Comune e Provincia di Benevento finiscono in lite giudiziaria per i rifiuti allo Stir: la pace è durata un solo mese

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Retti da amministrazioni concorrenti in politica, Comune e Provincia di Benevento tornano a litigare nel nome dei rifiuti e, in tal senso, si ritroveranno anche nell'aula di un tribunale (amministrativo). Quasi tornano i giorni critici della metà discendente del mese di marzo, quando la polemica sulle morosità degli enti locali nei confronti dell'azienda partecipata dalla Rocca, la Samte, dettò il divieto di scarico della frazione indifferenziata nello Stir di Casalduni, di conseguenza determinando la mancata raccolta anche nella città capoluogo e il fiorire a cielo aperto dell'immondizia. Non sono volate tenerezze, all'epoca: "Samte non fa più sconti, sversa solo chi paga", titolò Il Mattino; "Il blocco operato presso lo Stir di Casalduni si configura quale interruzione di pubblico servizio", ebbe a dichiarare, sempre al Mattino, il sindaco Mastella; di contro, "il management aziendale Samte rivolge un pensiero alla cittadinanza beneventana per quanto si è venuto a verificare e si sta verificando per le strade. Tutto questo, però, non è certamente imputabile ad inefficienze della stessa Samte".

Lo stallo fu superato con la mediazione prefettizia (riunione il 20 marzo fra le parti), e soprattutto sancito da un accordo con qualche clausola stringente: "1) pagamento immediato alla Samte da parte del Comune di Benevento delle spettanze gennaio-febbraio 2017; 2) accelerazione dell’iter amministrativo per il riconoscimento dei debiti pregressi dell’annualità 2016 attraverso un incontro a breve con l’Organismo straordinario di liquidazione nominato a seguito della dichiarazione di dissesto da parte del Comune; 3) conferma da parte del Comune circa la tariffa stabilita dalla Provincia per l’anno in corso pari a 175 Euro a tonnellata di rifiuto smaltito oltre Iva. Su tali punti il Comune si è impegnato a far pervenire 'ad horas' la formale accettazione dell’accordo".

E magari qualche giorno dopo c'è stato un piccolo ripensamento...

Almeno relativamente al terzo punto, quello qui sopra evidenziato in grassetto, se è vero - come è vero - che una determina dirigenziale (n. 217) del 4 aprile del settore Avvocatura di Palazzo Mosti, a firma di Vincenzo Catalano, ha per oggetto proporre un ricorso al Tar della Campania da parte del Comune e contro la Provincia e la Samte perché vengano sospesi gli effetti della Delibera del presidente Ricci n. 58 del 24 febbraio 2017. E' l'atto con cui la Provincia ha appunto stabilito in 175 euro oltre Iva "l'importo del 'costo di conferimento', per l'anno 2017 , per ogni tonnellata di rifiuto indifferenziato da smaltire presso l'impianto S.T.I.R. di Casalduni, dando atto che il predetto 'costo di conferimento' è da considerarsi non definitivo in virtù delle attese determinazioni in tema di applicazione del costo di smaltimento della Frazione Secca Tritovagliata presso il Termovalorizzatore di Acerra , nonché in ragione del sopraggiungere di eventuali spese di straordinaria amministrazione legittimamente documentante ed allo stato non preventivabili".

La cifra in questione, dal momento che è un obbligo dare la copertura economica integrale "al segmento delle attività di competenza provinciale in materia di ciclo integrato dei rifiuti (attività espletate dalla Samte per conto della Provincia)", nasce dal rapporto fra la previsione dei costi dello Stir, pari a 4.847.500 euro, e quella dei conferimenti a Casalduni nel 2017 per 27.700 tonnellate, in calo piuttosto sensibile rispetto al passato. E se si dovesse, in ipotesi, tenere conto (come nella relazione della Samte allegata alla Delibera della Provincia) anche del costo di smaltimento al termovalorizzatore di Acerra (per ora escluso, come di leggeva prima), la tariffa salirebbe a 225 euro per tonnellata, più Iva.

Insomma, nonostante l'essersi ritrovati tutti insieme appassionatamente attorno al tavolo in Prefettura, lo scorso 20 marzo, per la ratifica di un accorso con condizioni (e per Palazzo Mosti erano presenti l'assessore Vincenzo Russi, il legale Vincenzo Catalano ed il capo Gabinetto del Comune Alfonso Pironti), il Comune di Benevento ha poi ritenuto il provvedimento del presidente della Provincia Ricci "censurabile sotto più profili (anche tributari) che consentono spazi di impugnativa e che possono essere come di seguito delineati: carenza assoluta di motivazione, violazione del giusto procedimento e delle norme che presiedono alla determinazione della tariffa, mancanza di un piano provinciale sui rifiuti". Di qui l'intenzione di ricorrere al Tar campano (esiste peraltro il precedente del Comune di Guardia Sanframondi contro la delibera 123 del 2015 della Provincia, ed una sentenza del Tar a luglio 2016), affidando però all'esterno la pratica, "pur essendo presenti all’interno del Settore due funzionari avvocati, che potrebbero assumere questa difesa per l’Ente", funzionari però il cui carico di lavoro "loro assegnato non consente al momento l’attribuzione di ulteriori incarichi". Il mandato, pertanto, è stato conferito all'avvocato partenopeo Andrea Abbamonte, che - certo pur inserito nell'apposita short list - qualcuno ricorderà anche assessore regionale con Bassolino indicato dall'Udeur dell'allora leader Mastella.