La Benevento laica aspetta le scuse dell'arcivescovo Accrocca per le gravi parole di un prelato scagliate contro chi chiede l'applicazione di una legge dello Stato

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L'ospedale Gaetano Rummo di Benevento
L'ospedale Gaetano Rummo di Benevento

Ci si imbatte sempre più spesso, causa certo la ventata d'aria fresca che spirerebbe sin dall'elezione dell'attuale Pontefice, in una Chiesa ancor più in ascolto, meno raggomitolata sul passato e più propensa a una lettura delle istanze che promanano dalla società in accordo con i tempi moderni per cultura e tecnologia che dovremmo vivere. Poi viene sempre fuori qualcosa che soffoca, come è prevedibile peraltro, qualsiasi empito verso tali aperture.

Il resoconto offerto da Gazzetta di Benevento della serata dell'Associazione ProVita al cinema Massimo, tenutasi nel simbolico giorno del papà sul comprensibile tema "La vita è un dono prezioso", riporta dunque ogni possibile linea di credito verso la Chiesa nella normalità di una lezione dal pulpito in aperto contrasto con la libera espressione del pensiero. Fanno fede, è proprio il caso di dire, le parole spese da monsignor Pasquale Maria Mainofi nel suo intervento, che ha evidentemente impreziosito la scaletta del convegno in questione: "Sono rimasto inorridito dopo aver letto su 'Gazzetta di Benevento', ha detto dinanzi ad un pubblico attento, che un noto politico beneventano, ancora in carriera, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo (Lidu), abbia esultato alla ripresa dell'attività abortiva all'Ospedale Rummo. Mi era stato anche detto di questo avvocato che fosse un massone, ma non pensavo che arrivasse a tanto... Una ipocrisia più grande di così... Io mi sono vergognato di essere beneventano perché un uomo che difende il diritto alla vita ha esultato perché uccidono i bambini con l'aborto".

Il riferimento è chiaro, si parla di Luigi Diego Perifano e si parla dell'attività della LIDU (Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo) la cui sezione beneventana è presieduta dall'avvocato-politico, la quale negli ultimi tempi molto si è battuta perché nel maggior nosocomio cittadino, dopo il pensionamento dell'ultimo ginecologo non obiettore, il servizio dell'interruzione volontaria della gravidanza non fosse sospeso.

Perifano, l'associazione, le donne sono in grado di difendersi da soli, se vorranno.
Qui preme solo sottolineare la forza delle argomentazioni cattoliche, che viene fuori piuttosto bene da tali parole. Parole che perimetrano una pregnanza culturale fondata sul ragionamento, la moderazione dei toni, il rispetto dell'altrui modo di pensare...

L'aborto, dunque, continua a restare una sorta di spina nel fianco (non solo) delle gerarchie ecclesiastiche, la cui sensibilità si abbevera a siffatti canali di moderazione. Cui vanno opposte giusto poche cose.

L'articolo 7 della Carta, che non è carta straccia, ricorda agli smemorati che "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
La Religione di Stato non esiste.
Esiste ed è stato più volte riaffermato il principio della laicità dello Stato.
Le parole di un ministro del culto hanno valore e forza nello specifico ambito di riferimento (confessionale), ma non costituiscono necessariamente comune sentire.
La legge 194/78 sull'interruzione volontaria della gravidanza salvaguarda la sensibilità morale ed etica del medico assicurandogli, attraverso l'obiezione di coscienza, all'articolo 9, il non prendere parte a tali interventi.
La stessa legge, però, stabilisce con certezza che gli "enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l'espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8". Una previsione che all'azienda ospedaliera Rummo di Benevento è stata messa a rischio, concreto, dalla presenza di soli medici obiettori di coscienza in servizio.
Gli interventi (della Lidu, delle donne, anche del Vaglio.it) in favore del ripristino della normalità (sia pure a scartamento ridotto) all'Azienda Ospedaliera Rummo sono dunque stati condotti nel nome della Legge.

Le parole del prelato ricordate in avvio, quindi, si configurano come una critica nei confronti di chi (Perifano, la Lidu, le donne, le associazioni, gli organi di stampa... insomma l'Italia laica) guarda al bene comune favorito dalla piena applicazione della norma e si batte perché essa non venga svuotata di efficacia dall'abuso del diritto stesso (l'obiezione).

La Chiesa, qui a Benevento, attraverso l'esposizione pubblica e mediatica di alcuni suoi rappresentanti, si pone dunque dalla parte di chi guarda con sfavore le iniziative per fare in modo che una Legge sia rispettata.

"Gazzetta" racconta che alla manifestazione "ha partecipato anche l'arcivescovo, monsignor Felice Accrocca". Uomo accolto con favore dalla comunità cattolica locale e non solo: "La figura del nuovo Vescovo... sembra rompere con le immagini paludate e polverose" del passato, "da Calabria a Minchiatti, da Sprovieri a Mugione" (Nicola Sguera).

Avrà, dunque, l'arcivescovo - figura non paludata, né polverosa - ascoltato le parole della serata. Ne avrà colto il taglio fortemente polemico fino alla gratuità. Ne avrà pure letto sulla stampa. Mancano ancora la scuse ufficiali alla comunità laica di Benevento e del Sannio.