Pasquette per amore, pasquette per forza: i protagonisti di sempre in cinque profili e i capitoli del diario minimo di questo 2017

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Pasquette per amore, pasquette per forza. Ne ho viste di ogni tipo, di gente di ogni sorta. Un un'unica costante universale, malgrado la datazione variabile: il meteo aleatorio. Da qui, il celebre detto “tre cose sono certe nella vita: le tasse, il rigore per la Roma e le previsioni del tempo imperscrutabili del lunedì dell'Angelo” (dopo l'invenzione delle soap opera, la morte è stata esclusa dall'elenco).

Le opzioni sul come trascorrere la goliardica giornata post-resurrezione sono molteplici: scampagnate, montagnate, spiagge, mulattiere, carovaniere, passeggiate urbane, agriturismi, vie romee, ecc. Per gli agorafobici: case collinari, case diroccate, case sottomarine, case metaforiche, case in costruzione, case abusive, case con velleità di abusivismo, agriturismi di massima sicurezza, ecc. Per i disadattati creativi: hotel di lusso per gatti, megaparcheggi, autogrill, mansarde parigine senza finestre, maratone pornografiche o di film autorali, pompe di benzina in disuso, ecc.

In merito all'organizzazione, esistono fondamentalmente cinque approcci, ciascuno dei quali corrispondente a uno specifico profilo umano: l'organizzatore, il collaboratore, il disorganizzato, il disorganizzatore e l'inorganizzabile.

Il primo menzionato può essere efficiente, decisionista, polemico, ansioso, ansiogeno o vittimista, ma rappresenta, di fatto, l'unica risorsa comitivale credibile affinché un minimo di pianificazione abbia luogo: se non esistesse, non esisterebbe neanche la pasquetta. Il secondo, pur non essendo un trascinatore, svolge una duplice funzione da non sottovalutare: semplifica il lavoro dell'organizzatore e allevia il senso di solitudine di cui spesso quest'ultimo è preda. Il disorganizzato, invece, è un fatalista: durante la tarda mattinata del lunedì in Albis, dopo aver disertato ogni guerra fredda organizzativa nei giorni precedenti, decide finalmente di affrontare l'argomento “che si fa?”. E, non si sa come, riesce sempre ad aggregarsi a qualcuno o a qualcosa dispensando secchiate di cazzimma.

Il disorganizzatore, infastidito dalla troppa facilità con la quale gli altri protopasquettari raggiungono a sorpresa un accordo sul da farsi, comincia a sciorinare proposte irrealizzabili – conoscendone alla perfezione l'irrealizzabilità – al solo scopo di sabotare la precaria armonia. Per certi versi, sembrerebbe l'equivalente amicale dei teorici della panspermia. I quali, anziché fornire una risposta plausibile su come sia nata la vita sulla terra, preferiscono spostare semplicemente il problema da un'altra parte senza risolverlo, scoraggiando, di conseguenza, anche tutti coloro che tentano disperatamente di trovare una soluzione non extraterrestre al quesito.

Infine, l'inorganizzabile, sempre sul pezzo quando si tratta di far sbandare qualsivoglia discussione improntata sulla logistica: l'off-topic è il suo mestiere, i gruppi whatsapp sono il suo habitat naturale, l'esaurimento nervoso è il suo dono all'umanità. Dinamica dominante: quando è l'organizzatore a dover interloquire con l'inorganizzabile per venirne a capo, costui prova la medesima sensazione che proverebbe se fosse murato vivo in un film di Lynch. Ma passiamo ora alla nostra pasquetta 2017.
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Capitolo I La scelta della location

Quest'anno, memori dell'inaffidabilità climatica delle edizioni precedenti o, meglio ancora, dell'inaffidabilità ontologica del lunedì dell'Angelo, abbiamo deciso di ispirarci al modus operandi di un nostro amico non più oltreoceanico il quale, da circa un lustro, non partecipa ad alcun evento situato a una distanza superiore ai 100 m, o inferiore ai 30000 km, dalla sua attuale postazione; anche ieri, infatti, nessun avvistamento. Per chi non l'avesse capito, stiamo parlando di una terrazza, un quasi inedito compromesso tutto sommato ben riuscito (NB: se non infiliamo almeno un “ontologico” ogni tre articoli ci viene la scimmia da metafisica; siate buoni, concedetecelo in questo periodo di rievocazioni miracolistiche).

