Due inchieste sul presunto voto di scambio alle Comunali di Benevento, ma la sicura (brutta) notizia è l'ennesima richiesta di proroga delle indagini da parte della Procura

- Opinioni di Carlo Panella

La notizia nuda e cruda è (sarebbe....) questa: la sostituta procuratore della Repubblica di Benevento, Francesca Saccone, ha chiesto (e ottenuto dal Gip) la proroga di sei mesi di un'indagine su un ipotizzato reato di voto di scambio, partita dopo una denuncia di una candidata alle ultime Comunali di Benevento. Questa indagine si aggiunge all'altra analoga, tuttora in corso, e addirittura cominciata mesi prima lo svolgimento della campagna elettorale per dette elezioni e condotta dalla sostituta della locale Procura, Assunta Tillo.

Per entrambe le indagini è stata chiesta la proroga dei termini per la conclusione, proroga concessa dal gip. Detto dell'esistenza delle inchieste niente è stato detto. E non perché non siano noti i nomi degli indagati, ovviamente, ché civiltà giuridica pretende siano da considerare innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Nulla significano queste indiscrezioni sull'ipotizzato voto di scambio perché - lo abbiamo scritto e lo ripetiamo - perché a Benevento i processi che riguardano i politici, la ipotizzata corruzione nell'amministrazione degli enti pubblici, finiscono pressoché tutti, almeno quelli (pochi) di maggior rilievo, con un nulla di fatto: o perché trascinati per anni fino alla inevitabile prescrizione oppure perché la Procura tranquillamente ci ripensa... e, dopo aver perseguito degli imputati, a volte per anni, avendo chiesto anche (e a volte ottenuto) misure cautelari, propone essa stessa alla fine del dibattimento l'assoluzione di colui o colei che avevano ipotizzato rei.
E' capitato sovente a Benevento, soprattutto quando al sostituto procuratore che (anni prima) aveva iniziato a perseguire ne è subentrato (anni dopo) un altro. E pure di questo, su queste colonne, abbiamo scritto.

Ecco perché, nell'incipit di questo articolo, abbiamo usato (in parentesi) il condizionale a proposito della "vera" notizia. Perché, se è indubbio che le due indagini sono in corso, andando oltre l'apparenza formale del fatto, la notizia semmai è che la Procura della Repubblica continua a muoversi come una tartaruga, lasciando facilmente presagire come si andrà a finire. Scommettere sulla prescrizione su queste ipotesi di reato, per questo tipo di indagati, ricorda lo slogan del famoso spot pubblicitario in Tv: "Ti piace vincere facile..." con annessa musichetta.
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Le passate inchieste in materia, le maggiori ancora in corso faticosamente arrivate in fase di dibattimento o di prossima sua apertura (sul Comune di Benevento e sull'Asl), qualche altra come quella sull'Amts di cui s'è persa ogni pubblica traccia, tutte concordano e si sviluppano sulla stessa direzione e verso lo stesso esito. Ora, sicuramente la responsabilità non può essere addossata solo alla Procura e alla lunghezza della sue inchieste, perché è noto che la procedura in materia penale è stata resa dal legislatore (che è un politico...) complessa e farraginosa; ed è noto pure che gli avvocati difensori - nell'interesse dei loro clienti - fanno di tutto per allungare i tempi e arrivare alla prescrizione che, potrà anche non rendere giustizia ai loro assistiti presunti innocenti, ma che comunque sicuramente eviterà loro un'eventuale condanna.

Ma, detto ciò, rimane la responsabilità principale della magistratura inquirente che ben sa - prima di avviare le indagini- in quale contesto opera, che le procedure sono quelle che sono, che i mezzi a propria disposizione sono quelli che sono, che il carico di lavoro per ogni sostituto procuratore è quel che è. E siccome nelle procure lo sanno non possono continuare a operare come se non lo sapessero, allargando oltremodo, come troppo spesso è accaduto, le indagini, seguendo varie piste, un modo di operare che, in termine di persecuzione dei reati, a nulla ha portato. Se non a volte alla gravissima e ingiusta "pena provvisoria" per qualche indagato: l'adozione di una misura cautelare, più o meno afflittiva, con conseguente danno d'immagine sui media per chi ne è destinatario.

Banalizzando, sarebbe molto meglio portare a processo un indagato per un solo fatto corruttivo, impiegando tutte le proprie ridotte risorse per corroborare l'accusa con prove a carico, che lasciarsi "ingolosire" dal quadro indiziario per seguire tutte le altre ipotesi, consumando la risorsa principale che è il tempo a disposizione per accusare che intanto decorre e che, decorrendo, tutto il lavoro di indagine demolisce.
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Per cui, se mai a Benevento ci possa ipoteticamente essere un politico corrotto - non si abbandoni al facile sorriso il lettore: stando alle sentenze passate in giudicato dei processi qui istruiti, non ve ne sono - è meglio provare a farlo condannare a una pena minima, rispetto a quella ipotizzabile "scavando più a fondo". Quella minima condanna potrà essere un deterrente, per gli altri amministratori pubblici nella sua posizione molto di più di una "clamorosa mega indagine).

Ecco perché l'aspetto principale, relativo a queste due inchieste sulle Comunali di Benevento del 2016 (nel quale è sicuramente accaduto qualcosa di grave, sul piano penale, ampiamente sottovalutato dalle istituzioni) non è l'ipotizzato reato (pur grave), ma la perdurante prassi della richiesta di proroga delle indagini, che (controllare per credere) si è posta puntualmente come antecedente dei processi che si chiudono per prescrizione. Tacendo di quelli che si concludono con le assoluzioni degli imputati per i quali ogni allungamento dei tempi aggrava oneri e danni.

Fai quel che devi accada quel che può, scriveva Kant, i magistrati troppo spesso si giustificano evocando la prima parte di questo detto, mentre dovrebbero soprattutto concentrarsi sulla parte finale. Fare la legge sul processo penale è compito dei politici ed è loro la responsabilità prima se quello vigente non funziona e non viene riformato, tuttavia i magistrati non possono trovare giustificazione in ciò. E' vero che siamo nel penale, ma si lasci la materia dell'alibi in mano agli avvocati.