Per venire a capo del disastrato servizio di mensa scolastica a Benevento non può bastare l'abolizione del panino libero

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Con la soluzione escogitata in Giunta il 16 giugno, cioè “obbligarsi” al servizio, la mensa scolastica non dovrebbe più costituire una spina nel fianco dell’amministrazione comunale del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, non dissimile in questo dai governi precedenti del centrosinistra. Una continuità “perfetta”, invero: bandi, tribunali, diatribe aziende-ente-genitori-dirigenti-alunni-eccetera, e servizio trasformatosi in disservizio, affogato nelle morosità e nelle disaffezioni. Ora, nell’alato passaggio dalla libera scelta alla imposizione istituzionale, ovvero dal panino libero al vassoio pre-incartato, si racchiude il fascinoso spirito filosofico in cui troveranno senso, negli auspici dell’Esecutivo, regolamento e bando dell’affidamento che verrà.

In realtà, e per quanto si sia dinanzi a servizi a domanda individuale, la misura che la Giunta ha inteso adottare è come una clausola di salvaguardia… per le casse di palazzo (Mosti): in tal modo, rendendo cioè obbligatoria l’adesione nelle scuole a tempo pieno (e oltre ogni altra possibile obiezione, come ad esempio quelle avanzate dal M5s in una nota che pure abbiamo pubblicato), sarà possibile approntare un quadro economico certo. Evitando il “rosso” per il Comune legato all’erogazione in passivo del servizio (quantità minima da garantire all’azienda erogatrice dei pasti, numero di aderenti inferiore a tale minimo), appesantito inoltre dal malinteso senso civico della compartecipazione alla spesa intesa come un “optional” – e senza che sia stata condotta una adeguata campagna di recupero dei crediti, nel tempo.

Quindi, la delibera di indirizzo, ancora sconosciuta nei suoi contorni, risponde a una logica di carattere economico, che per un Comune in dissesto è vitale se favorisce minori grattacapi (azienda incentivata a partecipare dal numero affidabile di utenti), ma tralascia, nella stringatezza della comunicazione istituzionale, qualche altro aspetto che pure l’opinione pubblica, e in particolare studenti e genitori, avrebbe voluto sapere: come riconnettere l’utenza al servizio?

Inutile ricordare che la vicenda della mensa scolastica, annosa e ricchissima di contenuti polemici e politici, abbia rappresentato un fallito banco di prova per l'Esecutivo Mastella, che sul tema si è avvitato perdendo pure consiglieri (Pedà) e assessori (Ingaldi) senza raggiungere altro risultato che il lento morire del servizio. E dinanzi alla conclamata crisi di fiducia su efficienza (dell’Ente) e affidabilità (dell’appalto), ora vien fuori l’ultimo coniglio dal cappello, l’obbligo. Che, ammesso e non concesso, potrabbe stare anche bene se, democraticamente, condiviso: “sì” alla massiccia partecipazione, e “sì” anche al rigore nelle scelte in favore di una platea sensibile (le bambine, i bambini) e alla cura della qualità del servizio erogato.

Dunque, la modesta risposta di una comunità scolastica illusa su un cambiamento mai concretizzatosi non può che essere una nuova delibera di indirizzo, che stabilisce in capo all’ente locale l’obbligatorietà del corretto agire nel nome del bene comune: perché gli impegni vanni presi sempre in due.

Poi c'è da verificare la legittimità di tale obbligatorietà, a fronte di sentenze di Corti di giustizia che altrove hanno ammesso il panino libero. Così come va notato, intanto, l'impatto positivo, in termini di consenso verso chi sta provando a obbligare le famiglie degli alunni, da parte degli insegnanti del tempo pieno e dei lavoratori del servizio di mensa scolastica, eventualmente corroborati nella sicurezza del loro posto di lavoro. Ma queste sono altre storie...