Ho visto Gelsomina fuggire di casa

- Tracce di Tiziana Nardone

La donna dalle urla strazianti avrà avuto al massimo 50 anni. Calzava una sola ciabatta. Anche le braccia parevano aver perso la duplicità. Con una mano faceva leva sulle lamiere di una Fiat Ritmo, l’altra era smarrita nell’auto, a volerne cavare qualcosa.

Il lato guidatore aveva la portiera aperta: un solo piede era saldamente ancorato al terreno, quasi a spingere il veicolo, come se non fosse più a motore.

La crocchia di persone, ferma, a scrutare, in un silenzio che non s’addiceva al luogo, cresceva a dismisura.

Io avrò avuto cinque anni. Quelle urla m’attiravano, sgranavo gli occhi, tanto più mia madre, cercando di farsi strada tra la folla, mi dicesse di non guardare, di incedere, in fretta.

Gelsomina il nome della fanciulla rapita dal drago. La madre, quel nome, lo aveva declinato in ogni versione: furente, poi supplichevole, infine lacrimevole.

Un ragazzo della sua età la stava rapendo, portandola via (presumo per sempre viste le logiche ferree del rione popolare) da casa sua.

La genitrice lottava come una fiera per salvare la figlia da quel destino a metà.

Gelsomina piangeva: una ciocca dei suoi lunghi capelli neri nelle mani dell’anziana, non più madre, caduta in terra.

La Ritmo s’allontanò, a singhiozzi.