La velocità del presidente della Provincia: nomine in meno di due mesi. Il giovane/vecchio Rubano vicepresidente di 'saldatura'

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Francesco Maria Rubano, neo vicepresidente della Provincia di Benevento
Francesco Maria Rubano, neo vicepresidente della Provincia di Benevento

E’ decisamente vero che l’esperienza, nel ruolo, affina doti: le più varie. Per esempio il decisionismo. Deve essere stato questo processo - dovuto al tempo ed al ruolo istituzionale ricoperto da tempo - alla base della nomina effettuata da Claudio Ricci, con Decreto presidenziale n. 5 del 3 marzo 2017, del suo vice alla Provincia (oltre ad aver assegnato le deleghe ai consiglieri - ne parliamo in altra parte del sito). Che è, senza alcun moto di sorpresa, il giovane Francesco Maria Rubano, ventinovenne consigliere provinciale eletto a gennaio di quest’anno in quota Ncd, pure vicesindaco del comune di Puglianello.

L’investitura sublima l’ossimoro politico, accoppiando ai vertici dell’ente locale un esponente del centrosinistra ed uno del (Nuovo) Centrodestra, e rappresenta la saldatura di un percorso fra Pd ed area centrista anche qui nel Sannio, effetto ordinario del processo di “democristianizzazione” di un (ex) partito di massa portato avanti con successo (ed altrettanto insuccesso) dall’ex premier Matteo Renzi.

Stavolta, si diceva, Ricci ha impresso una serena accelerazione al suo moto decisionale: eletto ad ottobre 2014, navigò in tranquillità fino a giugno 2016 prima di decidersi, sulla scorta del consueto esercizio di misura sugli equilibri interni al suo partito d’elezione (il Pd), a nominare Franco Damiano, sindaco di Montesarchio, a numero due della Rocca.

Oggi, invece, dinanzi ad un aspetto ben diverso dal precedente ma ugualmente legato alla necessità di battezzare l’alleanza nell’unica maniera concreta che conosce la politica (i posti), Ricci si è trasformato nello Speedy Gonzales di giovanile memoria. Ed ha promosso allo scranno un giovane/vecchio, appunto Rubano, con alle spalle un percorso sufficientemente ondivago per costituire un pregio nel cursus honorum: inizi ad una scuola classica, l’Udeur di Mastella, transiti veloci laddove le promesse parevano allettanti (Forza Italia, dove però aveva “avuto il sentore del rischio lacerazione, di un partito svuotato”), approdi da tutt’altra parte che non il centrodestra di nome e fatto, pur se co qualche schermatura d’obbligo (da Ottopagine): “Ed ora? Ti attribuiscono un flirt con l’Ncd? Sono totalmente indipendente, quello che faccio è sempre lontano dai baratto: mi impegno per la mia terra, per la Valle Telesina e per il Sannio, punto”. Appunto.