Il mare dei turisti per il weekend pasquale non ha bagnato Benevento: il vuoto delle parole vane e le mancanze di oggi e di ieri

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Il chiostro di Santa Sofia
Il chiostro di Santa Sofia

Si potrebbe racchiudere tutto nel perimetro di due articoli: l'uno di Ottopagine, l'altro di Gazzetta di Benevento. Più a carattere generale il primo: "Un week end di Pasqua decisamente positivo per la Campania dal punto di vista turistico: nonostante le condizioni meteo non proprio ottimali la regione è stata presa d'assalto dai turisti". Più legato al territorio il secondo: "Pasqua con città semideserta. Poca la gente in strada nonostante nella mattinata non si fosse ancora manifestato il temporale che poi è giunto ad ora di pranzo, nel primo pomeriggio. Turisti ne abbiamo visti pochissimi e, tuttavia, erano chiusi quest'oggi sia il Museo del Sannio che il Museo Arcos, peraltro come annunciato dalla Provincia. Aperto, invece, qui lo ha annunciato il Comune, l'Hortus Conclusus".

In mezzo si potrebbe infilare una recente esternazione (28 marzo) del sindaco Mastella a commento di un'analisi statistica sui flussi 2016: "Il dato sui turisti stranieri conferma la bontà delle nostre scelte”. Frase che suona un po' beffarda, se rapportata appunto (grazie ai due articoli ricordati) a uno dei momenti 'topici' del calendario turistico, il lungo week-end pasquale.

Deve essere venuto meno, questa volta, il "contributo delle iniziative che abbiamo messo in campo in questi primi mesi di governo cittadino", concertini e bancarelle in larga parte. Eppure, ricordava il primo cittadino, "dopo l’illuminazione del complesso monumentale di Santa Sofia e dell’Arco di Traiano, abbiamo programmato anche l’illuminazione di altri monumenti e angoli suggestivi della nostra città".

Non è bastato, evidentemente, a rischiarare le idee sulla scelta di quei turisti stranieri che "hanno invaso tutte le nostre città d'arte, i numeri dei musei (quelli statali tutti aperti anche il giorno di Pasquetta) e le prenotazioni alberghiere segnano un crescita fortissima, ma soprattutto indicano che l'aumento più forte non è nelle tradizionali grandi capitali del turismo internazionale ma nei luoghi minori, nelle città d'arte e nel mezzogiorno, ad iniziare da Napoli", ha commentato le cifre del boom pasquale il ministro della Cultura Franceschini.

Né, in tutta evidenza, l'aver "avviato un percorso di collaborazione con la Reggia di Caserta e con il suo direttore Mauro Felicori" - è sempre Mastella a parlare in una nota ufficiale di palazzo Mosti - ha sortito benefici effetti di ritorno (per il Sannio) viste le "lunghe file all'esterno della Reggia di Caserta per l'apertura del Parco Reale, la prima volta dopo 25 anni in un Lunedì in Albis. Alle 12.50 erano seimila gli ingressi, moltissime le famiglie provenienti da tutta Italia e dall'estero, dalla Svizzera, dalla Spagna; a causa dell'alto numero di prenotazioni on line il sito della Reggia è andato in tilt. Scarse le lamentele dei visitatori in coda nonostante l'attesa media sia di almeno due ore", ha scritto l'Ansa Campania.

E questi giorni hanno messo alla corda, con il loro vuoto pneumatico, anche i riallacciati "rapporti di collaborazione con la rete delle città facenti parte del sito Unesco Longobardi in Italia: i luoghi del potere”. A proposito della quale un episodio raccontato da Mastella nel corso del suo sermone televisivo del sabato santo, fino a oggi non smentito, sintetizza la vocazione politico/amministrativa dei passati governi cittadini, e la salda all'attualità: "Io dovrei fare il presidente della Lega dei Longobardi (il riferimento, invero, è all'associazione "Italia Langobardorum", costituita dai Comuni di Benevento, Brescia, Campello sul Clitunno, Castelseprio, Cividale del Friuli, Monte Sant'Angelo, Spoleto, dalla Fondazione CAB-Istituto di cultura Giovanni Folonari e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Ndr), perché ora nella rotazione tocca al sindaco di Benevento. E ho visto qualche disagio da parte dei miei colleghi perché precedentemente l'amministrazione di Benevento non ha pagato la sua quota di 12.000 euro...". Al banchetto di cultura e turismo, insomma, non si intende digiunare, ma si entra di straforo.