Votare o non votare al ballottaggio fatto di clima e non di voglia... Le improbabili interpretazioni mentre la democrazia occidentale si inabissa

- Effetti collaterali di Giovanni Barra
Enrico Mentana
Enrico Mentana

I ballottaggi si sono conclusi. Un'analisi scontata certificherebbe l'ottima performance del centrodestra, trionfante quasi in ogni dove degno di nota. Su questa linea la giubilante Santanchè. La quale, durante la maratona di Mentana, ha voluto sottolineare la sostanziale vittoria della sua fazione politica con le seguenti parole: “Il messaggio che ci mandano gli elettori è chiaro: uniti vinciamo. Anche a Trapano siamo in vantaggio”. L'euforia gioca brutti scherzi, non solo di pronuncia.

A “Trapano”, infatti, si è consumato un ballottaggio piuttosto anomalo. Non un testa a testa, ma un voto plebiscitario avente il solo Savona (PD) come protagonista. Questo perché il suo sfidante Fazio (UDC), finito agli arresti domiciliari in periodo elettorale a causa di alcune accuse di favoreggiamento nei riguardi dell'armatore Ettore Morace (Liberty Lines), ha scelto di ritirarsi dalla competizione non consegnando la lista dei suoi eventuali assessori (documento obbligatorio per accedere al secondo turno).

La legge siciliana, in un caso come questo, prevede l'applicazione di un quorum del 50% più uno affinché il verdetto definitivo possa considerarsi valido, escludendo il ripescaggio del candidato classificatosi terzo nel primo turno. Risultato: l'affluenza si è attestata intorno al 26% e, di conseguenza, il comune di Trapani verrà affidato per un anno a un commissario. Difficile che si giunga a un ricorso.

Le possibili narrazioni della vicenda sono sterminate. Si spazia dalla mistico-ironica (il Pd ha perso perfino contro il nulla) alla controintuitiva (il centrodestra ha vinto in absentia). C'è anche qualche realista ingenuo che cerca di porre l'accento sull'astensione prendendosela con l'afa. Tesi che spiegherebbe, da una prospettiva rivoluzionaria, la proliferazione, finora collegata al fenomeno neocoloniale, di figure dittatoriali dalla spiccata creatività in tutte quelle zone climatiche del pianeta maggiormente afflitte dal caldo. Dallo ius soli temperato al tropicalellum il passo è breve.

Renzi farebbe notare che a Trapani il PD ha tecnicamente vinto il ballottaggio, confermando così una tendenza nazionale che solo qualche mente semplice non riesce a cogliere. La geniale Morani, il cui grande merito politico è quello di aver proposto il prestito vitalizio ipotecario per risolvere il problema delle pensioni basse, si accoderebbe alle parole del premier-ombra, invitando a “non adottare un approccio ideologico” nell'analisi del voto. Traduzione ufficiale della frequentatissima espressione “non adottare un approccio ideologico”: lasciateci far schifo in santa pace.

Dal canto nostro, avremmo tre rilievi da sottoporre. In primis, l'astensionismo incalzante (del quale il dato di Trapani è iperbole), frutto di una crisi della rappresentanza e non di un candido qualunquismo da ombrellone facile, sta avvicinando l'Italia al contesto elettorale nordamericano, già accostato da altri importanti stati europei (si pensi alla Francia). Questi numeri dovrebbero generare una riflessione profonda sul fallimento della democrazia occidentale, sulla sua trasformazione in lobbycrazia e sull'opportunità di introdurre correttivi adeguati finché si è in tempo.

In secondo luogo, si giunga alla consapevolezza dell'esistenza di un partito invisibile di estrema destra in grado di sfiorare percentuali da primo soggetto politico nazionale: Lega Nord (13%) + Fratelli d'Italia (4,7%) + 1/3 del M5S (10%) = 27,7%.

In fine, parentesi Mentana. Il maratoneta di La7, alle prese con grafici sbagliati, una regia refrattaria, l'anticiclone Caronte, un'overdose di caffeina e un team di inviati da vessare, si è guadagnato la nostra indiscussa fedeltà quantomeno per il prossimo quinquennio elettorale. Grizzled meth.