Il 'caso Lonardo' come il 'caso Cataudo': gli amministratori del Comune di Benevento in sintonia con quelli della Provincia

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Lucio Lonardo
Lucio Lonardo

Alfredo Cataudo e Lucio Lonardo hanno qualche punto in comune: entrambi sono stati o sono presidenti del Consiglio di Amministrazione di società partecipate nella loro interezza da un ente pubblico; entrambi hanno vissuto momenti di crisi con il loro 'datore di lavoro'; entrambi possono correttamente attribuire le frizioni coi vertici degli enti in questione a motivi politici (quegli stessi alla base delle rispettive nomine - va specificato -, perché nessun concorso da presidente è mai stato bandito per loro). Ma mentre la storia di Cataudo all'Asea ha preso il via da una defenestrazione a opera della Provincia sconfessata nelle aule di più tribunali, quella di Lonardo all'Asia SpA resta, per ora, confinata all'ambito meno ingombrante, ma non per questo più ristretto, della stessa politica, con la manifesta intenzione comunque del Comune di procedere alla nomina in Asia SpA di un amministratore unico, secondo l'adeguato Statuto societario alla riforma Madia delle società partecipate, in luogo del CdA.

Come nel 'caso Cataudo', quindi, il paravento della sfiducia è un complesso insieme di norme che, a prima vista, asseconderebbe l'intenzione di palazzo Mosti. E nel groviglio tecnico Lonardo cerca di non affondare definitivamente, ma la sostanza che davvero interessa è tutta racchiusa in quella "decisione (l'opzione per l'amministratore unico adottata, a sorpresa, nel corso dell'assemblea straordinaria di fine marzo, Ndr) non preceduta neppure da una telefonata", come ha dichiarato al quotidiano Il Mattino.

Dunque, un non meno significativo richiamo alla sensibilità istituzionale entra - almeno nei risvolti che sono ufficialmente pubblici (le intenzioni del Comune supportate dalla 'Madia', la riottosità del presidente 'dimissionato') - in questa ennesima storia di cariche da distribuire, peraltro avviata, altrettanto a sorpresa, dalla conferma di Lonardo nel suo ruolo apicale all'Asia da parte di un'amministrazione nuova e di colore del tutto diverso rispetto a quella che a Lonardo aveva garantito l'ennesimo rinnovo (10 anni di inamovibilità a via Ponticelli).

Una cosa, comunque, rassicura di fronte alle manovre in corso d'opera: è caduto (se mai c'è stato) il velo della 'diversità' del governo cittadino a trazione mastelliana.

Come infatti non far mente locale, ricordare e nuovamente portare all'attenzione dei cittadini/lettori il pacato e responsabile proclama (luglio 2016) del capogruppo consiliare di "Noi Sanniti", Luigi De Nigris? "Riguardo la presidenza dell'Asia, non c’è molto da aggiungere, se non far notare la diversità di stile e di approccio politico istituzionale che passa tra due diverse amministrazioni locali, la Provincia di Benevento ed il Comune di Benevento. Sono, infatti, ben note le improvvise ritorsioni ed epurazioni adottate post voto amministrativo dalla Provincia di Benevento nei confronti di alcuni suoi (fino ad allora) apprezzati amministratori di partecipate e dirigenti, forse per il solo fatto di non essersi candidati o sostenuto la coalizione del Pd. Nessuna vendetta o famelica rivendicazione per occupare poltrone o posti di vertice della partecipata comunale, è stata invece posta in essere dall’attuale governo cittadino".

Ma i fatti di questi ultimi giorni depongono per una sconfessione della linearità di tale ragionamento, soprattutto in quella parte in cui il capogruppo De Nigris ricorda che "non vorremmo, infatti, ... si venisse poi accusati di non aver consentito di completare il lavoro per cui si è stati chiamati nel corso di questo decennio. Anche in questo caso, finita l’opera, ci sarà un consuntivo su ciò che è stata la gestione dell’Asia nell’era Pd, quindi Lonardo: con le sue luci e le sue ombre, con risultati raggiunti e non, con ciò che è stato fatto e ciò che poteva essere fatto". A qualche mese di distanza dalla naturale scadenza (31 dicembre 2017) ecco sorgere l'impellenza legislativa. Come per Cataudo, appunto.