La promozione in serie A del Benevento ha senza dubbio un qualcosa di mitologico

- La Botte di Diogene di Anteo Di Napoli

Il 14 giugno 1998, una domenica, fu per me una giornata molto particolare, dai toni in chiaroscuro. Tutto il resto della settimana lo era stato. Il lunedì precedente c’era stata un’inattesa frenata di quella che poi sarebbe diventata mia moglie, al punto da valutare la svolta come una partita ormai perduta. Poi il mio amico Salvatore, in una pizzeria (qualche anno dopo rasa al suolo per consentire il raddoppio di via della Pineta Sacchetti), mentre la tv trasmetteva una gara dei mondiali di calcio in Francia pronunciò la “storica” frase: “diamole un’altra chance”! Il giorno dopo, al risveglio, ebbi l’idea che ribaltò le sorti della “partita”. Sapevo della passione della ragazza per i gialli e l’enigmistica ed elaborai un cruciverba di 64 definizioni, tutte riferite a lei, predisposte in modo che al centro si componesse il suo nome: Eleonora.

Feci recapitare il cruciverba da un collega la cui fidanzava divideva l’appartamento con lei. Nei giorni successivi non ci fu alcuna reazione, tanto che rassegnato accettai di buon grado l’invito del mio amico Alfonso di partecipare, con suo padre e a suo cognato Enzo, sfegatato tifoso degli Stregoni, a una trasferta in terra salentina per sostenere il Benevento, impegnato nella finale play off per la promozione in C1. Esattamente un anno prima, proprio insieme a Enzo, avevo assistito al precedente tentativo di promozione del Benevento infrantosi contro la Turris allo stadio Partenio di Avellino. Come è noto anche il play-off del 1998, disputato allo stadio di Via del Mare a Lecce, ebbe esito infausto e a conquistare la Serie C1 fu il Crotone. Negli anni successivi mi guardai bene dall’assistere ad altre partite di play-off del Benevento e interpretai le sconfitte rimediate dai giallorossi come la dimostrazione dell’assenza di associazione statisticamente significativa tra esito delle partite ed esposizione alla mia presenza (mi scuso per la deformazione professionale).

Nel corso del viaggio di ritorno da Lecce a Benevento, la domenica 14 giugno 1998 virò improvvisamente verso il chiaro. Ricevetti una telefonata nella quale Eleonora mi manifestò l’apprezzamento per il cruciverba, mi raccontò del film che aveva visto al cinema la sera precedente (“Il grande Lebowski”, se non ricordo male) e soprattutto accettò il mio invito a uscire la sera successiva. Pertanto, esattamente 19 anni fa, nei dintorni del lago di Bracciano avvenne il nostro fidanzamento, facilitato dal fatto che all’epoca la zona non era ancora stata invasa dai cinghiali…

So che anche a Benevento si sta verificando analoga invasione, ma forse si tratta di discendenti del cinghiale di Calidone, la cui smisurata zanna fu donata alla città dal suo mitico fondatore Diomede, re di Argo, che l’aveva ereditata dallo zio Meleagro, il quale aveva ucciso la fiera in una battuta di caccia cantata da Ovidio (Metamorfosi, Libro VIII, 260-546) e precedentemente anche da Omero (Iliade, Libro IX, 677-703).

La promozione in serie A del Benevento ha senza dubbio un che di mitologico, considerando che fino a un anno fa la compagine giallorossa al massimo aveva calcato i campi della terza serie calcistica, e all’inizio dell’attuale stagione di esordio in serie B chiunque avrebbe considerato già un’impresa la permanenza in cadetteria. “La più grande impresa della storia sannita dopo le Forche Caudine” ho postato a caldo su Facebook dopo la vittoria sul Carpi, certo che a nessuno dei miei amici sarebbe sfuggito il riferimento al celeberrimo episodio della seconda guerra sannitica (321 a.C.), narrato da Tito Livio, in cui i Sanniti di Gaio Ponzio inflissero ai Romani la massima umiliazione della loro storia, costringendoli a passare sotto i gioghi dopo averli accerchiati.

In ogni caso Benevento dal giorno della promozione in A è “rientrata” nella storia e anche nella geografia… Fino a dieci giorni fa all’affermazione “sono nato a Benevento” non di rado seguiva la domanda “provincia di”, completando l’informazione con “in Campania”, se non addirittura con “vicino Napoli”. Sollecitando i ricordi scolastici degli interlocutori si riusciva a far affiorare la battaglia di Maleventum e il cambio di nome da parte dei Romani, Pirro e gli elefanti, l’Arco di Traiano, i Longobardi, e in casi eccezionali addirittura i versi che il Sommo Poeta (Purgatorio, Canto III, 124-129) dedica a Manfredi di Svevia caduto in battaglia proprio a Benevento: Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia / di me fu messo per Clemente allora, / avesse in Dio ben letta questa faccia, / l’ossa del corpo mio sarieno ancora / in co del ponte presso a Benevento, / sotto la guardia de la grave mora”.

Ma come mai Benevento era così poco conosciuta? Il mito della fondazione da parte del “figlio di Tideo” consentirebbe di collocarla cronologicamente circa mezzo millennio prima di quella della città nota al mondo come eterna… Anche l’iscrizione del complesso monumentale di Santa Sofia nella lista dei siti tutelati dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità non è stato adeguatamente pubblicizzato. Pochi non beneventani ne sono a conoscenza (temo anche qualche beneventano).

Inoltre, Benevento è una bella città, nonostante tutto... Anni fa un collega romano mi fece un resoconto entusiastico di un suo weekend beneventano: “Città interessantissima, piena di stimoli culturali e pulitissima!”. Nonostante l’episodio non sia recente, vivendo a Roma posso confermare che per chi arriva dalla capitale sotto questo profilo non c’è partita anche adesso.

Cito spesso una frase di Guido Piovene che nel suo “Viaggio in Italia” scriveva come Benevento fosse una delle poche città italiane che avrebbe potuto dare alla sua storia un corso diverso, ma non lo aveva fatto perché non ne aveva avuto il tempo…

Probabilmente se l’orgoglio di essere beneventani si manifestasse, oltre che dagli spalti del “Ciro Vigorito”, anche nella difesa e nella promozione del tri-millenario patrimonio culturale e artistico, anche la città conquisterebbe la serie A.

Mi sia consentita poi un’ultima riflessione finale. Sento di polemiche tra le varie “correnti” del tifo, condizionate dal tifo parallelo per altre squadre, sedimentatosi quando nulla poteva far presagire l’incredibile ascesa del Benevento nel paradiso del calcio. Il sottoscritto ha sempre tifato Napoli, anche perché bandiera della mia terra (sono un campano “totale” con sangue napoletano, sannita e irpino), amandolo se possibile di più nei lunghi anni del baratro in serie B e C. Potrebbe mai lasciarmi indifferente la squadra che rappresenta la mia città natale? “Per chi tiferai il giorno dello scontro diretto?”, mi hanno chiesto in molti. “Mentre vedo una partita del Napoli non riesco a cenare, neppure nell’intervallo”, ho risposto...