Dalla satira politica alla politica satirica. I cortocircuiti e l'evaporazione dei contenuti nell'epoca dello spettacolo totale

- Effetti collaterali di Giovanni Barra

Potremmo star qui ad analizzare i risultati delle elezioni comunali tentando di estrapolare uno schema ricorrente (il pentaflop, il revival bunga-bunga-padanico, la solidità del PD malgrado il PD...). Potremmo, appunto. Invece, preferiamo occuparci esclusivamente della lista piacentina #PrimaPiacenza ideata dall'ex-carroccio Stefano Torre. Vi starete chiedendo: perché concedere una tale attenzione a un soggetto politico che ha totalizzato un misero 4,28% (1800 voti)? Risposta: perché quando siamo venuti a conoscenza del programma amministrativo torresco abbiamo temuto, per qualche istante, di trovarci all'interno di un sogno guevariano partorito dal subconscio di un Pippo Franco romagnolo. Questo dovrebbe bastarvi.

E se non vi bastasse, ecco alcuni dei punti salienti: abolizione dei vigili urbani; proibizione della morte; scambio di clima con Cipro; realizzazione di un vulcano (spiccante sul simbolo) e di un vinodotto; istituzione di un nuovo conio; raggiungimento dell'indipendenza piacentina; edificazione di un muro per arginare il fenomeno migratorio; dichiarazione di guerra da recapitare ai rivali di Cremona al grido “Dio maledica la mostarda”; eccetera.

A tutto ciò, aggiungiamo che Stefano Torre, durante la campagna elettorale, ha saputo compensare alla perfezione la stravaganza della proposta politica con l'ulteriore stravaganza delle sue performance. Per farvi un'idea che possa considerarsi fedele alla surrealtà del personaggio in discussione, immaginatevi il Cappellaio Matto, all'ora del tè con acqua del Po e in compagnia del Trototto Bisestile (o Marzolino), mentre commenta un editoriale del quotidiano “la non-Padania” chiosando con un “siamo realisti, esigiamo l'impossibile” .

Candidatura satirica? Avanguardismo pane e salame? Vuoto di protesta? Reazionarismo giocoso? Qualunquismo creativo? Tante le possibili interpretazioni. Difficile tenere a bada il caos e costruire concetti adeguati. Poca la voglia di sentenziare.

Tuttavia, disponiamo di alcune certezze. In primis, Stefano Torre, esperto in marketing, ha dichiarato, in fase preelettorale, di voler convogliare sulla sua lista tutte le istanze protestatarie altrimenti destinate all'astensione, così da screditare sia l'ammuffito promessificio propagandistico – attraverso l'uso di iperboli programmatiche –, sia il voto tout court, strumento democratico per antonomasia ormai privo di valore poiché funzionale al mantenimento di un rappresentanza puramente nominale (uno degli slogan: “Io non voto, io scelgo Torre”). In secondo luogo, il candidato ex-Lega Nord, avendo superato la soglia di sbarramento del 3%, farà parte a tutti gli effetti del consiglio comunale piacentino, la qual cosa implica che percepirà un regolare contributo in denaro per le sedute di Consiglio e Commissione alle quali parteciperà per portare avanti le sue battaglie burlone.

Un long-seller che andrebbe scritto: “Dalla satira politica alla politica satirica. I cortocircuiti e l'evaporazione dei contenuti nell'epoca dello spettacolo totale”. Un titolo parrucconico, degno delle risate che proprio non riusciamo a sguinzagliare.