo. Non solo, ma nel fornire quei nomi ha esplicitamente chiesto, a De MInico e Mastella, di contattare, come dire... informalmente, consiglieri e assessori per eventualmente mettersi in regola.

Ma se quegli atti (con tutti quei nomi), come ricorda la stessa segretaria generale, avevano e hanno valore endoprocedimentale, potevano e possono dunque essere diffusi per mera opportunità? E poteva il presidente del Consiglio ricevere quegli elenchi contenuti in atti endoprocedimentali? E poteva poi, sulla base di "un atto opportuno", chiamarsi i 18 consiglieri (a uno a uno o tutti assieme, dalla lettera non lo si deduce) e chiedere ai 23 comportamenti conseguenti?

E come si colloca in questo quadro l'ulteriore elemento per il quale nemmeno era certo se le pendenze dei consiglieri esistessero davvero? Le stesse domande, ovviamente, vanno poste in relazione al sindaco (e/o al suo misterioso delegato) rispetto a 5 assessori.

L'articolo 69 del Testo Unico in materia prevede che sia il Consiglio Comunale (il quale delibera, e non convoca informalmente) a contestare - quanto si è accertato - al consigliere comunale. E prevede pure che solo dopo tale formale contestazione il consigliere possa, entro i successivi 10 giorni, formulare osservazioni o eliminare le cause di ineleggibilità sopravvenuta o incompatibilità. Negli ulteriori 10 giorni, poi, sulla base di quanto eccepito, fatto o non fatto dal consigliere, il Consiglio Comunale definitivamente deciderà in merito.
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Se, come si legge nella citata lettera, così sono andate le cose, appare, a esser buoni, surreale la richiesta di scovare i presunti dipendenti comunali chiacchieroni o divulgatori alla stampa di quei 23 nomi e sembra ben strana al riguardo la doglianza, nella medesima lettera, della segretaria generale.

Se sono stati informati (come è logico supporre, altrimenti De Minico avrebbe scelto, a piacer suo, quale consigliere mettere in avviso e quale no) i nominati consiglieri comunali (appartenenti ai vari gruppi consiliari, di maggioranza e opposizione), e così gli assessori dal sindaco, come ci si può stupire della pubblicità derivatane? O come si può andare a pensare che possano essere stati dei dipendenti comunali a far trapelare i 23 nomi? Basta all'uopo citare Manzoni: nei Promessi Sposi, con la sua raffinata ironia, scrisse come un segreto, rivelato a una sola persona (l'amico fidato), possa poi diventare, diremmo con termine odierno, virale!
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Dunque, se su questa vicenda bisogna chieder conto, va fatto ai piani alti del palazzo e non, ad esempio, all'ufficio tributi che funzionerà pure male (e lo starà facendo da decenni, vista l'incessante, storica, grave evasione fiscale, corresponsabile del nuovo dissesto dell'Ente) ma sarà manchevole innanzitutto per responsabilità politica di chi il Comune ha gestito. I disguidi del sottodimensionato Ufficio Tributi sono fatto notorio: quanti beneventani sono dovuti andare in Via del Pomerio, ricevute alla mano, a dimostrare di aver pagato quel che gli veniva richiesto nuovamente perché risultato mancante nel sistema informatico?

Ma non è questo in discussione, qui si è prima ipotizzata un'evasione estesissima tra gli amministratori comunali, ci si è poi doluti da più parti di una divulgazione indebita di nomi e, alla fine, i protagonisti del Palazzo ci vogliono rappresentare il tutto in un minuetto, per il quale dovremmo andare a cercare i colpevoli tra i travet? Eh no, il troppo storpia.

Per cui, infine e con serietà: dopo la diffusione "inopportuna" dei 23 nomi (18+5), chiediamo ancora a Mastella (che si è già solennemente impegnato in tal senso) di far sapere - ufficialmente -:
chi dei 25 prima elencati e poi nominati è stato ingiustamente dato in pasto ai giornali, perché aveva regolarmente pagato i tributi o il dovuto;
chi dei 25 si è messo in regola solo dopo che il proprio nome è finito sui giornali;
chi infine ancora non l'ha fatto, consentendo così al Consiglio Comunale, nelle sole modalità di legge, l'avvio dei procedimenti conseguenti. Che sono blandi nelle possibili conseguenze: pur pagando in ritardo (entro dieci giorni dalla richiesta formale del Consiglio Comunale) o spiegando le sue buone ragioni, l'amministratore civico (a suo tempo intimato) potrà ancora restare al proprio posto.

Pur tuttavia, per tutti e 25 i nominati, va reso noto l'accaduto, perché molto meno blando della legge potrà essere giudizio dei cittadini amministrati (che regolarmente pagano imposte, tasse e tributi) su quegli eventuali amministratori che hanno imposto il carico ai beneventani "dimenticando" di portarlo a loro volta. Questo sui 25 consiglieri, in particolare.

In generale, invece il danno sulla residua credibilità dell'istituzione Comune di Benevento è già stato fatto, la prevedibile diminuzione del numero dei presunti evasori tra gli amministratori comunali, o addirittura il suo corrispondere a zero, non potrà di certo rimediare. E' sperabile che sia così, ma l'impatto di una notizia molto negativa non è stato mai risarcito del tutto da una successiva smentita: quella notizia non avrebbe dovuto nascere! E, se è nata, che non si provi a dare la colpa agli impiegati comunali...