Lo stadio, Mastella e Vigorito: se sei indebitato, inerte e incapace di gestire un bene, ti chiedono di venderlo

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Oreste Vigorito
Oreste Vigorito

La velocità di approvazione della delibera di indirizzo n. 119 del 16 giugno 2017 da parte della Giunta cittadina, perché la società giallorossa potesse ottemperare a un primo, decisivo obbligo in vista del torneo di A, è stata direttamente proporzionale alla gioia sportiva (e al possibile dividendo politico) appunto legata alla promozione del Benevento calcio nella massima serie. Il prolungamento della convenzione in scadenza a settembre 2017 (di un solo anno: settembre 2018) è certo un atto che viene incontro alle esigenze immediate del Benevento calcio quindi va accolto con soddisfazione... e con un pizzico di amarezza: perché non si comprende, oggi, come si sarebbe evoluta la situazione in sede di rinnovo.

Questa regolamentazione dell'uso degli impianti di proprietà dell'ente locale, infatti, è non solo una specie di oggetto misterioso dall'elaborazione... laboriosa, ma anche l'esempio di una programmazione di corto respiro che, partita dalle precedenti amministrazioni, ha contagiato anche quell'attuale. Con una convenzione in scadenza, dopo ben dieci anni, nel mese di settembre del 2017 appare come un esempio non certo di vitalità il non aver approntato da mesi uno schema della nuova convenzione e avviato un confronto con il gestore di stadio ed antistadio: bisognava forse aspettare che scadesse del tutto il termine per cominciare a parlarne (con le comprensibili conseguenze del caso e cioè il limbo)?

Al capitolo economie, inoltre, bisogna voltare subito pagina: il dissesto del Comune è una palla al piede delle possibili spese di adeguamento dell'impianto alle prescrizioni della Serie A le quali, nella quota straordinaria (cioè tutta, o quasi) toccano al proprietario, ovvero - per chiudere il cerchio - al Comune.

La lunga teoria di apprezzamenti post-promozione, però, è stata richiamata in modo sottinteso dal presidente Oreste Vigorito alla cerimonia di presentazione della gara podistica telesina del 18 giugno: se la società farà certo la sua parte, e il presidente Vigorito questo lo ha detto a chiare lettere, il mondo imprenditoriale che tanto ha esaltato le gesta di quel ”Vigorito uno di noi” (ora in Confindustria) è chiamato a sostenere con i fatti le belle parole del 91' dell'8 giugno scorso.

Vigorito, in verità, ha ricordato – nella medesima circostanza - anche le responsabilità cui è chiamato il Comune di Benevento, in sede di manutenzione dell'impianto. Comune non sempre consapevole di aver avuto fra le mani un simile “gioiello” depotenziato negli anni nel valore dal suo sostanziale disinteresse.

Non è un caso, quindi, che lo stesso numero uno della srl calcistica abbia adombrato l'esistenza di altre soluzioni oltre i rinnovi di accordi decennali, e cioè la vendita dello stadio. Un'uscita a mezza bocca che qualcuno potrebbe trovare un po' ingenerosa in questi frangenti, dal momento che il canone di fitto pagato per dieci anni si è rivelato un corrispettivo simbolico passato al proprietario e che il Benevento calcio ha gestito in piena autonomia stadio e antistadio. Così come, per la verità, va anche contestualmente ricordato, a merito di Vigorito, l'aver apportato progressivamente tutte le migliorie indispensabili per la partecipazione ai campionati di livello più alto che si è trovato ad affrontare.

Oggettivamente, ventilare una simile ipotesi in un momento decisivo di debolezza strutturale del Comune di Benevento, affogato nei debiti ed in cerca di un qualsiasi boccaglio che pompi ossigeno, fa gioco soprattutto agli interessi di una delle parti in lizza, ma business is business e, se un Comune non è in grado - per decenni - di difendere, valorizzare e far fruttare un suo bene...