Benevento perenne eccezione: l'elemento di maggior rottura con i lacci del passato che asfissiano e impoveriscono è... l'arcivescovo

- Opinioni di Carlo Panella

Felice Accrocca, da un anno arcivescovo di Benevento, può rappresentare una risorsa per il territorio sannita, oltre che per i suoi fedeli. Sono andato ad ascoltarlo dal vivo nella affollatissima sala del Seminario di Viale Atlantici (vai alla fotogallery), in occasione della relazione d'apertura del Convegno pastorale diocesano, una tre giorni, che quest'anno ha come tema: “Camminare insieme. Riflessioni, proposte e linee operative per una Chiesa sinodale”. Il vescovo può essere una risorsa per le cose che dice e, prima ancora, per come le dice. E da qui parto.

Felice Accrocca non sembra un arcivescovo. Innanzitutto prima ancora che parli, da lontano: pare un sacerdote, senza i consueti paramenti vescovili. Ma la diversità prorompe quando parla. Pur da non praticante, ben ricordo (e non solo per questo mestiere di giornalista tanto a lungo esercitato) i suoi ultimi 4 predecessori. Avevano tra loro tratti distintivi, non sono stati certo sovrapponibili, ma avevano tutto lo stesso fisico del ruolo, nella postura e nell'eloquio rituale, sovente fluviale e ridondante.

Artefici di una comunicazione unidirezionale, se non proprio apodittica, per la serie "io sono il pastore voi le pecore": seguitemi ed eseguite. Una pastorale non proprio produttiva, visto che anche in questa arcidiocesi la partecipazione e la presenza nelle chiese e nelle parrocchie sono andate via via riducendosi. Ma nel loro essere tradizionale i predecessori, in fondo, non sono stati corpi estranei, per un popolo di fedeli largamente incline al farsi muto e passivo gregge, mansueto e comodo nel seguire il rito piuttosto che l'oneroso farsi attivo e dinamico della testimonianza evangelica.

Accrocca è tutta un'altra cosa rispetto a quanto mostrato e fatto dagli altri inquilini della Curia, un altro mondo proprio. La sua essenziale relazione odierna, tanto breve nei minuti quanto densa di contenuti e insegnamenti, nella forma e nella sostanza, è arrivata come un'ondata sull'uditorio. Non è volata una mosca per tutto il tempo.

L'arcivescovo ha parlato rimandando per gli approfondimenti alla Lettera Pastorale del 9 ottobre 2016, intitolata appunto Camminare insieme" (riportiamo il link dal sito dell'Arcidiocesi e suggeriamo di leggerla, è breve anch'essa...). Ma di quella Lettera ha ribadito l'essenza anche stavolta.

L'arcivescovo non si è posto ex cathedra. Ha chiarito che quanto di seguito avrebbe detto ai presenti non andava recepito supinamente, gli esempi che avrebbe fatto non erano modelli da seguire, bene potevano essere criticati e sostituiti da altri: "Il vescovo nella diocesi e il sacerdote in parrocchia hanno sì l'ultima parola, ma non l'unica!".

Ha poi aggiunto che le azioni individuali o quelle chiuse dei gruppi portano fuori strada, ricordando come Gesù abbia immediatamente affidato il ministero della parola a più persone, per esempio ai settantadue discepoli, mandandoli però a due a due. Perché è proprio nell'agire comune che si ritrova la corretta sintassi ecclesiale.

Non ha usato mezzi termini per dire la sua: non capita tutti i giorni (certamente non è capitato qui a Benevento) di sentire da un sì alto prelato, in una situazione così ufficiale, un nitido e franco "Porca Miseria!", per rimarcare un concetto. Accrocca è andato al cuore delel problematiche della diocesi, ha denunciato i particolarismi, di paese a volte di frazione: luoghi dove la parrocchia è diventata emblema del campanilismo, in ossequio a una tradizione ottusa del piccolo territorio che nulla ha a che vedere con la fede.

Da qui la necessità di uscire dalla vecchia bipartizione tra diocesi e parrocchie, puntando a una riorganizzazione zonale dell'attività, imprescindibile in una realtà come il Sannio fatta di piccolissimi comuni. Altrove in politica si direbbe che è necessario fare massa critica, puntare a far numero per riuscire meglio negli scambi e nei movimenti ecclesiali, nella continuità dell'azione e nell'economia della stessa.

Ha esemplificato in materia di pastorale giovanile e di catechesi, da svolgere su più comuni data l'esiguità di coloro a cui è diretta, e con modalità del tutto nuove rispetto a quelle usuali: il catechismo come un'altra lezione pomeridiana impartita, oltre quelle ricevute a scuola, un luogo quest'ultimo dove, è noto, i bambini e i ragazzi non vanno con piacere.

Accrocca non si è nascosto la difficoltà di questa profonda trasformazione nell'agire della chiesa beneventana, in questo rinnovato camminare insieme. Ma, se i fedeli, i laici e i chierici, ci crederanno, potranno essere capaci di superarle. Continuare a procedere in maniera tradizionale, invece, sarebbe un accanimento terapeutico, a fronte di chiese sempre più vuote, in particolare di giovani.

Dopo la relazione del vescovo, don Abramo Martignetti che ha condotto i lavori ha dato la parola all'uditorio. Testimonianze e domande sono state quindi poste all'attenzione di Accrocca che ha colto l'occasione per dire anche che all'interno della chiesa ci si deve conoscere di più e per farlo occorre fare le cose assieme; incontri e attività, in un'ottica di apertura anche verso le esterno, perché il rischio dell'asfissia è ben presente, sarà solo questione di tempo.

"Imparando a camminare insieme nella chiesa faremo da sprone anche per la comunità del territorio" che ha la stessa "malattia" dell'individualismo, dell'egosimo (o al massimo del familismo aggiungo io). Accrocca invece ha sollecitato i suoi fedeli a fare rete, a non avere paura del territorio, come Cristo non ha avuto paura a farsi carne, per redimerla.

E quindi, ha concluso, è indispensabile che i cattolici siano anche buoni cittadini: non servono "bizzoconi" (sempre suo è il termine), i nuovi farisei che onorano solo con le labbra e a parole il Signore. Non possono battersi il petto in Chiesa e poi evadere le tasse e comportarsi illegalmente. Né possono disinteressarsi della politica: i laici e pure i sacerdoti devono seguire gli avvenimenti del territorio, ovviamente, guardandosi bene dal prender parte alle campagne elettorali.

Cari lettori,
quanto qui riportato è solo una parte, molto essenziale, di quanto detto dal vescovo di Benevento che, per quel che dice e a chi lo dice, ai fedeli e al clero, rappresenta una vera novità e, per me, positiva. E' una possibile risorsa. Sarà ascoltato? Non lo sappiamo, anche Papa Francesco appare molto più avanti del suo più grande gregge. Ma almeno possiamo sperarlo.

Lì dove invece disperati rimaniamo è nell'altro campo, in quello laico, innanzitutto della politica, ma anche della economia e, della cultura (nelle quali qualche oasi pure si riscontra). Ma questa è un'altra storia e per ora solo brutta.