Capitolo II Il lunedì dell'Angelo sterminatore. Cibi, bevande, divisione del lavoro...

Appuntamento al-risveglio-dal-letto-post-pasquale-medio e mezza: un orario a metà strada tra le 11 e le 11:30, ma non proprio le 11:15. Alcuni/e sono andati/e a fare la spesa con grande disciplina finanziaria (una spending review non impostata sui tagli lineari, anzi), altri/e si sono prodigati/e nell'allestimento, altri/e ancora hanno contribuito con dottorati in grigliate da terrazzo, fotografie suggestive, performance, simpatie, pulizie e incremento delle vettovaglie.

Per il menù ci siamo affidati alla tradizione: parmigiane, paste al forno, pizze rustiche, frittate, hamburger, hamburger vegetariani, salsicce, uova di pasqua, pastiere, crostate di ricotta, formaggi, salumi, schifezze sgranocchiose (scovate l'intruso). E, in perfetto stile schiaffo-al-terzo-mondo, la metà delle cose non sono state consumate. Sull'ordine delle portate abbiamo compiuto qualche significativa inversione, facendo infuriare tanto i dogmatici della consecutio piattorum quanto gli ultraeretici promotori del dulcis ab origine. In sostanza, carne ante omnia, con annessi trenini conga ritmati dal coro “niente amici con l'insalata” per schernire i vegetariani presenti; dopodiché, le rimanenti pietanze che con palese ipocrisia definiremo buonissime senza alcuna eccezione. Focus: parmigiana e pasta al forno, venendo meno a ogni canone di impiattamento, sono state servite simultaneamente, evenienza che, grazie all'intervento della serendipità, ha permesso l'episodica apparizione di una pasta alla norma. Secondo focus: un vecchio adagio della pasquetta, puntuale come quasi nessuno dei partecipanti duemiladiciassettini, è la disputa sulla ipotetica bontà della pastiera; noi, dopo tanti anni a combattere in trincea per il fronte del no, abbiamo deciso di mettere il voto di sfiducia sull'apprezzamento del dolce pasquale per antonomasia, stabilendo di non conferire più alcuna autorevolezza gustativa a chiunque, nel suddetto conflitto, indossi la divisa diversa dalla nostra. Paragrafo bevande: apertass anacronistici, aglianicume, code di volpe, code di altri animali meno scaltri, birre, liquori al pistacchio ischitani e intrugli estemporanei per chi ama bere fuori dagli schemi (Nocillo+acqua+coda di volpe).

Capitolo III Dalle schitarrate ai mash-up elettro-lirici

Il classico repertorio da cantata di gruppo ormai non fa più presa. Il primo ad annoiarsi è lo strimpellatore di turno il quale, dimentico della diteggiatura corretta, con le mani arrugginite, “la voce che non arriva più al mi” (al massimo qualche strilletto in si diesis) e troppe strimpellate sconclusionate sulle spalle, decide di concedersi con flebile entusiasmo e per poco tempo. Questo generalmente. Tuttavia, nel nostro caso, grazie a un amico che non ha mai smesso di commuoversi, anche la chitarra, quantunque non accordata alla perfezione e priva di una corda, è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio vitale. La formula vincente: brani trash-dance riproposti in chiave intimista e sigle dei cartoni anni 90 fuse tra loro, impreziosite da stonature corali pioneristiche e riproposte in chiave indefinibile. E poi il ballo, con alternanza di drum and bass e brani lirici (Aphex Twin+Schubert). Non sempre il rock è il miglior amico dell'uomo.

Capitolo IV Conclusione

Speranze in una combustione spontanea della carbonella non comprensibili per un povero determinista; scoprire in quanti vedono Montalbano; look etiopi aggiudicatari del premio pasquetta stylish 2017; outfit riadattabili a ogni playlist; ecomostri embrionali; le corrispondenze tra gli eventi goliardici nostrani (capodanno, pasquetta) e gli eventi nefasti in Turchia (attentato a Istanbul, la nuova costituzione varata da Erdogan e promossa dal referendum farlocco); la gioventù che passa e noi che non ce ne vantiamo, pur avendo assunto senexedrina per tutto il decennio dei venti; un retrogusto dolce.