Il videogioco come strumento didattico alternativo e l'abolizione dei compiti a casa: le frizzanti idee della ministra per l'Istruzione

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

La ministra dell'istruzione Fedeli, macinatrice instancabile di idee, di recente, si è rifatta viva con alcune proposte all'avanguardia. Aumentare i ridicoli stipendi dei docenti italiani? Deprecarizzare? Facilitare l'inserimento nella scuola o gli scatti di carriera? Intervenire con criterio sulla didattica? Attenuare la supplentite?

Macché, questi sono argomenti meschini. Urgono questioni più avanzate per poter lasciare il segno in tempi brevissimi. Bisogna sprintare. E quando la tua confidenza col mondo dell'istruzione è direttamente proporzionale al concetto di sobrietà proposto dal tuo hair stylist, l'impresa non sembra delle più semplici; e se è vero che le circostanze non rendono l'individuo di turno un pedagogista, la creatività deve farsi rivoluzione a ogni costo per sopperire. Da qui, le frizzanti e innovative linee guida: su tutte, il videogioco come strumento didattico alternativo e l'abolizione dei compiti a casa.

Ecco cosa serviva per trasformare definitivamente la “Buona scuola” nella “Buonerrima scuola”. D'altronde, Renzi, che ne sa a pacchi di ovvietà, ha ammesso di aver sbagliato con la riforma scolastica precedente. Salvo poi rettificare: “ci sono stati errori di comunicazione”.

La memoria purtroppo ci assiste, il ricordo di un premier entusiastico con gessetti e lavagna è ancora vivido; la strategia comunicativa oltrepassò di gran lunga la soglia del patetico, difficile dargli torto. Ma come si poteva fare altrimenti: ci sarebbe voluto il talento di Xavier Dolan per convertire l'equivalente legislativo di una trashata reggaeton in una poesia politico-visionaria. E, in tal senso, temiamo che il problema della comunicazione non fosse l'unico, né il più importante, tra quelli partoriti dal pensatoio renziano declinato in chiave scolastica; lo stesso pensatoio, per intenderci, che ha indotto gli agevolati dal Jobs Act a percepire la sigla PD come l'acronimo di Pestilenza Divina (in un vecchio articolo, ponendoci da una prospettiva blasfema, suggerimmo un altro acronimo...).

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che il trastullarci con le solite critiche improduttive e pregiudiziali, potrebbe aver stancato. La gente pretende delle risposte concrete e noi passatisti criticoni dovremmo allargare gli orizzonti e accogliere il fottutissimo cambiamento una volta per tutte. Bene, così sia, ma lo faremo fino in fondo.

Perché limitarsi a un piano didattico fraccomodo-stimolante ispirato al principio “la scienza è migliore con il joypad in mano” o all'abolizione dei compiti a casa (i quali sottraggono tempo prezioso al cazzeggio sui social), andiamo oltre. Eliminiamo i libri di testo, ricettacoli di argomenti inutili, e sostituiamoli con delle dispensine riassuntive e allegrotte (su tablet), magari tappezzate di smile. Diamo un tono informatico-imprenditoriale alle lezioni sin dall'alfabetizzazione e istituiamo l'argomento a piacere in qualità di unica domanda possibile durante le interrogazioni. Debelliamo il bullismo proiettando nelle aule delle scuole medie alcuni episodi attinti dalle serie tv americane in cui il bullo cresciuto cerca di redimersi, a distanza di anni, andando a scusarsi con il compagno di scuola molestato. Imponiamo una ferrea educazione alimentare somministrando brioches ipocaloriche uguali ai saccottini, solo meno ambiziose. In fine, rinominiamo la scuola con una dicitura più incoraggiante, tipo “ludoteca speciale”. Harvard, nell'ospitare Chiara Ferragni, ci ha indicato la strada. Ora dipende da noi.