"Il Pomo della discordia" in scena al Massimo: dal pubblico di Benevento tanti applausi per Carlo Buccirosso

- Cultura Spettacolo di Lorenzo Preziosa

Oltre due ore di sorrisi e qualche grassa risata hanno punteggiato il “Pomo della discordia” scritto, diretto e interpretato da Carlo Buccirosso, andato in scena martedì 18 aprile al Teatro Massimo di Benevento, quale ultimo appuntamento del cartellone Palcoscenico Duemila.

L’intreccio ruota attorno al difficile rapporto tra un padre, il severo notaio Tramontano, e suo figlio Achille, omosessuale non dichiarato. Nel giorno del trentesimo compleanno di quest’ultimo la sorella Francesca ha organizzato, a sua insaputa, una festa a sorpresa con i suoi amici: l’antica fidanzatina del liceo Sara, l’estroso trasformista Manuel e Cristian che ufficialmente sarebbe il fidanzato di Francesca, ma che in realtà è da due anni il compagno di Achille. Alla compagnia si unisce anche l’architetto Oscar, a sua volta omosessuale, vicino di casa dei Tramontano, invitato a cena da Angela, la madre di Achille (interpretata da Maria Nazionale). L’obiettivo della cena è dar modo ad Achille di rivelare ufficialmente al padre la propria omosessualità.

In realtà il notaio, uomo all’antica a di principi cattolici, ha compreso le inclinazioni sessuali del figlio, ma pretende che sia quest’ultimo a confessargliele. Inoltre, ha intuito pure l’omosessualità di Oscar e il fatto che quest’ultimo “corteggi” Achille. Per questo, alla presenza di Marianna, a sua volta amica di Angela e psicologa, i due hanno un violento scontro nel quale il notaio rivela di avere trovato nella tasche del figlio un opuscolo con i prezzi di alcuni interventi estetici tra cui la riduzione del pomo di Adamo. Sul biglietto è segnato pure di dirsi “amico di Oscar”. Di qui l’ alterco tra i due che sfocia in uno scontro anche fisico dopo il quale l’architetto dichiara la propria omosessualità e il notaio abbandona la compagnia. La serata va avanti a suon di musica e sembrerebbe avviarsi a conclusione, quando il notaio ritorna in scena e interrompe il clima festoso nel frattempo creatosi. Prendono allora il via una serie di rivelazioni tra cui quella di Cristian che svela di essere il compagno di Achille e quella di quest’ultimo che grida finalmente in faccia al padre di essere gay.

Passa un mese e il comportamento del notaio provoca la rottura dei rapporti con la moglie, tanto che ormai i due vivono da separati in casa, mentre anche il rapporto tra Achille (che subisce il fascino di Oscar) e Cristian si è interrotto. Il notaio, però, non si dà per vinto e, per trovare il modo di recuperare la “mascolinità” del figlio, convoca Sara che si presenta accompagnata dal padre avvocato. L’operazione, però, non va a buon fine perché Sara ammette di avere avuto rapporti intimi con Achille ma rivela anche le proprie tendenze bisessuali. A questo punto il notaio è confuso e cerca di capire di più del mondo del figlio avendo un colloquio con la psicologa Marianna. Ma quella che rivela al notaio la triste china in cui è incamminato è la moglie che gli dice che la sua famiglia potrebbe non trovarla più continuando con il suo atteggiamento di chiusura rispetto al figlio. Insieme ad Angela ritorna in scena anche Oscar che le rivela di avere finto interesse nei confronti di Achille solo per poterle stare vicino. La donna rifiuta l’approccio che non sfugge però agli occhi del marito. Il notaio affronta nuovamente l’architetto e questa volta, sotto gli occhi del figlio, lo bacia. Questo provoca la ricomposizione del rapporto tra padre e figlio e di quello tra quest’ultimo e Cristian.

Nell’ultimo quadro la famiglia Tramontano ormai pacificata ed emancipata, vive un sereno Natale insieme ai propri amici e la scena si chiude sull’ultima canzone cantata in coppia dai due coniugi ormai riconciliatisi

Lo spettacolo funziona per il ritmo abbastanza alto tenuto da quasi tutti gli interpreti e per la capacità indubbie del mattatore Buccirosso. Tuttavia l’intreccio è sin troppo complesso e fragile allo stesso tempo e porta ad alcune lunghezze. Di tanto non è parso, però, dolersi il pubblico che ha gradito la comicità talvolta un po’ grassa di Buccirosso, tanto da tributare lunghi applausi finali all’intera compagnia.