Nulla di nuovo nella nascita di AP a Palazzo Mosti. Solo un altro passaggio del funerale della democrazia

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa
Luigi Barone
Luigi Barone

Il giorno dopo è già il tempo degli editti d'allontamento (dalla maggioranza di governo con la quale sono stati eletti e per la quale dovrebbero spendersi); dei calcoli con il pallottoliere, per verificare la tenuta numerica della compagine mastelliana in Consiglio (ma fra gruppo misto, abbandoni, nuovi ingressi e compagnia bella... l'esercizio è vano); dell'esaltazione delle doti politiche degli strateghi locali (Barone e Mosè Principe, per dire). Tutto un fiorire, dunque, di scenari che partono dal drammatico per giungere all'epico (occorrerebbe quindi un richiamo 'classico', ma il M5s per ora tace).

Più che i nomi di Puzio, Franzese, Angela Russo - pedine sulla scacchiera di una partita che ha come attoniti spettatori i cittadini di Benevento -, è vero che tengono banco la capacità e l'arte 'democristiana' dei neo-centristi di Alternativa Popolare, qui a Benevento e nel Sannio, certamente abili nel dare fisicità (tra annessioni ed epurazioni) all'abusato slogan di forza "di lotta e di governo". Ma tessere la tela con siffatta stoffa, che fa del trasformismo una regola di sopravvivenza di (presunti) pensatori e demiurghi e della vicinanza ai centri di gestione della cosa pubblica un elemento di affermazione strumentale all'accalappiamento, produce semplicemente (e ancora una volta) uno strappo alla credibilità della politica, ampliando il solco del distacco dalle comunità di cui essa dovrebbe essere, al contrario, elemento di raccordo con le Istituzioni.

Alternativa Popolare in fondo ha portato a compimento una operazione già vista e non appprezzata altrove. Una operazione - non estranea nel panorama beneventano e provinciale ad alcuna forza politica - di inclusione di tutto e di tutti, a dispetto di idee, appartenenze, militanze, fedeltà. Una operazione che annacqua ancor più il già diluito rapporto di fiducia tra la politica e la società civile. Una operazione che produce risultati immediati (e soprattutto in chiave personale, per chi è al di sopra del ruolo di semplice pedina) ma sul lungo termine (la prova elettorale) potrebbe pagare dazio all'antipolitica mentre sul respiro corto (adesso) ne rinfocola il (sempre presunto) valore 'alternativo'. Pur se è vero che quest'ultima manco è stata in grado di capitalizzare l'insofferenza crescente, con il palese fallimento della prima prova importante cui è stata chiamata, puntando a Benevento nel 2016 - coscientemente e colpevolmente - su un candidato sindaco sbagliato.

Tutto ciò compone un quadro della politica sannita sempre più improntato all'anarchia, ma niente affatto in senso storico/politico, bensì (Treccani) nel significato di "mancanza di governo, come stato di fatto, sia per assenza di un valido potere a causa di rivoluzioni, sia per inefficienza dell’esercizio del potere da parte di coloro che ne sono investiti". E, per estensione, "disordine, confusione, stato di un luogo dove ciascuno agisce a suo arbitrio e senza ordine o regola".

Un lemma che pare scritto sulle figure di Mastella, del Pd sannita, dei Grillini, ora - buoni ultimi solo in ordine di tempo - di Luigi Barone e Mosè Principe e Ap... e così via. In controluce, insomma, traspare il funerale della democrazia, questa sì intesa nel senso storico/politico, ma della sua negazione come "forma di governo che si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione in piena uguaglianza all’esercizio del potere pubblico".