25 amministratori presentati nominalmente come possibili morosi, negano sdegnati e pretendono chiarezza. Poi s'accontentano di 6 generiche righe di Mastella che non distinguono e quindi non chiariscono

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Sembra tutto finito, ora. Il sigillo nero sul bianco della carta stampata l'ha apposto lo Comune di Benevento: "Terminata la verifica sulle cause di incompatibilità ex art. 63 del TUEL. Dalla procedura non è emersa alcuna situazione riconducibile a tale ipotesi normativa". La bolla mediatica dei consiglieri e degli assessori conunali ritenuti "morosi" sulla scorta della pubblicazione di una lista dei loro nomi da parte del quotidiano Il Mattino si è sgonfiata. Con essa la scia di illazioni che ha fatto seguito alla scoperta, favorita da chi era a conoscenza degli accertamenti, incompleti, che si stavano conducendo per controllare l'aderenza delle situazioni individuali degli eletti o nominati alle ricordate prescrizioni normative.

In proposito, certi aspetti quantomeno dubbi sulla - voluta - fuga di notizie emergono anche da quanto scritto di recente qui sul Vaglio. Qualche titolo ha sintetizzato, con plastica efficacia, la conclusione della storia parlando di "tarallucci e vino".

Sì, va bene, ma sembra ancora non dissolta l'eco delle furiose parole di quei giorni, né la lettura di quelle dichiarazioni di fuoco, che tolgono il piacere del pepe ai tarallucci e trasformano il vino in aceto. Un paio di citazioni, rigorosamente bipartisan, le più forti.

Ecco dapprima l'assessora. Per Amina Ingaldi "è un tritacarne mediatico, quello messo in moto dalle indiscrezioni giornalistiche sui debiti dei rappresentanti istituzionali verso il Comune, a cui non posso e non voglio sottostare”.

E ecco il capogruppo consiliare di opposizione. Per Francesco De Pierro "gli importi... riportati dal quotidiano sono assolutamente inesistenti".

Entrambi veleggiano verso barricadere soluzioni: "Una cosa però è sicura: arriverò fino in fondo alla vicenda, per chiarire ogni dettaglio e chiedendo verità e il risarcimento della mia onorabilità, a chi ha riportato notizie false e a chi le ha costruite ad arte", tuona l'assessora.

Mentre il capogruppo diffidava i "competenti Uffici di codesta Amministrazione civica a voler certificare l'assenza di qualsivoglia debitoria dello scrivente nei confronti del Comune di Benevento ed all’uopo, dandovi la massima pubblicità, onde permettere la immediata smentita di quanto apparso sugli organi di stampa locale ed in particolare... su un quotidiano".

A quanto pare, lo sdegno si è sciolto come neve al sole. Perché il dato di fatto è di una tipicità prevedibile: uno stringato comunicato istituzionale, povero di contenuti e di spiegazioni, relegato fra le altre notizie, senza 'personalità autonoma', ha chiuso - per ora - il cerchio mediatico di una vicenda avviata, al contrario, con ampio risalto e titoli e strilli da edicola che hanno soddisfatto la curiosità e vellicato le pance della gente, alimentandone la rabbia e allargando il solco della disaffezione dalla politica.

Non solo i 2 citati, ma tutti i 25 consiglieri e assessori comunali di Benevento chiamati in ballo sui giornali con nome e cognome e cifre, stigmatizzati come possibili furbi o evasori, come minimo, "distratti" non hanno continuato a pretendere che il Comune di Benevento - ufficialmente e individualmente - scrivesse che il loro comportamento come cittadini sia stato limpido, inappuntabile.

Subito tutti zitti e risarciti nell'onore da sei scarne righe, che nulla hanno chiarito? Tutti e 25 come una sola persona consiglieri e assessori, di maggioranza e opposizione. La classe politica...