Tutti i milioni di euro in diritti che toccheranno al Benevento promosso in Serie A

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Se è vero che ci ha messo ben 87 anni per mettere piede nel salotto buono (la società è stata fondata nel 1929 e promossa in B nel 2016), è altrettanto vero che il Benevento ha saziato in fretta la sua fame arretrata approdando alla tavola imbandita del gran calcio nazionale nel corso di una sola stagione in cui ha vestito via via i panni di matricola, sorpresa, certezza, in un viaggio in tondo che lo ha fatto ritornare... al punto di partenza: sarà, infatti, nuovamente matricola. Ma nella massima serie.

Quest'anno il campionato cadetto, nei suoi tre verdetti di promozione, ha premiato gli estremi: nessuno spazio all'esperienza di categoria, ma l'immediato ritorno in A di chi vi era retrocesso e l'immediato passaggio in A di chi la B l'ha affrontata con lo stigma della neopromossa.

Il doppio salto di categoria per il Benevento, oltre ad alimentare davvero l'immaginario del tifoso (Juventus, Roma, Milan, Inter... il derby campano: sì, col Napoli - tutto allo stadio Vigorito!), proietta la società di via Santa Colomba in tutt'altra realtà economica. Se il sapore della torta dei diritti televisivi in serie B si è rivelato inedito e stuzzicante, la fetta servita da domani dalla Lega di serie A avrà indubbiamente ben altro gusto. Ed impatto sui bilanci.

Scoccata la prima decade di giugno andranno all'asta i diritti televisivi per il triennio 2018/2021, al termine della quale l'organismo calcistico spera di introitare oltre un miliardo di euro dalla vendita di una serie di pacchetti. Attualmente, quindi, si è in chiusura del precedente contratto triennale.

I dati disponibili e riferibili alla stagione 2015/2016 (la prima del triennio vigente) parlano di un ammontare complessivo di 924,3 milioni di euro. Questa cifra viene divisa, fino alla quota di 809 milioni di euro (con riferimento alla stagione di A del '14/'15) secondo il dettato normativo (Legge Melandri del 2008): il 40% in parti uguali fra tutte le società; il 30% guarderà ai bacini di utenza (composto da 25% stabilito da ricerche sul tifo e 5% dai dati Istat sulla popolazione residente nel Comune); l'ultimo 30% è legato ai risultati e così suddiviso a sua volta: il 10% contempla la storia sportiva di una società (dal 1946/47), il 15% quanto compiuto negli ultimi 5 anni, il restante 5% i risultati dell'anno in corso.

La quota eccedente (115,3 milioni di euro) affronta questo... destino: 46,1 milioni nella 'cassa comune' (che garantisce quindi 18,5 milioni a squadra); 69,2 milioni suddivisi per piazzamento, secondo differenti percentuali: 15% alle prime tre (10,38 milioni); 10% a quarta, quinta e sesta (6,92 milioni); 8% alla settima (5,54 milioni); 7% all'ottava (4,84 milioni); 5% a nona e decima (3,46 milioni); 1 milione ciascuno per chi si piazza dall'11° al 17° posto. Alle tre retrocesse si assicura invece un "paracadute" extra di 60 milioni di euro (secondo un meccanismo astruso di anzianità nella categoria).

Ci sono, infine, ricavi che esulano dal risvolto televisivo (pallone, sponsor principale) e, facendo sempre riferimento ai dati della stagione ricordata, la Lega ha distribuito 23 milioni di euro in base al piazzamento in graduatoria.

Per farla breve, pur con una ripartizione non ritenuta proprio ortodossa, una società di bassa classifica porta a casa poco più di una trentina di milioni di euro. E, secondo alcune analisi, la cifra dei diritti televisivi arriva a coprire in certi casi (certo i più 'piccoli') addirittura l'80% del bilancio di una società.

La promozione, insomma, da un lato garantisce introiti maggiori anche comprensibili (biglietti, merchandising, sponsorizzazioni, eccetera ed appunto i diritti). Ma dall'altro ci sono aspetti più 'dolorosi' per il portafoglio, legati ovviamente alle uscite per il calciomercato (attrezzare cioè una formazione competitiva) e all'adeguamento degli stipendi degli atleti. Un'interessante rilevazione della Gazzetta dello Sport ha ricordato ai lettori che l'ammontare complessivo degli stipendi degli atleti nella A 2016/2017 è stato di 985 milioni di euro lordi, con un incremento dell'11% rispetto alla precedente annata: meno di tutti ha speso il Crotone (14 milioni lordi). Non è detto quindi che i ricavi debbano rivelarsi molto alti. Anche la struttura societaria, dunque, deve rivelarsi all'altezza: essere 'promossa' anch'essa.