Dissesto finanziario e permanenza dell'ufficio di staff al Comune: due le interpretazioni possibili, ma anche quella freudiana non è scartare...

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Prima di essere recentemente riportata all’attenzione dell’opinione pubblica dai gruppi consiliari del Pd e Del Vecchio Sindaco, la questione relativa all’Ufficio di Staff, al Comune cittadino, s’era un po’ persa tra altre impellenze, sia amministrative (il dissesto, per esempio) che politiche (i consiglieri ‘morosi’, per esempio). La riconquistata ribalta ha favorito - prima del ‘decisivo’ intervento dell’Ente stesso attraverso una nota - anche un'interessante dissertazione del sindacato Uil, attraverso uno dei suoi rappresentanti in città, Fioravante Bosco.

Dinanzi alla richiesta del centrosinistra di opposizione di dar corso alla previsione della norma risolvendo pertanto i tre contratti posti in essere (“ai sensi dell’art. 90 del T.U.E.L.”) attraverso il bando del 28 ottobre 2016 e le successive nomine intervenute il 22 dicembre 2016, con firme il 30 dicembre, una dozzina di giorni prima che il Consiglio comunale deliberasse il dissesto finanziario a palazzo Mosti, il sindacato e il sindacalista frenano, valutano altri aspetti interpretativi, fanno scendere in campo la questione “di opportunità politica (e quindi discrezionale)”, non mancano di rinforzare tale duttilità invitando a “ragionare a mente serena”, ovvero fuggire la tentazione di fare una “crociata”.

E corroborano il concetto rivolgendo qualche non velata critica (“…voglio sottolineare che nei dieci anni precedenti i consulenti, i portaborse e gli incaricati a contratto furono talmente tanti che non si potettero mai contare precisamente…”) a un passato divenuto via via aspro ma in precedenza non privo di collateralità e comprensione, comunque mai del tutto rinnegato data la presenza di esponenti sindacali (Uil, nel caso) nelle liste elettorali del centrosinistra alle elezioni comunali di Benevento di giugno 2016.

Diversamente da Bosco e forti di una mancata conoscenza dell’ordinamento, non ci si addentra in “quod voluit dixit” (ciò che ha voluto dire) ma, in modo meno classico e più terraterra, nell’italiano della burocrazia.

In prima battuta, il problema dato, “se la risoluzione dei tre contratti stipulati sia di diritto (io escluderei)”, e la conseguente situazione prospettata (“…utilizzare al meglio le tre ragazze, anche per sopperire alla gravissima carenza di personale che si riscontra presso il Comune di Benevento nei posti più importanti”: l’Ufficio di Staff? – Ndr), trovano una risposta nella citata ed illuminante spiegazione fornita dall’ufficio stampa di palazzo Mosti, sulla “presunta decadenza delle tre unità assunte nell’Ufficio di Staff”. Nell’interpretazione del comma 1 del ricordato art. 90 del T.U.E.L., l’ente locale ritiene valida la procedura adottata alla luce della sequenza temporale per cui per “la stipulazione di contratti con collaboratori esterni sussiste il solo limite dell’ipotesi in cui all’atto della nomina l’Ente sia dissestato o strutturalmente deficitario”. Per comodità, e per porre a confronto i testi, ecco il comma 1 nella versione ‘originale’: “Il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi può prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco… per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge, costituiti da dipendenti dell'ente, ovvero, salvo che per gli enti dissestati o strutturalmente deficitari, da collaboratori assunti con contratto a tempo determinato, i quali, se dipendenti da una pubblica amministrazione, sono collocati in aspettativa senza assegni”. Testi non sovrapponibili, comunque, perciò tali da richiedere ugualmente – come ha fatto il Comune – un parere (si spera) decisivo alla Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali del Ministero dell’Interno.

Ma la evocata delibera 197/2016 di Giunta comunale con la quale il sindaco ha ricevuto mandato di conferire incarico a tre addetti all’Ufficio di Staff, adottata con l’unica assenza dell’assessore Serluca, recita un mantra un po’ diverso, sempre che l’italiano della burocrazia, appunto, non sia una lingua diversa, per comunicazione e intellegibilità, rispetto all’italiano corrente. Nel testo si legge infatti, di dare atto “che l’incarico (ai tre addetti all’Ufficio di Staff – Ndr) si risolverà di diritto nel caso in cui il Comune dichiari dissesto…”. Ovvero, correla la cessazione del rapporto all’eventualità – futura - che si verifichi un accidente come il dissesto.

Occorrerebbe dunque comprendere se ha ragione l’Amministrazione comunale a confermare lo Staff pur richiedendo un'interpretazione autentica o ha ragione la Giunta quando delibera, e scrive, che il dissesto – in questo specifico caso - è una sorta di ‘liberi tutti’. Vada per il parere ministeriale, quindi, ma neppure Freud è da scartare…