Durissima replica della società cooperativa Quadrelle 2001 alla decisione di sospendere il servizio di mensa scolastica a Benevento: Mastella revochi immediatamente la sua ingiusta ordinanza o ci saranno conseguenze legali

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Dopo la decisione con ordinanza del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, di sospensione dell'attività della società cooperativa Quadrelle 2001 che esplica il servizio di mensa scolastica nelle scuole cittadine, il responsabile ufficiale gare, logistica e risorse umane di detta società, Salvatore Ciro Balestreri ha inviato al prefetto di Benevento, Paola Galeone, e per conoscenza a Mastella, al dirigente comunale Vincenzo Castracane e all'assessore Amina Ingaldi la seguente nota. La lettera ha in oggetto la richiesta di revoca dell'ordinanza sindacale con ordine di sospensione dell’attività e ne spiga i motivi. Tale lettera Quadrelle ha comunicato in serata e di seguito la pubblichiamo: "Con riferimento a quanto in oggetto si significa quanto segue. In data odierna, da notizia appresa direttamente da quotidiani (venerdì alle 19,07 gli uffici erano chiusi!), l’O.le Sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha emesso un’ordinanza di sospensione dell’attività della scrivente società sulla scorta di comunicazione ASL inerente lo sversamento di rifiuti urbani, all’interno della struttura aziendale, che, come indicato nell’Ordinanza Sindacale sotto la voce “Considerato”, “… può costituire motivo di contaminazione cibi e pericolo per l’igiene e la salute pubblica, segnatamente sotto il profilo della sicurezza alimentare, atteso che la Quadrelle 2001 soc. coop. è appaltatrice del servizio di ristorazione scolastica per conto di questo comune”.
PREMESSO:
Che, in data 02 marzo 2017 presso lo stabilimento produttivo si sono recati, per una visita ispettiva, sia la locale e competente ASL (si, quella a cui si riferisce l’On.le Sindaco del Comune di Benevento), e sia una pattuglia di Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Salerno. Che, dal verbale rilasciato dai NAS si evince (punti salienti) quanto segue:
“Le condizioni igieniche – strutturali sono da considerarsi in linea con la normativa vigente in relazione all’attività svolta, salvo per gli inconvenienti [attenzione: inconvenienti] in appresso indicate;---///”. … [Omissis] …;
INCONVENIENTI /CRITICITA’ RISCONTRATI [Si indicano TUTTI gli inconvenienti indicati nel Verbale Ispettivo] - Assenza di alcuni pannelli della controsoffittatura e presenza di alcuni deteriorati a causa di umidità proveniente dal sottotetto;---///.
- Presenza di ruggine attecchita alla parte inferiore di una porta in ferro presente nell’area di confezionamento pasti;---///.
- Utilizzo di un servizio igienico ubicato nell’area di confezionamento pasti non idoneo in quanto mancante della necessaria areazione;---///.
- Presenza di trappole per roditori posizionate all’interno dell’intero laboratorio di produzione pasti e non corretta indicazione delle stesse, con necessità di revisione della specifica attività in autocontrollo.---///. [Null’altro!!!]

Che, in parte di detto viene riportato quanto segue: “corretta attuazione dell’autocontrollo aziendale / tracciabilità / rintracciabilità dei prodotti alimentari detenuti /preparati;---///.
Che, in alcuna parte è dato riscontrare una criticità che possa “costituire motivo di contaminazione cibi e pericolo per l’igiene e la salute pubblica”.
Che, dal verbale redatto dall’ASL si evince (punti salienti) quanto segue:
1) Presenza pannelli controsoffittatura con infiltrazione area preparazione pasti speciali e area lavorazione macchiati.
2) Porta uscita pasti confezionati: una delle ante presenta nella parte inferiore sezione con ruggine e non aderenza al pavimento.
3) Servizio igienico adiacente all’area confezionamento pasti: carente aereazione, con presenza di pannelli della controsoffittatura con macchie di umidità, con presenza di armadietti; tenuto conto di quanto rilevato se ne diffida l’utilizzo fino a ripristino di condizioni igienico – sanitarie.
4) Area esterna: pur se si è rilevata la pulizia dell’area antistante in relazione alle erbacce, si rileva nell’area retrostante rifiuti di cartone e plastica messi alla rinfusa e nell’area antistante si rileva la presenza di cassonetti in disuso da eliminare ad horas.

