Dalla microscopica bottega di Via Annunziata viveva il mondo per trasformarlo: ciao Tonino, esempio di un mondo che non c'è più

- Opinioni di Carlo Panella
Uno scorcio di Via Annunziata
Uno scorcio di Via Annunziata

Se n'è andato a 81 anni Tonino De Vita, uno degli ultimi esponenti di un mondo politico, beneventano e no, scomparso da molti anni e privo di rappresentanza. Alla moglie, alle figlie, alle sorelle e ai parenti, le condoglianze mie e della Redazione del Vaglio.it.
Di mestiere era ciabattino, in vernacolo Tonino 'u scarparo, in sezione 'u cumpagno Tonino. Aveva, fino agli anni 80, la sua microscopica bottega in Via Annunziata. Prendeva luce solo dalla malcerta porta e lui aveva il suo banchetto proprio sulla soglia d'ingresso, ostruendo ogni eventuale passaggio. Questo nei mesi in cui il clima gli consentiva, di fatto, di lavorare all'aria aperta.

Quando invece il freddo e l'umidità carogna di Benevento la facevano da padroni, arretrava di un poco la sua postazione. Ma per i clienti e gli avventori quel che c'era alle spalle di Tonino rimaneva sempre sostanzialmente ignoto. Scrutabile al più quando si alzava e andava a prendere le scarpe riparate da consegnare. L'Unità però faceva sempre bella mostra, per quel giornale il posto lo trovava.

I frequentatori abituali non erano i clienti, ma cittadini comuni "da informare e convincere" e compagni di partito "già convinti". Fermarsi a parlare con lui era un piacere, attentissimo com'era alle questioni politiche: amava conversare e confrontarsi. E non erano discorsi terra-terra come quelli odierni che si elevano al massimo alla valutazione di qualche delibera comunale.

Tonino interloquiva sulle questioni internazionali, sul socialismo realizzato in Russia e sul compromesso storico, per dire. O su come agire a Benevento per fronteggiare lo strapotere della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati.

Scendendo o salendo per Via Annunziava passavi davanti al suo punto di osservazione sul mondo, niente affatto precluso dall'incombente, alto muraglione che cinge San Vittorino. Difficilmente, te la cavavi con un rispettoso ma frettoloso "Compagno De Vita, buongiorno!". Lui, chiamandoti ad alta voce per cognome, istantaneamente, ti bloccava, quindi esordiva con un formale "Che si dice?". Ma poi entrava lui in argomento, spesso non di semplice codificazione, perché la prendeva di lato o alla lontana. Ma le sue analisi erano tutt'altro che peregrine o astratte.

Noi più giovani, poi, avevamo comunque considerazione per quei compagni che, pur non avendo avuto la nostra fortuna di aver potuto studiare, mostravano di aver recuperato autonomamente pur di capire il mondo, convinti di poterlo cambiare, sognando una società di liberi e di uguali.

Sono felice, anche orgoglioso di aver fatto parte di quel mondo che oggi risulta così difficile anche solo da raccontare, in un contesto fatto perlopiù di egoismo, superficialità, consumismo, corsa al denaro e alla supremazia, nuovamente e sfacciatamente classista.

Il compagno Tonino non faceva politica e propaganda soltanto dal suo banchetto, tra effluvi di colla e martellate, chiodi, lacci e "centrelle". Non mancava infatti alla collettiva diffusione domenicale dell'Unità, tantomeno alle riunioni in sezione, prima alla Gramsci in Via Piranesi, poi alla Guido Rossa-Centro Storico in Via Cardinal di Rende.

Mentre si parlava e si discuteva (accadeva almeno una volta a settimana, oggi nei partiti superstiti si discute più o meno ogni sette mesi), ci si confrontava anche animatamente, Tonino De Vita spesso ascoltava rilassato sulla sedia e con gli occhi chiusi.

Tant'è che chi lo vedeva per la prima volta poteva pensare che dormisse. Invece non si perdeva una virgola e quindi, quando riteneva fosse giunto il momento, alzava la mano e diceva la sua, sovente arguta e opportuna. Raramente l'ho visto intervenire arrabbiato, ma partecipe e concentrato lo era sempre. L'ironia non gli faceva difetto.

Ho voluto ricordarlo pubblicamente perché di queste persone umili che tanto si sono migliorate e hanno dato alla società, facendo politica, non ne esistono più e probabilmente non ne esisteranno. Sono persone figlie di una storia politica che ha avuto ombre e luci. E che dalla metà degli anni 80 in poi - in tutta Italia e a Benevento - è finita con poca gloria, più che per un "esaurimento della sua interna spinta propulsiva", per il sopraggiungere di gruppi dirigenti di modesto livello politico e umano, indegni eredi.

Una storia illustre che aveva camminato sulle gambe di tanti umili, proletari si diceva all'epoca, come Tonino De Vita, che emancipando se stessi hanno contribuito a far crescere l'Italia. Perché, oltre alla necessità delle" catene da spezzare", come recita il "Manifesto", avevano ragione e sentimento. E quindi la capacità di andare ben oltre il proprio metro quadrato di spazio in cui fisicamente operavano con i calli alle mani, di andare ben oltre le antiche pietre che alte, a pochi metri, precludevano lo sguardo: non c'erano schermi impenetrabili per il sol dell'avvenire.

Potendole leggere, avresti fatto anche a queste mie parole le tue chiose, opportunamente arricchendole, compagno De Vita, con la sigaretta di sbieco nell'angolo delle labbra e un occhio chiuso per difendersi dal fumo che ne saliva e l'altro aperto sulla scarpa "da riformare"... Grazie per il tuo esempio, riposa in pace.