Achille Antonaci, vicesindaco dimissionario del Comune di Ponte, spiega le ragioni del suo gesto politico

- Politica Istituzioni di Teresa Simeone

Ancora malumori a Ponte, nell’amministrazione Meola. Non è la prima volta che si registrano dissensi, anzi, è ormai quasi una costante per il sindaco perdere pezzi a ogni consiliatura. Per dovere di cronaca, anche chi scrive in passato ha fatto una scelta simile; all’epoca del mandato di consigliera ricopriva quello di capogruppo di maggioranza: scelse di restare in Consiglio come indipendente, dopo aver presentato le dimissioni e reso pubblica, con articoli e manifesti nel paese, la propria decisione.
Precedentemente si erano avute altre rinunce simili. Il motivo? Quasi sempre lo stesso: una visione anacronistica della gestione politica da parte di Meola che rende impossibile, di fatto, il ricambio generazionale.

Anche Achille Antonaci, dunque, a nemmeno tre anni dalle ultime votazioni, esprime una posizione ferma, dimettendosi da vicesindaco del Comune di Ponte. Ha accettato di rilasciare questa intervista, la prima dopo la decisione, sofferta, di abbandonare l’incarico che ha ricoperto dal 2014, tra l’altro in continuità con il gruppo che forma l’attuale maggioranza consiliare.

Alle ultime elezioni lei ha conseguito un importante successo elettorale raccogliendo ben 175 voti, contro i 124 di Armando Capobianco: è questo che ha determinato la scelta di Meola nel designarlo vicesindaco?

La scelta, in realtà, non c’è stata nel senso che, in mancanza di un accordo precedente, il sindaco ha lasciato a noi consiglieri la responsabilità della decisione, di una decisione che, però, sarebbe dovuta essere la sua. Si è registrata anche qualche discussione con Capobianco perché sembrava naturale la sua designazione ma, alla luce dei risultati, considerando i voti da me riportati, tutti chiedevano a gran voce che facessi io il vicesindaco.

In ogni caso Meola le ha affidato una carica di prestigio che le consentiva, comunque, un alto margine di intervento: è riuscito a svolgere il suo mandato come avrebbe voluto in questi anni?

Direi proprio di no, costretto, come sono stato, dopo quasi tre anni, a presentare le mie dimissioni. Dimissioni che, ci tengo a ribadire con forza, sono irrevocabili. La mia è una decisione ponderata, maturata già dall’anno scorso, nel periodo del Giro d’Italia in occasione del quale ho preferito soprassedere perché non volevo, in un momento così importante per il paese, creare disarmonie all’interno del gruppo di maggioranza. Non è, dunque, un capriccio: continuerò, ma come semplice consigliere.

Che cosa avrebbe voluto fare e che cosa non è riuscito a fare?

Un progetto di cui sono orgoglioso è la Casetta dell’acqua che eroga a costi bassissimi acqua fredda, a temperatura ambiente e frizzante. Gli altri progetti sono rimasti bloccati: il ripristino della rete della pubblica illuminazione, con il passaggio al LED, ormai realtà in ogni paese, ovviamente con un distinguo tra centro storico, centro urbano e zona industriale. Quest’ultima, infatti, risulta ancora quasi interamente al buio. Un altro progetto bloccato riguarda la video sorveglianza: si realizzeranno mai? Chi vivrà vedrà!

A chi addebita la mancata realizzazione di queste opere?

Al Sindaco, in prima istanza, ma anche all’Ufficio Tecnico che, a mio avviso, rappresenta il maggiore ostacolo alla realizzazione di progetti importanti.

Per quali motivi, a suo avviso?

Lentezza della burocrazia sicuramente, ma anche ragioni che non mi è dato sapere. Fatto sta che c’è un immobilismo che impedisce la crescita: l’unica persona che mi sento di ringraziare per la sua disponibilità è Domenico Iannelli, responsabile del settore manutentivo. Per il resto ciò che ritengo prioritario e che avrei voluto fare sarebbe stato cambiare l’organizzazione dell’Ufficio Tecnico e del Settore amministrativo.

A più di dieci giorni dalle sue dimissioni Meola non ha ancora designato il suo sostituto: girano voci non confermate. Lei cosa può dirci, in proposito?

A dire il vero mi risulta che le voci siano appunto solo tali.

Alla luce dell’esperienza politica maturata, quali sono i problemi più urgenti che la comunità pontese si trova ad affrontare?

Sicuramente i problemi che riguardano la viabilità rurale, ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Poi ci sono quelli antichi, come il degrado del Mercato coperto: mi ero ripromesso di risanarlo, ma è stato impossibile. Non so se è abusivo, se è inagibile o, addirittura, se ufficialmente esiste. Tutto è avvolto nella nebbia del più assoluto mistero. Per quanto riguarda il cimitero e lo spettacolo indegno che offre, però, c’è una buona notizia: è stato allestito, infatti, il cantiere per cui a breve si potrà procedere a ripristinare il giusto decoro.

In questi giorni si sta parlando molto anche del biodigestore...

È un argomento molto delicato: è stata presentata, infatti, una richiesta di AUA, Autorizzazione Unica Ambientale, da un privato, richiesta che è stata girata alla Provincia di Benevento. C’è stata una prima Conferenza di servizi in cui sono state fatte delle prescrizioni sia da parte dell’ARPAC che della citata Provincia. A breve ce ne sarà una seconda: il Comune, da quello che so, si è impegnato a contrastare con ogni mezzo l’operazione al fine di tutelare le attività che sono già in essere nella zona industriale e soprattutto quelle del settore agricolo.

Un altro argomento caldo è quello relativo ai migranti e all’adesione, manifestata in Consiglio, allo SPRAR: come procede la pratica?

È stato presentato il progetto e si aspetta lo svolgimento della gara da parte del Ministero.

Cosa ha intenzione di fare in futuro? Ha intenzione di ripresentarsi alle elezioni?

Al momento assolutamente no. Sarei disposto a impegnarmi nuovamente solo se si creasse un gruppo di giovani motivati, freschi di progetti, che volesse realmente restituire a Ponte un po’ dell’antica vivacità. Dovrebbe, però, non avere avuto precedenti relazioni politiche con l’attuale settore amministrativo per poter procedere in maniera libera a una sua necessaria ristrutturazione.