Sindaco Mastella, la mensa scolastica a Benevento deve continuare. E' obbligato a ricostruire dopo il disastro prodotto da tutti gli amministratori, non se la può cavare con un epitaffio

- Politica Istituzioni di Carlo Panella
Ingaldi e Mastella in visita a una scuola a Natale - Foto TV Sette
Ingaldi e Mastella in visita a una scuola a Natale - Foto TV Sette

In ogni cosa della vita, per costruire servono tempo e mezzi, per distruggere invece basta pochissimo. Se invece è nel distruggere che si persevera, allora si finisce male, come si vuol fare finire il servizio di mensa scolastica a Benevento. L'epitaffio, e manco laudativo, l'ha scritto oggi il sindaco Mastella in un comunicato emesso, dopo una riunione coi dirigenti scolastici: "Stante l’attuale numero di utenti che effettivamente pagano il ticket della mensa (circa la metà di quelli che ne usufruiscono) e in conseguenza del sopravvenuto dissesto finanziario del Comune, l'Ente non potrà più garantire in futuro tale servizio che è a domanda individuale".

La refezione funziona da un secolo, la resa nel 2017
Questa resa è una sconfitta per tutta la comunità beneventana non solo per i suoi amministratori, incapaci di gestire un servizio pubblico importantissimo e vitale; in alcune parti d'Italia, si ricordi, lo si forniva già un secolo fa; poi lo si è erogato via-via anche nei comuni piccoli, e pure in quelli sperduti del Sud Italia, ma quest'ultimo passo fu compiuto già dai primi anni Sessanta del '900, a memoria mia... Allora si chiamava refezione scolastica.

Benevento è un capoluogo di 62.000 abitanti
Il fatto che oggi tale servizio non sia obbligatorio per il Comune ma a domanda individuale, come sottolinea Mastella, può - forse - esentare da responsabilità politica in un comune pedemontano, di qualche isoletta o in un paesino di 500 anime, ma non può essere un'esimente per l'Amministrazione di una città di 62.000 abitanti: ve ne sono altri capoluoghi di provincia in Italia nel 2017 che, come Benevento, non sono in grado di proporre un pasto nelle scuole pubbliche ai bambini?
Quest'onta colpisce innanzitutto le famiglie e aumenta il divario con le altre realtà analoghe e quest'onta Benevento non l'ha conosciuta sempre: fino a 3-4 anni fa, infatti, i pasti serviti agli scolari arrivavano a 1700, a volte si è andati anche oltre. Non che il servizio fosse eccelso, lamentele non sono mancate, problemi pure, ma senza scandali.

Dal 2014 il declino del servizio in città
Dal 2014 invece è cominciato il declino: la vicenda è troppo nota ai lettori del Vaglio.it per doverla qui ricordare integralmente. La situazione è precipitata negli ultimi due anni "di governo" della passata amministrazione di centrosinistra e ha ricevuto il colpo di grazia dalla Giunta di centrodestra in carica. Provvidenziali denunce di associazioni (Altrabenevento in primis), comitati di genitori e sindacati hanno fatto scoprire una qualità del servizio scesa a un livello tale da diventare oggetto di indagine giudiziaria; per riassumerne l'esito, pur esso noto, basta una frase del capo della Procura della Repubblica sui pasti preparati (nello stesso luogo e dalla medesima azienda, oltre che per i bambini, anche peri malati e gli anziani non autosufficient)i: "Quel cibo neanche agli animali andava dato", disse Giovanni Conzo.

Per gli amministratori era "tutto a posto"
Purtroppo, l'amministrazione Pepe ha dapprima gravemente sottovalutato le denunce sul servizio, anzi ha pure tranquillizzato l'utenza, coi suoi dirigenti che asserivano e scrivevano che invece tutto fosse in regola. Solo a marzo 2015, il servizio venne stoppato. Ma poi - in pratica - non fu fatto molto per ovviare alla negativa pubblicità intanto derivatane al servizio. Si sarebbe dovuto innanzitutto indire una gara d'appalto tutta orientata sulla massima qualità del servizio e invece nuovamente si assegnò l'appalto (a nuova società che ha continuato a operare nello stesso centro di cottura della precedente indagata) con la procedura del massimo ribasso. Le polemiche e le denunce nel 2015 non cessarono e così per il secondo anno di seguito, nella primavera del 2016, il servizio fu interrotto nuovamente prima del tempo.

