Un quartiere difficile e le persone migliori nonostante i lividi. Racconti e conti con l'aspetto esteriore

- Tracce di Tiziana Nardone

Sette anni, seconda elementare, spettacolo di giocolieri a scuola, Silvio Pellico, Rione Libertà. Tutte le classi raccolte nell'atrio. Saremmo stati 50, 60 bambini. Il clown sentenzia " Ora scegliamo la bimba più bella per il numero della testa mozzata". Voi capirete che a sette anni già potenzialmente ti importa molto poco d'essere bella, il pensiero di essere la più bella non ti sfiora affatto, quello della testa mozzata ti incute invece più di un timore. Non fai in tempo a pensare "Non ho salutato mia madre e mia sorella nonostante mi trattino malissimo, l'aereo elettrico di papà è ancora senza pile" che puff... la maestra ti strattona per un braccio, tutti applaudono e la tua testa è rinchiusa in una scatola di ferro. Ci sarebbe da interrogarsi sul perché proprio la più bella dovesse essere scelta per la mutilazione ma divagheremmo troppo... me ne rendo conto. Due sbarre diagonali "da dentro" andavano a proteggere il volto, altrettante la nuca. Rumori ovattati, la vocina esaltata del clown che faceva "ohhhh e zac infilando una spada", zac un'altra... io pregavo che non si inceppasse il trucco. Dopo sei spadate e un abracadabra, la mia testa tornò, insieme alle mie gambe, su una sedia di legno, scheggiata.

Bastardi. Bastardi tutti, il clown, la maestra e l'assistente con la calzamaglia fluorescente. Il dramma furono le conseguenze. Il giorno stesso un compagno di classe mi chiese un bacio. Io gli dissi "vattene". Lui mi assestò un calcio, con le Cult contraffatte (la lamella di acciaio si staccava, diventando arma mobile). Ancora oggi nutro un affetto profondo per i miei compagni di classe, di un quartiere non facile. Ancora oggi sono convinta che loro siano state le persone migliori incontrate sinora, per schiettezza e lealtà, ma mezze misure non se ne conoscevano.
Neanche dialoghi articolati. "Sì, no, tie'"era il trittico d'ogni umano scambio.

Da quel giorno cominciai a trovarmi un bigliettino nel giubbotto che veniva lasciato fuori dalla classe. Scritto male. Ma proprio male. "Sei l'aqua della mia giornata" (avrà avuto imponenti esigenze dissetative) "tamo" "sei la mia fidanzzata"... Essere corteggiate a quell'età è già disdicevole in sé, essere corteggiate da un "ciuccio" è un affronto. Quando uscivo, tutta sdegnata, prendevo il bigliettino e con gesto plateale lo stracciavo e gettavo via. Un giorno, di ritorno dal catechismo, mi fermarono tre ragazzini più grandi. Mi chiesero se volessi essere la fidanzata di X (rivelandomi il nome dello scrittore ardito, uno di quinta elementare ). "X? Neanche morta!". Mi pestarono come un maschio, in tre. Con lividi e giubbotto stracciato tornai a casa. Inventai di essere caduta sfuggendo alle fauci d'un cane rabbioso. Non si chiesero perché il cane m'avesse risparmiato, in terra. Quando le mie figlie mi mentiranno, sarò attentissima ai particolari.

Quinta elementare, giocavamo al "cancello": un luogo rappresentato da un cortile tra due palazzi chiuso da una cancellata blu. Noi eravamo i più piccoli, a 11 anni. Gli altri arrivavano ai 15, 16. Ebbene, ai ragazzi viene in mente di eleggere la più bella del cancello. Si deve dire al riguardo che la mente degli uomini o è ben definita da subito o si sviluppa poco dai pensieri iniziali...
Comunque io non mi alzai, non ci pensavo proprio a mettermi in mezzo a "quelle". Questi bisbigliarono e fingendo una mitragliatrice ( se non sei un cesso devi morire) la puntarono proprio verso di me. Voi non potete capire la tragedia... c'erano ragazze più grandi e fidanzate con gli elettori che ... il giorno dopo... strappandomi ciocche di capelli mi cacciarono dal cancello.
Alla signora che facendomi un complimento oggi, al mio schernirmi, mi ha detto "Devi far pace anche col tuo aspetto esteriore" voglio ricordare "le mazzate so' sette, signora mia cara".