Alla comunicazione ufficiale "aumm aumm" non va dato alcun seguito: Mastella deve esplicitare di chi e di cosa parla quando comunica da Palazzo Mosti

- Opinioni IlVaglio.it

Il punto di vista del Vaglio.it sulla fase involutiva del rapporto con i mezzi di informazione del Comune di Benevento è stato espresso in maniera netta . Dinanzi alle sei-righe-sei con le quali palazzo Mosti riferiva di uno stato di attenzione dell'ente rispetto a circostanze e fatti e nomi, tacendo però circostanze e fatti e nomi, c'era di che continuare a restare all'oscuro pur al cospetto del (goffo) tentativo di fare chiarezza.

Verso le "disposte verifiche in ordine a vicende e situazioni che riguarderebbero dirigenti" nonché il controllo dell’osservanza "dei criteri deontologici da parte dei dipendenti comunali" avvolte nella nebulosa verbale licenziata per i 'media' si è levata pure qualche altra voce, a prima vista rendendo meno sola l'irricevibilità sottolineata dal Vaglio, sotto lo stretto profilo della comunicazione istituzionale.

E' toccato a Sandra Sandrucci di Altrabenevento avanzare riserve su siffatte modalità di dialogo con l'opinione pubblica, ma anche andare oltre. Passando dal rilievo più importante, "davvero si tratta di un testo sibillino", alla... interpretazione di una così conclamata ambiguità. E se da un verso ciò ha portato acqua agli ultimi casi sollevati dall'associazione, che nella nota vengono elencati secondo una formula dubitativa retorica, per richiamarli in realtà all'attenzione del lettore, dall'altro dà corpo alle criticate ombre verbali di palazzo (Mosti) con un piccolo artificio di scrittura ("...non è del tutto chiaro neppure il riferimento al comportamento di alcuni dipendenti. A tal proposito ci sovviene solo un ricordo..."), scorgendo nel linguaggio cifrato della nota del Comune un preciso obiettivo, identificabile quindi con certezza dalla lunga sequela di azioni di contrasto effettuate su temi piuttosto delicati e ancora scottanti.

Constatata innanzitutto con piacere la condivisione della censura alla reticenza istituzionale, aggiungiamo anche che, se un testo è ambiguo, è ambiguo sempre e in tutte le sue parti: pertanto, farsi chiosatori dell'ambiguità agli occhi del lettore, può tradursi nella consapevolezza acquisita dal destinatario dell'ambiguità (so che stai parlando di me). Destinatario che, sì, risponde in modo diretto e non cifrato ma, facendolo, dà anche una sorta dignità di comunicazione a una nota ufficiale che - in modo grave - non la possiede affatto. E così non si stoppa, ma si può dar campo alla politica di casa nostra che parla e scrive in codice, anche ufficialmente.