5) Si rileva presenze di trappole in sala preparazione e non corrette indicazione del cartello apposto in corrispondenza della stessa con necessità di revisione della specifica procedura in autocontrollo.

Le non conformità 1 e 2 potrebbero comportare una non idonea pulizia e sanificazione; le n. 2 e 4 potrebbero comportare l’intrusione di insetti striscianti.”.

Che, per la risoluzione di dette non conformità l’ASL ha disposto: “la non conformità n. 4 venga risolta ad horas e di tanto se ne darà finale comunicazione al Sig. Sindaco; per le non conformità n. 1 e 2 la risoluzione entro 20 giorni.”

Che, la verifica ispettiva da parte dei due organi di controllo – ASL e NAS – oltre ad evidenziare una corretta attuazione del piano di autocontrollo, ha rilevato solo delle normali non conformità.

Che la competente ASL ha rinvenuto rifiuti solidi urbani corrispondenti a “cartoni e plastica”, ed ha rilevato la presenza di cassonetti “in disuso”, e non “utilizzati”, e che da nessuna parte si evincono rifiuti come quelli indicati dell’Ordinanza Sindacale.

Che, per inciso, in data 23 novembre 2016, a mezzo PEC, registrata con numero di protocollo n. 103097, del 24 novembre, è stata protocollata una richiesta da parte della scrivente di inserire il nominativo dell’Azienda, fornendo tutti gli elementi necessari, nel novero delle aziende utilizzatrici del servizio di prelievo rifiuti solidi urbani (!!!).

Che, a quella richiesta, non è stato dato alcun seguito (!!!!!).
Che, per la risoluzione del problema, la scrivente si serve di idonee aziende di prelievo di rifiuti, non potendo (per quale motivo?) utilizzare il servizio pubblico.

Per quanto sopra premesso, si specifica quanto di seguito (segue l'elencazione di 12 fattispecie violazione del diritto amministrativi d aparte dell'ordinanza del sindaco per la quale, NDR). L’Ordinanza sindacale non ha motivo alcuno di esistere.

Si parta da un elementare presupposto. In caso di (reale) pericolo di contaminazione di alimenti e consequenziale pericolo per la salute pubblica, le Istituzioni ispettive del giorno 2 marzo – ricordiamolo: era giovedì – avrebbero potuto [Rectius: Dovuto] procedere alla chiusura immediata dello stabilimento con la prescrizione di rimozione immediata per la riapertura. Cosa che in alcuna parte dei già menzionati verbali è dato di evincere. Interpretazione, questa, assolutamente soggettiva, personale e non accettabile sotto qualsivoglia profilo la si intenda osservare, con evidente eccesso di potere.

Tant’è vero che il venerdì 3 marzo – il giorno seguente – la produzione dei pasti è regolarmente avvenuta senza alcun impedimento da parte delle Istituzioni competenti, ASL o NAS, che dir si voglia.

Da alcuna parte si evince la presenza di rifiuti pericolosi ovvero potenzialmente nocivi alla salute pubblica in quanto “contaminanti” (si ricorda: cartoni e plastica!!!).

Ma, intanto, il Sig. Sindaco, temendo chissà cosa, ha immaginato la presenza di (?) scorie radioattive (?) elementi chimici (?) o forse (alzi la mano chi lo ricorda!) la presenza di amianto (omissis, NDR) che in realtà, come tutti hanno poi potuto appurare, non se ne è mai vista traccia alcuna!!!

Intanto, però, attorno a questo laboratorio, neanche si trovasse a Seveso o a Chernobyl (luogo della famosa centrale atomica implosa negli anni ottanta, che ha causato la contaminazione di un vasto territorio per anni ed anni), si continuano a vedere contaminazioni, agguati alla salute pubblica, ed ogni altro tipo di pericoli che però (ma guarda un po’) sfuggono alle istituzioni di controllo che si sono avvicendati negli ultimi mesi, passando per la “solita” ASL, NAS, ARPAC, Forestale (ebbene si, anche questo glorioso e spesso ingiustamente dimenticato corpo), Ufficio Tecnico, Vigili, Servizio Veterinario, Dirigenze, Assessori, Comitati Mensa, e quant’altro (ho dimenticato qualcuno? Chiedo scusa! Eravate in troppi). No, i Boy Scout non sono venuti, quali volontari, per controllare. Non ancora almeno! Li aspettiamo…

L’ordinanza prevede la rimozione da parte della scrivente dei “pericolosi rifiuti” (mi domando: stiamo parlando di scarti alimentari o di scorie di uranio arricchito?), ed ordina la sospensione delle attività produttive fino al completamento di detta rimozione.

