Ambulante del Bangladesh picchiato e rapinato da 4 italiani in pieno centro. Ma a Benevento oltre il razzismo e la viltà c'è anche solidarietà

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Ieri, in tarda serata, nei pressi dell'Arco di Traiano, un venditore ambulante di rose ventiseienne è stato aggredito e derubato da quattro individui, italianissimi, di età compresa tra i venti e i trent'anni. L'avvenimento, purtroppo, non costituisce una novità per le cronache locali, poiché già nel 2015, in via Traiano, si verificò un episodio analogo.

Il ragazzo, originario del Bangladesh, lo conosciamo di persona. È da molto tempo che, infaticabile, si guadagna da vivere circolando per i vicoli del capoluogo sannita. Le occasioni per scoprire la sua storia, punteggiata di spostamenti estenuanti, compromessi, ristrettezze economiche, difficoltà linguistiche, affabilità malgrado tutto, lontananza dal paese natio e dalla famiglia, come per tanti altri nelle sue condizioni, non sono mancate: pensare a tali peripezie, distanti in modo siderale dalle nostre fortune, e immaginarsele alla mercé di un gruppetto di bulli non può non suscitare rabbia.

Il pietroso arco, simbolo cittadino per antonomasia di romana realizzazione, a far da cornice. D'altronde, furono proprio i romani a coniare l'espressione “Homo sacer”, indicante una figura giuridica ambigua, vivente ai margini della società perché estromessa dalla medesima e passibile di ogni malefatta. Sacer sta per “affidato agli dei”: un non-cittadino deprivato di ogni diritto, nuda vita extragiuridica, quindi danneggiabile impunemente. Ecco qual è la perversa consuetudine “riflessiva”, il “cattivismo”, che tonnellate di spazzatura politico-mediatica stanno alimentando più o meno consapevolmente. Anche venti euro diventano una cifra sufficiente per poter giocare con il prossimo quando il prossimo non è poi così prossimo. Viltà sadica, barbarie, teppa, razzismo, disumanità, banalità del male e chi più ne ha più ne metta pur di stigmatizzare a dovere questa pagina vergognosa della Benevento contemporanea alla sua seconda edizione. Brecht afferma: “Non si dica mai che i tempi sono bui perché abbiamo taciuto”.

Dopodiché, qualche nota incoraggiante.
In primis, il ragazzo ora sta bene.
In secondo luogo, l'immediata rete di solidarietà attivatasi a ridosso del misfatto (chi ha soccorso, chi ha risarcito...) e la profonda indignazione collettiva rimbalzata sui social testimoniano una capacità di stabilire un contatto autentico da parte del giovane bengalese con la comunità beneventana – o almeno con una parte di essa – sulla quale, in alcune nostre chiacchierate, si è sempre espresso in termini positivi, raccontandoci finanche sorprendenti aneddoti in merito all'accoglienza ricevuta. In tal senso, ciò che ci rattrista è che un simile accaduto possa minare in lui la fragile convinzione, seppur fondata, di aver trovato una costellazione relazionale straniera in cui sentirsi un po' meno sradicato.
La Benevento bene, la Benevento male e la Benevento così così, da lunga data autoreferenziali, Beneventocentriche, strutturalmente allergiche alla diversità ed egemoni, nella percezione del contesto cittadino di questo ragazzo, con ogni probabilità, non avevano ancora prevalso sulla Benevento altra che in rare circostanze fa la sua apparizione. Benevento altra che, tutto sommato, per fortuna, ha risposto “presente”.