Il copia e incolla e la pochezza della proposta politica contemporanea fagocitata dal populismo, ma il Maggio francese non è mai banale

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Il turno di ballottaggio per le elezioni presidenziali francesi è ormai alle porte e i due competitor – Le Pen e Macron – continuano a darsi battaglia senza sosta. Come da prassi, l'obiettivo consiste nell'aggiudicarsi il consenso di coloro che nel primo passaggio elettorale hanno espresso la propria preferenza per uno dei candidati esclusi, magari allargando la gittata del messaggio politico abituale. Fin qui, nulla di strano.

Alle volte, però, come nel caso della leader del Front National, succede che le cose possano prendere una piega inaspettata e che si finisca con l'essere sin troppo zelanti (o sbrigativi, dipende dalla prospettiva) nei riguardi dell'elettorato diffidente da conquistare, al punto da impiegare le stesse identiche parole di chi quell'ambita fetta di votanti è riuscito ad accaparrarsela in precedenza. In sintesi, buona parte di un discorso pronunciato da Le Pen il primo maggio durante un comizio è perfettamente sovrapponibile a un'orazione dello sconfitto Fillon datata 15 aprile.

Ora, i toni giusto un filino retorici dell'originale – presupponenti un fiuto per le marmellatone patriottarde degno dello staff renziano –, in tempi di costruzione puramente emotiva del consenso, farebbero anche comprendere il perché, in linea generale, di un simile “omaggio”. Tuttavia, considerando la recentissima apparizione dello struggente pistolotto, risulta quantomeno stravagante una strategia comunicativa che veicola all'elettore da rassicurare l'immagine di un candidato inidoneo al superamento del test di Turing. “Neanche la briga di intortarmi con una ben assestata opera di cut-up” avrà pensato l'assillato-indeciso-medio-non-così-smemorato avvezzo a posizioni neogolliste (beh, forse in altri termini) già invitato, peraltro, dal proprio partito di riferimento a votare per il leader di En Marche!.

La stitichezza sloganistica, noterebbe un ingenuo, avrebbe potuto percorrere vie meno imbarazzanti: qualche frase fatta da disfare, un'inversione dei chiamiamoli-argomenti, l'uso dei sinonimi, lassativi spirituali, ecc. Niente di tutto ciò, solo una maggiore enfasi. Eppure, colui che ha ispirato e curato il discorso di Fillon, tal Caûteaux (ex eurodeputato), non ha avuto il classico rimorso dell'ideatore. Anzi, pare che il non prestabilito sfruttamento consorziato del “suo” lavoro gli abbia fatto piacere: narcisismo contorto da ghost writer...

Intanto, gli appagati addetti alla comunicazione lepeniana si staranno ripetendo “il mediocre copia, il genio ruba”, oppure “ha funzionato una volta, funzionerà anche la seconda”. Ce li immaginiamo ridacchianti mentre declamano “La Francia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti...”, guadagnandosi con pieno merito lo stipendio.

Scherzi a parte, se c'è una cosa che il deprimente episodio del copia e incolla certifica è la pochezza della proposta politica contemporanea, completamente fagocitata dal populismo. Quest'ultimo, infatti, che si tinga di derive securitarie, di giustizialismo, di giovanilismo o di start-upismo, non può essere ritenuto un mero contenitore comunicativo finalizzato alla tessitura di una vocazione maggioritaria. Esso non costituisce una risorsa propagandistica tra le altre, bensì l'unica declinazione possibile della politica nell'era telecratica, la sostanza stessa della politica, di quella che conta o che dovrebbe contare; il voto è sulle formule o sulle abilità del venditore, non sullo spessore dei progetti.

La fabbrica del consenso (disinformato) non ha neanche più bisogno di aggiornare il repertorio, il livello di assuefazione è tale da permettere un riciclo pedissequo, uno scopiazzamento tout court. I tempi per l'immaturità totalitaria sono maturi, le campagne elettorali possono persino umiliare l'intelligenza dei destinatari, con cognizione di causa, senza doverlo nascondere. Ogni narrazione è possibile, ogni prodotto è vendibile: cercasi miliardario imparruccato anti-establishment.

In conclusione, per non divagare, vincerà Macron. E il quasi-avvento del quasi-fascismo testimonierà l'ennesima quasi-rivoluzione fallita: Benjamin quasi-docet. Le vendite della carta igienica rimarranno ai loro massimi storici grazie alle giovani generazioni colitiche a cui manca il coraggio dell'angoscia, del contatto con il vero, della risposta organizzata. Somatizzazioni e spensieratezza, diarrea e inautenticità (Friburgo non è più quella di una volta), fascismo in blazer e liberismo casual. Il maggio francese non è mai banale.