Mensa - "Scellerato fu il panino libero": l'effetto scambiato per la causa. A Benevento quando si tocca il fondo si continua a scavare...

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Non c'è molto da aggiungere, in conclusione, alla brutta storia della mensa scolastica cittadina. E il recente editoriale del direttore del Vaglio sin dal titolo ha chiarito perché un comune tra i primi 104 d'Italia per popolazione residente, nonché capoluogo di provincia, non possa fare a meno di tale servizio pubblico, sia pure "a domanda individuale" (ovvero, che non comporta l'obbligo dell'istituzione). Per quanto non compreso in senso stretto fra gli "indicatori" che misurano la vivibilità, è piuttosto difficile non correlare la presenza-assenza della mensa per i frequentatori abituali degli istituti scolastici della città a un aspetto ugualmente importante di quella qualità della vita in cui s'arranca nelle famose/famigerate classifiche di fine anno dei più importanti quotidiani economici.

Civiltà, quindi, e funzione sociale sono gli elementi che entrano in ballo, in questa vicenda, certo scontrandosi - non lo si può negare - con il fattore economico - oltre, naturalmente, quelle incapacità e inefficienze raccontate dalla messe di articoli di stampa sul tema prodotta dal mese di dicembre 2014, dalla prima denuncia dell'associazione Altrabenevento.

Proprio la pila di carne a cuocere alta così mette alle corde la soluzione/verità delle parti sociali che è toccato leggere, sul Mattino, a commento di un incontro con i rappresentanti dell'ente locale. Dunque, la "pre-condizione per sperare che la refezione scolastica possa funzionare, garantendo l'utenza indispensabile per consentire all'impresa appaltatrice di trarre il giusto profitto (sindacati, profitto... Ndr), senza che le difficoltà si ripercuotano sui lavoratori" è uno stentoreo "No al panino libero". Che ha goduto, "scelta scellerata", del via libera da parte dell'ente (tutto sembra pericolosamente ricordare un proverbiale adagio: o mangi la minestra...)

Il ragionamento dovrebbe dunque filare così: proibendo il Comune il panino da casa, la sala mensa non avrebbe patito vuoti (peraltro tristemente ritratti con il contorno di assessori e dirigenti comunali), tutti i ragazzi avrebbero dovuto mangiare i pasti preparati dalla ditta vincitrice dell'appalto, che avrebbe guadagnato il valore intero dell'appalto riuscendo a conservare la manodopera necessaria per calare la pasta in acqua bollente ogni santo giorno.
*
Nel mondo delle fiabe, invece, è stata - certo con un clamore più evidente che nel passato - posta un po' in discussione la qualità del servizio, in essa comprendendo la materia prima, quello che i bambini e le bambine portavano alla bocca. Sempre nel mondo delle fiabe, ancora, il progressivo scadimento del servizio, sottolineato da rivelazioni interne ed esterne - a dar retta a quei mattacchioni di associazioni e stampa -, ha indotto un numero via via più alto di "utenti" a rinunciare al piatto caldo. Il mondo delle fiabe racconta pure della insana gioia delle famiglie dinanzi a un così montante vuoto di fiducia: scarrozzamenti vari all'ora della pappa, o levatacce per mettere assieme, in velocità e - chissà - magari prima di andare al lavoro, qualcosa da far masticare ai figli.
*
La fetta di prosciutto tra due parti di pane è rossa: non per la sua natura animale, ma per la vergogna d'aver così pesantemente condizionato la tenuta dello schema economico-sociale.