Oggi si celebra la Giornata della lentezza che però a Benevento regna sovrana e che è parente stretta dei mali che la asfissiano

- Opinioni di Carlo Panella

"C'è chi è nato 'mparato...", si dice in vernacolo, tradotto: C'è chi ha già in sé quel che in genere s'apprende. Per il lungo tempo in cui vi ho vissuto, posso dire che Benevento è nata " 'mparata ", nella conoscenza dei benefici della lentezza della quale oggi (e per un mese) si celebra la Giornata. I contrari della lentezza, da Treccani (celerità, solerzia, velocità, vivacità...), infatti, sembrano essere modi d'agire e d'essere largamente banditi, tra il Calore e il Sabato.

Si badi: non voglio qui contestare proprio questa odierna, tra le oramai innumerevoli Giornate dedicate "alla qualunque"... Contro lo stress e il logorio della vita quotidiana, rallentare è anche piacevole, utile per la salute e i sentimenti, per le relazioni e l'introspezione.

Il problema sorge però in un contesto come il nostro nel quale alla lentezza solitamente s'accompagna l'aggettivo esasperante, diventando così essa, da salutare, insopportabile.

Facile rendersene conto, se si pensa alla sfera pubblica. Amministrativa? La lentezza abnorme nel concepire, realizzare e utilizzare le opere pubbliche o i servizi che si annunciamo. Giudiziaria? L'infinita durata delle inchieste e poi dei processi. Manutentiva? Le riparazioni dei guasti e dei danni, la rimozione di ingombri, la pulizia dei luoghi e mi fermo qui, c'è tanto altro.

Ma anche nella sfera privata, la lentezza è egemone. Usi e costumi si confermano come inveterati per decenni e non solo per le persone d'età; per cui occorrono decenni perché le fiumane di ragazzi si spostino dalla "lenta" deambulazione su un marciapiede del Viale Atlantici, per la più comoda e tranquilla stanzialità a Piazza Risorgimento, e altri decenni per adagiarsi nella - solo di nome - "movida" che più statica e stereotipata non si può, non potendosi annoverare come significativo movimento il fiume di alcol che vi si consuma: da fermi...

Un contesto così lento, e avrei potuto portare decine di altre esemplificazioni, non può non incidere sulle singole persone. E infatti nei miei cinquant'anni di presenza a Benevento mi hanno sempre meravigliato, apprezzandole, le persone veloci di azione e di mente, per la loro rarità innanzitutto, avendo tra le virtù più considerate l'intuizione e la perspicacia.

Peraltro, e senza ancora voler minare alla base le ragioni della Giornata che si celebra, non è affatto detto che questa sovrabbondanza pubblica e privata della lentezza aiuti di per sé a vivere meglio. Ognuno di noi può aver chiaro quanto stressante possa essere subire l'altrui dire o agire da bradipo...

E' che, insomma, il non fare prontamente, il non intervenire subito, il non reagire, il pacioso aspettare, sono pure parenti stretti dell'ignavia, dell'indifferenza, del vivere di rendita, dell'egoismo individuale e collettivo, del quasi inesistente senso civico - il quale si sostanzia nella "attiva" partecipazione - i mali di fondo, più gravi della nostra Benevento. Che andrebbero invece affrontati e curati: senza indugio!