Il dopo Lonardo all'Asia - La nomina del nuovo amministratore unico chiarirà se è solo propaganda la discontinuità tra Mastella e i predecessori

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Lucio Lonardo
Lucio Lonardo

Con qualche mese di anticipo sulla naturale scadenza (fine anno), il socio unico di Asia Benevento, e cioè il Comune, ha deciso, nell'assemblea straordinaria caduta l'ultimo giorno del mese di marzo, di dare corso al 'nuovo' Statuto della società così come adeguato dal Consiglio comunale del 16 dicembre 2016 (18 voti a favore, 4 astensioni, 5 contro) al Decreto Legislativo n. 175/2016 ("Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica"). Per tale norma "l'organo amministrativo delle società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico".

Soluzione verso la quale, hanno ricordato contestualmente i quotidiani locali a stampa, del 1° aprile, quasi notificando uno 'scherzo' agli interessati, ha inteso dirigersi l'ente locale a guida Mastella, dimissionando il Consiglio di Amministrazione presieduto da Lucio Lonardo e composto da Palma Varricchio e Mario De Masi.

Era già tutto previsto, si sarebbe potuto canticchiare, ma il piede comunque un po' pigiato sull'acceleratore (appunto il termine di chiusura del rapporto piuttosto prossimo) può deporre per l'esaurimento del rapporto di fiducia tra il CdA e il socio unico.

In verità, neppure si comprende perché tale rapporto sia durato oltre la data delle elezioni (giugno 2016). Espressione della vecchia maggioranza di centrosinistra (e nominato a meno di un anno di distanza dalla tornata elettorale per palazzo Mosti), il CdA presieduto da Lonardo non è stato moralmente convinto alle dimissioni dai vincitori mastelliani, di tutt'altra collocazione, ma confermato fino a dicembre 2017.
Né d'altra parte il medesimo CdA di Lonardo ha ritenuto coerente con la sua spiccata propensione, ratificata dalla serie di nomine avvenute durante il sindacato Pepe, presentare le dimissioni. Due errori non hanno potuto che produrre, nel tempo (relativamente breve), una serie di attriti che è stato possibile percepire solo attraverso il crescente e diffuso malumore per la "città sporca": di qui la strada in discesa verso la separazione, che avverrà in maniera ufficiale con la prossima assemblea dell'azienda, quella che - poteva mai mancare l'automatismo di stampa (Il Mattino, 2 aprile) su date ed anticipazioni sui nomi? - provvederà a designare l'amministratore unico.

“Il mio non era un posto fisso. Dopo dieci anni di duro lavoro e di risultati che ci premiano non devo dimostrare più nulla a nessuno”, così ha commentato la decisione del Comune lo stesso Lonardo, su Ntr24. Ed ha ricondotto il discorso sui binari di una sacrosanta semplicità, dalla sua esternazione però piuttosto lontana: non è possibile che l'amministratore di una società pubblica duri in carica così tanto tempo. Perché dieci anni sono troppi e un solo mandato è più che sufficiente, per chiunque, e questo per evitare tanto una generale, perniciosa sovrapposizione fra un nominato e l'azienda, quanto il rischio che si creino rendite di posizione alterando equilibri amministrativi e lavorativi.

Ma un altro totem da buttare giù è quello della 'competenza': quasi mai, nella microstoria delle 'partecipate' locali, le scelte negli organi sociali sono state effettuate al di fuori dell'ambito politico, e il politico, che non è un tecnico, può spendersi in carisma e pubblicità ma senza mettere solo il suo cappello sui risultati. Questi i limiti, dunque, dell'identificazione del 'brand' con il nome di un presidente, al punto che, pure nelle feroci polemiche che hanno giocoforza attraversato il suo periodo nella sede Asia di via Ponticelli, l'uomo è stato visto come l'azienda (che andrebbe riformata dal basso fino alla creazione, stabile e duratura, di un organo tecnico davvero indipendente da una imposta componente politica).

Un equivoco dal quale si può restare lontani solo se la politica abdicasse, nell'interesse pubblico, al ruolo di ufficio di collocamento dei suoi più fedeli quadri.

Gli esempi forniti dal sindaco Mastella, invero, non hanno mai segnato finora una cesura con la ricordata via maestra, dalla scelta degli assessori (con qualche eccezione) all'individuazione di CdA e/o nomine varie, perciò il grimaldello offerto dalla legge per Asia Benevento offre all'opinione pubblica l'opportunità, l'ennesima, di valutare se l'amministrazione scelta a larga maggioranza un anno fa è davvero 'diversa', come si dipinge. O, al contrario, nel solco della beneventanità, se lo è "così così", come nella vecchia canzone di Vecchioni...