Le promesse di Mastella non mantenute
A giugno, Mastella, su questa immensa lacuna della Giunta Pepe, ha costruito buona parte della sua campagna elettorale, promettendo un'inversione totale di tendenza: gara d'appalto con l'offerta migliorativa e messa in funzione di un centro di cottura comunale, il tutto per garantire prima dell'assegnazione la migliore qualità del servizio. Detto ma non fatto. Nessun nuovo centro di cottura è stato realizzato e ancora, imperterriti, gara d'applato assegnata con il massimo ribasso (benché l'Anac e la nuova regolamentazione degli appalti, dal 2016, non la consentissero più). Risultato? Servizio appaltato alla società che in precedenza lo gestiva ed era stata anzitempo stoppata. E così, con questo cursus honorum, siano arrivati a qualche giorno fa, a marzo 2017, a quando - dopo i due precedenti stop del sindaco Pepe è toccato al sindaco Mastella bloccare il servizio, con motivazioni di natura sanitaria, prima del normale termine di scadenza dell'appalto e ben lontani dalla fine dell'anno scolastico.

La magistratura indugia, le famiglie scappano
Ovviamente, mentre gli amministratori civici d'ogni colore in questi anni hanno dato il meglio e la magistratura ha indugiato oltre ogni limite di sopportazione nelle indagini, senza dar conto della propria pubblicizzata inchiesta (peraltro non sostenuta dal Tribunale del Riesame quanto ai provvedimenti cautelari reali adottati), ovviamente dicevamo, i genitori hanno preso le loro misure preventive: i pasti richiesti da quasi 2000 sono scesi a poco più di 300. Trend agevolato dalla sentenza della Corte di Appello di Torino, intanto intervenuta, che ha dato alle famiglie la possibilità di fornire al proprio figlio il pasto: la cosiddetta “libertà di panino”. Contro questa sentenza ha fatto ricorso il Ministero per l'Istruzione e in merito si pronuncerà la Corte di Cassazione. L'ha evocato Mastella nella nota odierna, ma ci tornerò a fine articolo.

La foto e la dietista: forma, sostanza, immagine
Tornando in città, il Sindaco attuale non può cavarsela ricordando le responsabilità altrui E' indubbio che il guaio l'ha fatto chi l'ha preceduto ma, a 9 mesi dalla propria elezione, non solo il successore non ha rimediato - come promesso - ma mettendo mani ha seguito la scia e completato l'opera. Prima ancora che delle norme formalmente lo vietassero, bastavano e avanzavano i fatti accaduti a Benevento a imporre che non si doveva appaltare più il servizio mensa con la formula del massimo ribasso, che bisognava innanzitutto provare a ridargli la credibilità perduta puntano in primis sulla qualità.

Come s'è potuto immaginare che potessero bastare a invertire la tendenza la proprie parole rassicuranti, la proprie visite natalizie alle scuole o la foto dell'assessora Ingaldi che mostrava di mangiare quel cibo servito (tra l'altro, con mesi di ritardo) ai bambini! Anche perché, sul mero piano dell'immagine, molto più ha poi inciso, preoccupando, il fatto che una consigliera comunale mastelliana - Pedà, di mestiere dietista - ha lasciato la maggioranza, proprio per come dai mastelliani al governo ha continuato a essere gestita la vicenda-mensa.

Decide il sindaco non la Cassazione
In ultimo ma non per ultimo, completano il quadro le drammatiche conseguenze economiche per decine di famiglie di lavoratori che perderanno il salario o il posto di lavoro in conseguenza alla dismissione del servizio.

Mastella nello scrivere l'epifaffio al servizio di mensa scoalstica ha aggiunto: "Qualsiasi scelta per il futuro sarà legata al pronunciamento della Corte di Cassazione, destinato inevitabilmente ad influire sul numero dei potenziali utenti del servizio". No, sindaco. La scelta decisiva per la mensa nelle scuole di Benevento tocca al sindaco, alla politica e non alla magistratura romana.

Lei da subito agisca innanzitutto per la realizzazione del centro di cottura comunale. Poi si attenga a una severa carta dei servizi per preparare il capitolato di una gara che garantisca un servizio di massima qualità che varrà comunque, sia che la Cassazione consenta ancora il "panino libero", sia che no. Nonostante tutto, ci sono state ancora fino alla settimana scorsa 300 famiglie che hanno aderito al servizio (morosità a parte): con un servizio ai massimi livello non potranno che crescere.

Ci vorrà tempo, tanto, per riavere la fiducia e le adesioni, ma lei lotti e non molli, se non altro perché nel novero delle responsabilità per l'incredibilmente cessato servizio non mancano le sue. Sarà il primo cittadino per 5 anni! Non si faccia ricordare come il sindaco di Benevento che non consentì più ai bambini di mangiare alla refezione scolastica: nel 2017...