Orbene, al di la dell’interpretazione del tutto personale, irragionevole e sproporzionata, oltre che illegittima, si pone un quesito basilare. La scrivente azienda effettua(va) il servizio di mensa scolastica per le utenze scolastiche di codesto Ente senza ricevere alcuna contestazione per la bontà del lavoro svolto. È un’azienda presente sul comprensorio comunale di Benevento (credo!) e come tale dovrebbe essere fruitore di diritti al pari di altre aziende allocate sul territorio comunale. Del resto le pari opportunità, ossia la parità di trattamento, è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, all’art. 97. Bene.

Come accennato precedentemente nelle “premesse”, la scrivente, in data 23 novembre 2016 ha chiesto al Comune di Benevento di provvedere alla rimozione dei rifiuti solidi urbani che venivano prodotti nello stabilimento. Tale richiesta è stata inviata alla PEC del Comune che, il successivo giorno, ha inoltrato, sempre a mezzo PEC, la ricevuta di protocollo. Da quella data la scrivente non ha ricevuto nessuna risposta, contatto, approvazione, diniego, o altro che testimoni un minimo interessamento da parte di un Ente che, al contrario, dovrebbe essere partecipe delle attività produttive locali, e non ricordarsene solo quando le deve sospendere!

Ma… la vogliamo dire la realtà? Mi sembra giusto che, alfine, si conoscano le vere ragioni per cui l’On.le Sindaco sia giunto a tale conclusione. Il 16 febbraio scorso è giunta una richiesta di disponibilità ad accettare una proroga contrattuale per portare il servizio fino al 31 maggio prossimo. Ad oggi la scrivente non ha ancora dato una risposta, dovendo risolvere delle problematiche organizzative con le OO. SS. delle proprie maestranze. L’On.le Sindaco, evidentemente, ha ritenuto il nostro silenzio come un diniego alla disponibilità di prosecuzione del servizio. Un caso del genere non avrebbe sicuramente fatto fare una bella figura alla Sua Amministrazione. Ed allora? Troviamo una scusa e sospendiamo la mensa prima del giorno 7 marzo. In tal modo si mettono a posto più punti:
1) L’Amministrazione non perde la faccia (omissi, NDR) con la cittadinanza;
2) Anzi… ci fa una bella figura passando come “Salvatore della Patria” come difensore della salute pubblica.

No On.le Sindaco,, mi creda, non è così che si agisce. L’Ordinanza è nulla. Di diritto e di fatto. Illegittima nel merito e nelle motivazioni. Di detta ordinanza SI INVITA E contestualmente SI DIFFIDA Ad emettere una immediata revoca dell’Atto sospensivo, comunicando, a qualunque mezzo, la normale attività del servizio mensa per la giornata di lunedì e seguenti. E se oggi è Sabato è un problema solo Suo. Lei ed i Suoi collaboratori non Vi siete posti il minimo problema di comunicare a mezzo PEC ad un’Azienda, alle 19,07, un’Ordinanza di sospensione attività, a nulla importando che a quell’ora gli uffici fossero chiusi e che tale Atto, se non fosse stato riportato come notizia dagli organi di stampa, la scrivente l’avrebbe conosciuta solo lunedì, quando cioè operai e dirigenti si sarebbero recati nello stabilimento per attendere dati che nessuno avrebbe mai comunicato.

Nulla ricevendo entro le prossime ore la scrivente provvederà ad agire quale parte civile anche contro la Sua Ordinanza, come già fatto per la precedente revoca dall’ex Dirigente Angelo Mancini.

Egregio Sindaco, per concludere le voglio solo ricordare che un’azienda non merita di essere trattata come pezza per i piedi (omissis, NDR). In momenti storici così difficili l’unica risposta che lei sa dare è maltrattare le poche attività produttive ancora in circolazione? Prosit, On.le Sindaco. Prosit".