La "pentatarga" al Rampone: tante sono le ragioni perché un simbolo di partito o movimento non debba essere esposto in una scuola

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
I dirigenti M5S consegnano assegno per i laboratori al Rampone
I dirigenti M5S consegnano assegno per i laboratori al Rampone

Grazie ai 100.000 euro stanziati dai consiglieri regionali del M5S, derivanti da una decurtazione dei rispettivi stipendi, gli alunni dell'istituto tecnico Rampone potranno nuovamente fruire dei laboratori messi a disposizione dalla struttura scolastica danneggiatisi durante l'alluvione del 2015.

Fin qui, tutto molto bello. Senonché, a macchiare l'indiscutibile portata del nobile gesto ha provveduto l'affissione di una discutibile targa, con tanto di logo pentastellato. A futura memoria: “Laboratorio realizzato grazie alla donazione degli esponenti regionali del Movimento 5 Stelle in occasione dell'evento alluvionale del 15/10/2015”. Tutto molto strano.

Precisazione: i precedenti non mancano. Già la Lega, infatti, si era sbizzarrita per le scuole italiche e oltre al grido di “andiamo a targheggiare”. Considerazione a tiepido: non sappiamo, da diktat grillino, se l'onestà andrà mai di moda, finanche il Premio Strega ci sembra più modaiolo;. tuttavia, siamo abbastanza certi che la politica in déshabillé che contraddistingue la nostra epoca, con i suoi arrivismi ignudi, i suoi poteri forti e suoi doveri deboli, produrrà bassezze propagandistiche di questo livello ancora a lungo; bassezze persino più basse e più di dubbio gusto di un eventuale saggio in PDF di Di Maio intitolato “Bolivarismo e congiuntivi”, argomenti su cui è notoriamente imbattibile. A proposito, anche Di Maio ha presenziato al Rampone in pompa magna.

A questo punto, nell'analizzare la vicenda, contravverremo alle due regole auree del Beppe Grillo Club. La prima regola del Beppe Grillo club: non parlate mai del Beppe Grillo Club se non appartenete al Beppe Grillo Club. La seconda regola del Beppe Grillo Club: non parlate mai del BGC se non appartenete al BGC.

In principio, il riflettere sul significato della pentatarga apparsa nei corridoi dell'istituto tecnico sannita può evocare un misterioso legame alchemico, forse non così misterioso, tra la retorica interventista yankee e le kitschate sovietiche: come non immaginare il guru pentastellato, con indosso il cappello dello Zio Sam – stellato anch'esso anzitempo –, che con una mano indica l'alunno-contemplante e con l'altra impugna un timone.

In seconda battuta, però, archiviato l'istinto distopico galoppante, ci si può concentrare su osservazioni meno tachicardiche. Ad esempio, sul rapporto tra verità e propaganda. Poiché, a veder bene, quando quest'ultima sconfina, adottando canali e sedi non opportune, finisce col danneggiare anche gli eventuali contenuti veritieri di cui si fa portavoce.

Nessuno nega al M5S la possibilità di rivendicare ciò che di positivo mette in pratica, ma un'affissione permanente formulata in base a tali modalità, all'interno di un istituto scolastico, costituisce un abuso, dal forte valore simbolico, nei riguardi di quell'autonomia dalla sfera partitica che dovrebbe essere un prerequisito non negoziabile per qualsivoglia luogo di formazione.

Sarebbe bastato menzionare i nomi dei benefattori, senza ulteriori integrazioni. Probabile replica: la logica dell'uno vale uno unita alla programmaticità di certune nobili direttive permette di conferire maggiori meriti al Movimento in sé piuttosto che ai singoli. Benissimo, accogliamo pure l'obiezione. Ciò nonostante, rimane qualcosa di controverso.

Perché la dirigenza scolastica ha permesso a quella scritta di torreggiare sulla propria parete?

D'accordo, i pentastellati ne avranno anche approfittato, ma qualcuno li ha autorizzati. Non crediamo a un'intesa prematrimoniale tra le parti in causa, ma non riusciamo a stabilire chi abbia ideato l'iniziativa. Che sia stata proprio la scuola a caldeggiare la presenza del poco riposante elemento d'arredo? Se così fosse sarebbe ancor più grave. Perché la gratitudine, in nessuna circostanza, può prendere il sopravvento sul senso di integrità intellettuale che ciascun luogo di cultura dovrebbe trasmettere. Ma queste sono congetture.

Tanto per chiarire, il problema non è che a scuola si parli di politica. Anzi, è auspicabile il contrario. Quando al liceo una nostra professoressa ci invitò a disertare dei sit-in (il bersaglio erano le guerre di Bush) perché, dal suo punto di vista, sarebbero stati meno efficaci delle preghiere, la cosa ci sembrò del tutto innaturale, nonché controproducente. E non esitammo a farlo notare. Ma se un istituto scolastico rischia di apparire come un veicolo ufficiale della propaganda, stendendo tappeti rossi a una specifica fazione politica, a nostro avviso, finisce con lo svilire la propria funzione.