Mentre a Benevento si diffonde il tanfo del razzismo, quello che dovrebbe e potrebbe fare un sindaco d’una città e quello che ha fatto Mastella

- Solidarietà di Luigi Grimaldi

Venti minuti di conferenza stampa del sindaco Clemente Mastella sull'accoglienza ai profughi non rende giustizia al potenziale civico di Benevento. Stamattina, voleva smentire di aver detto che ne sarebbero arrivati mille, ma emerge qualcos'altro che stride con la sua voglia di far crescere la città. Non ce l'ha fatta, lui che proviene dal mondo cattolico, a restare distante da discorsi che nel profondo rievocano un proto leghismo, finalizzato, se non per acchiappare, almeno a non perdere consensi. In questo clima da stadio, contro persone in fuga per centinaia di brutti motivi, da Clemente Mastella ci si aspettava di più, sinceramente. E' un uomo che è stato a contatto con personalità come Aldo Moro, statista democristiano. Era un giovane parlamentare che si è confrontato con l'apparato del Pci di Enrico Berlinguer, in una dialettica politica sempre serrata, oppure con il Psi di De Martino e Craxi. Insomma, è un navigato, come lui stesso ha spiegato in conferenza stampa, ricordando la sua grande esperienza di governo nazionale, anche in momenti di straordinarie emergenze.

E allora, si fa fatica a pensare che da sindaco possa rivolgersi ai cittadini e dire soltanto: “Queste persone sono gestite dallo Stato e io non posso fare nulla se arriveranno in poche unità o in massa”. Si fa fatica ad ascoltare più volte la sottolineatura immigrati “di colore” in relazione ai parcheggiatori abusivi oppure per indicare quelli che bighellonano per la città senza fare nulla. Che senso ha insistere sul colore della pelle? Ci si chiede: davvero Mastella non può agire? Com'è possibile che lui non sia in grado di sparigliare le carte in mezzo ai flutti di un pensiero orrendo che ha il tanfo del razzismo?

Un sindaco può fare molte cose in queste circostanze. Da Mastella ci si aspetta un colpo d'ala. Una grande chiamata a raccolta del volontariato cattolico e laico per accogliere come si deve chi arriverà nel Sannio. L'apparato delle associazioni non può servire soltanto quando bisogna mettere in moto una macchina da guerra per procurare voti a lui. Può essere utile soprattutto quando si possono organizzare, in locali del Comune, corsi di italiano, di storia della città o di primo soccorso per chi è ospitato, lezioni sulle pratiche da rispettare, favorendo così l'inserimento nella società e responsabilizzando i migranti con incarichi di volontariato a destra e a sinistra. Il mondo cattolico e il volontariato laico potrebbero organizzare serate con scambio di tradizioni culinarie, artistiche, musicali o culturali, per trascorrere il tempo assieme a persone che, meglio ricordarlo di questi tempi, sono prima di tutto esseri umani.

Inoltre, da Mastella ci si aspetta un discorso storico di alto profilo. Avremmo voluto sentir dire che Benevento, soltanto poco più di settant'anni fa, era nelle condizioni della Siria bombardata di oggi. Aveva migliaia di sanniti che diventavano emigranti per andare a cercare un futuro migliore in Australia, America Latina, Stati Uniti, Canada e mille altre mete della speranza, né più e né meno come i profughi che potrebbero arrivare a Benevento. Ci si aspetta un ricordo sul fatto che almeno in una famiglia su due del Sannio c'è un emigrante che nel secolo scorso e fino a pochi giorni fa ha lasciato queste terre per andare a lavorare altrove. E, per non tornare troppo indietro nel tempo, da Mastella cattolico ci si aspetta una frase: “Vedo nel profugo povero che arriva il mio fratello che, con l'alluvione di due anni fa, proprio qui ha perduto tutto”. Invece, di questo, nessuna traccia.

Mastella ha avuto l'occasione per far diventare Benevento una città di serie A (non soltanto calcisticamente parlando) con un'azione originale e forte, a 360 gradi. Ha avuto l'opportunità di esercitare una pressione sul governo, con la sua fama di politico per decenni sullo scenario nazionale, per far cambiare la legge e impiegare i profughi in lavori socialmente utili, come lo sfalcio dell'erba alta, la manutenzione delle aree verdi, la rimozione di macerie residue dell'alluvione, o di qualunque altra mansione che possa dare un senso alla vita di chi arriva e un altro alla vita di chi accoglie. L'ha sprecata con una conferenza stampa dal sapore di movimenti nordisti anni Novanta.

Può rifarsi, però. E' ancora in tempo per evitare che anche agli occhi dei cittadini di Benevento la povertà appaia come un elemento di disturbo. Faccia capire che la vita non è un lungo fiume tranquillo e che, come hanno fatto per aiutarsi l'un l'altro durante l'alluvione provocata dal Calore e dalle piogge, ora i beneventani sono chiamati a un'altra grande impresa: abbattere il grande muro della diffidenza e salire sul gradino più alto della civiltà.