La nomina di un vicesindaco in una città di 60.000 abitanti come Benevento è atto dovuto e urgente e non vieto traccheggio tra gli appetiti dei politici

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Palazzo Mosti
Palazzo Mosti

Poche righe comparse sulla prima pagina del sito del Comune di Benevento, che a sua volta riprende il profilo social del primo cittadino, lasciano aperta la porta a un prevedibile interrogativo e, soprattutto, dovrebbero correttamente suggerire un'accelerazione nelle scelte. Siamo al capitolo politico “vicesindaco”, alla poltrona resasi libera dopo la revoca – avvenuta qualche giorno fa – della carica e delle deleghe di assessore a Erminia Mazzoni, acme di un conflitto esploso a suon di note stampa dopo aver viaggiato a lungo sotto traccia, percepibile solo all'orecchio allenato ai buchi della serratura e opportunamente celato all’opinione pubblica perché non fosse sfiorata dal dubbio sull’armonia regnante nel palazzo (Mosti).

Scrive quindi Mastella: “Una doppia operazione chirurgica ed una convalescenza non fatta per la splendida vittoria del Benevento mi impongono ora in modo precauzionale di rallentare i miei ritmi per un po’. Mi dispiace perciò se non posso tenere fede agli impegni come avrei desiderato”. Prima d’ogni altra considerazione, è d’obbligo rivolgere al sindaco gli auguri perché possa riprendersi dagli accidenti patiti in fretta.
Poi, però, dinanzi anche a una descrizione “ambientale” piuttosto laconica offerta dalle parole sopra riportate e, comunque, si trattasse anche (come speriamo) soltanto di occasioni di mera rappresentanza istituzionale, si impone una qual certa rapidità almeno nell’individuare la figura del “supplente” prima incarnata nella Mazzoni. Magari a partire dalla prima seduta di Giunta Comunale utile (che il calendario non rivela essere molto distante nel tempo…).

E invece, e come era prevedibile, il “numero due” dell’amministrazione è, finora, oggetto di pretese e/o trattative, vere o presunte, farcite di nomi, veri o presunti. “Troppi pretendenti”, si è letto in questi giorni. “Fibrillazioni interne alla maggioranza”. “Fermento”. “Sanno bene che non tocca a loro, sono stati già ricompensati”. E c’è, addirittura, chi - dinanzi alla succosa offerta - “non ha accettato”. Insomma, il campionario classico degli intrecci da romanzetto di non amena lettura che, pagina dopo pagina, riesce ad allontanare il lettore (ovvero il cittadino dalla politica). Tutto è trattativa, insomma. Equilibrio, comprensione e rivendicazioni: “Qualsiasi manuale prendano, il Cencelli o il Verdini, non importa”.

Nessuna fretta, dunque, quando invece è proprio nell’esercizio deciso, e non sottoposto a un inutile traccheggio, di questo potere di nomina la speranza di avviare un percorso di riscatto nel recupero del rapporto con l’opinione pubblica. In particolare quando possono (possono, per carità) verificarsi assenze non previste, come quanto lo stesso primo cittadino sui social adombra.